Robert James Waller.
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I PONTI DI MADISON COUNTY.
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Titolo originale: The Bridges of Madison County. 1992.
Traduzione di: Maria Barbara Piccioli.
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1993. Frassinelli Editore, MILANO.
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Presentazione.
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Il primo ed il pi famoso romanzo di Robert James Waller, che fino ad allora aveva pubblicato solo due saggi: Just Beyond 
the Firelight e One Good Road Is Enough. Un vero caso editoriale balzato ai vertici delle classifiche in America e subito tradotto in numerosi paesi in tutto ilmondo.
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Robert James Waller (Charles City, 1 agosto 1939. Fredericksburg, 10 marzo 2017)  stato uno scrittore e docente universitario statunitense noto anche come fotografo e musicista. 
Dopo le lauree nel 1962 e 1964 all'University of Northern Iowa, in Cedar Falls, ottenne un PhD in business alla Kelley School of Business all'Indiana University Bloomington, sempre nello Iowa, nel 1968.  Alla fine dello stesso anno inizi ad insegnare management ed economia nell'universit in cui si era laureato, e nel 1977 divenne professore ordinario. Divenne poi rettore del College of Business nel 1980 rimanendovi fino al 1986, prima di ritirarsi in un ranch sperduto fra le montagne del Texas.
Molti dei suoi libri sono apparsi sulla lista dei bestseller del New York Times e fra questi il suo libro di maggior successo, I ponti di Madison County che fu il pi venduto nel 1993. Sia quest'ultimo che Puerto Vallarta Squeeze del 1995, sono stati utilizzati per la trasposizione cinematografica. 
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Ai pellegrini.
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L'INIZIO.
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Ci sono canzoni che nascono dall'erba punteggiata d'azzurro, dalla polvere di 
migliaia di strade di campagna. Questa ne incarna la poesia. E' un tardo 
pomeriggio dell'autunno del 1989, io sono seduto alla mia scrivania, guardando 
il cursore che ammicca sul video del computer davanti a me, quando squilla il 
telefono.
All'altro capo del filo c' un ex abitante dello Iowa, di nome Michael Johnson, 
che ora vive in Florida. Un amico gli ha inviato uno dei miei libri. Michael 
Johnson l'ha letto; l'ha letto anche sua sorella Carolyn, e hanno da propormi 
una storia che credono possa interessarmi. Johnson  piuttosto circospetto, si 
rifiuta di aggiungere altro in proposito, se non che lui e Carolyn sono disposti 
a venire nello Iowa per parlarne con me.
Che siano pronti a tanto mi intriga, a dispetto del mio scetticismo nei 
confronti di simili proposte. Acconsento quindi a incontrarli a Des Moines la 
settimana successiva. Le presentazioni hanno luogo in un "Holiday Inn" nei 
pressi dell'aeroporto, l'impaccio gradualmente scema e i due si siedono di 
fronte a me, mentre fuori scende la sera e cade una neve leggera.
Mi strappano una promessa. Se decider di non scrivere la loro storia, non dovr 
mai rivelare nulla di quanto accadde nella Madison County nel 1965, n di altri 
eventi correlati che si verificarono nel corso dei ventiquattro anni successivi. 
Nessun problema,  una richiesta ragionevole. Dopo tutto,  la loro storia, non 
la mia.
Cos ascolto. Ascolto con attenzione e faccio domande precise. E loro parlano. 
Parlano ininterrottamente. In certi momenti Carolyn piange apertamente e Michael 
si sforza di non imitarla. Mi mostrano dei documenti, dei ritagli di giornale e 
alcuni diari appartenuti alla loro madre, Francesca.
Il cameriere entra ed esce dalla camera. Ordiniamo dell'altro caff. E mentre 
loro parlano, io comincio a vedere le immagini. E' necessario evocare le 
immagini, prima; solo in seguito arrivano le parole. Ed ecco che incomincio a 
sentire le parole, incomincio a vederle scritte sulla pagina. A un certo punto, 
la mezzanotte  passata da poco, accetto di scrivere la storia... o almeno di 
provarci.
Non era stato facile per i Johnson decidere di rendere di pubblico dominio il 
materiale in loro possesso. Le circostanze sono delicate, coinvolgono la loro 
madre e, pi indirettamente, anche il padre. Erano quindi ben consci del rischio 
di scatenare pettegolezzi di cattivo gusto e di svilire il ricordo, quale che 
fosse, che la gente serbava di Francesca e Richard Johnson.
Ciononostante, in un mondo dove l'impegno personale in ogni suo aspetto sembra 
agonizzare, e l'amore  diventato una questione di convenienza, entrambi 
sentivano che valeva la pena raccontare questa meravigliosa storia. Ritenni 
allora, e ritengo oggi con convinzione ancora maggiore, che fossero nel giusto.
Nel corso del lavoro di ricerca e della stesura vera e propria, chiesi a Michael 
e a Carolyn altri tre incontri, e ogni volta loro non esitarono a raggiungermi 
nello Iowa senza protestare. Tanta era la loro ansia di fare tutto il possibile 
perch la storia venisse narrata nel modo pi accurato. A volte ci limitavamo a 
parlare, a volte percorrevamo lentamente le strade della Madison County e loro 
mi indicavano i luoghi che nella storia avevano rivestito un ruolo di qualche 
significato.
Oltre che sui contributi di Michael e di Carolyn, la storia cos come ve la 
propongo si basa sulle informazioni contenute nei diari di Francesca Johnson; su 
ricerche condotte negli Stati Uniti nordoccidentali e su altre, espletate con 
discrezione nella Madison County, su spunti ricavati dai servizi fotografici di 
Robert Kincaid; sull'assistenza prestata da redattori di riviste; su 
informazioni fornite da produttori di pellicole e materiale fotografico, e su 
lunghe discussioni con svariati e meravigliosi anziani ospiti della casa di 
riposo di Barnesville, che si ricordavano di Kincaid ragazzo.
Ma, a dispetto dell'impegno investigativo, permangono delle lacune. Per colmarle 
ho aggiunto qua e l qualcosa di mio, ma solo quando ero in grado di avanzare 
ipotesi ben meditate, frutto della familiarit che avevo acquisito con Francesca 
Johnson e Robert Kincaid nel corso del lavoro di ricerca. Sono certo di essermi 
avvicinato molto a ci che realmente avvenne.
Una delle lacune maggiori concerne i particolari di un viaggio che Kincaid 
effettu negli Stati Uniti settentrionali. Sappiamo che il viaggio avvenne 
grazie a un certo numero di fotografie successivamente pubblicate, a un breve 
accenno che Francesca Johnson ne fa nel suo diario e ad alcuni appunti scritti a 
mano che il fotografo lasci a un redattore. Basandomi su queste informazioni, 
percorsi quello che credo sia stato l'itinerario che, nell'agosto del 1965, 
port Kincaid da Bellingham alla Madison County. Alla fine del mio 
vagabondaggio, mentre mi dirigevo verso la Madison County, mi parve per molti 
versi di essere diventato Robert Kincaid.
Nondimeno il tentativo di catturare l'essenza di Kincaid ha costituito la parte 
pi impegnativa della ricerca cos come della stesura. La sua  una figura 
elusiva. A volte appare come un individuo del tutto comune. A volte  etereo, 
forse addirittura spettrale. Nel suo campo era un professionista eccellente e 
tuttavia si considerava uno strano tipo di animale, obsoleto e prossimo 
all'estinzione in un mondo che sempre di pi privilegia l'organizzazione. In 
un'occasione, parl dello spietato gemito del tempo che gli echeggiava nella 
testa, e Francesca Johnson lo descrisse come un essere che viveva in luoghi 
strani, tormentati, molto addietro nelle ramificazioni della logica di Darwin.
Altri due affascinanti interrogativi sono tuttora senza risposta. Primo, non 
siamo stati in grado di scoprire la sorte che tocc agli archivi fotografici di 
Kincaid. Data la natura del suo lavoro avrebbero dovuto esserci migliaia, 
probabilmente centinaia di migliaia di fotografie. Ma non sono mai state 
ritrovate. L'ipotesi che ci sembra pi attendibile, e coerente con la visione 
che lui aveva di s e del proprio posto nel mondo,  che le abbia distrutte 
prima di morire.
La seconda questione attiene all'arco di tempo compreso tra gli anni 1975 e 
1982. Le informazioni relative a questo periodo sono scarsissime. Sappiamo che 
per parecchi anni Kincaid si guadagn a stento di che vivere lavorando come 
fotografo ritrattista a Seattle e che continu a fotografare la zona di Puget 
Sound. Ma questo  tutto. Un particolare interessante  dato dal fatto che tutte 
le comunicazioni inviategli all'epoca dalla Previdenza Sociale e 
dall'Associazione ex combattenti tornarono indietro con le parole Restituire al 
mittente scritte di suo pugno.
La preparazione e la stesura di questo libro hanno modificato la mia visione del 
mondo, trasformato il mio modo di pensare e, soprattutto, hanno diminuito il 
cinismo con cui guardo alle potenzialit insite nelle relazioni umane. Arrivando 
a conoscere Francesca Johnson e Robert Kincaid come ho avuto occasione di fare 
durante le ricerche, ho scoperto che i limiti di tali relazioni possono 
estendersi molto pi di quanto avessi creduto fino a quel momento. Forse, 
leggendo questo racconto, farete anche voi la stessa esperienza.
Non sar facile. In un mondo sempre pi indifferente, noi tutti abbiamo imparato 
a sopravvivere protetti da una spessa corazza. Dove si dilegui la grande 
passione e abbia inizio la sdolcinatezza, non lo so per certo. Ma la nostra 
propensione a negare la possibilit della prima e a etichettare sentimenti 
genuini e profondi come svenevolezze rende difficile l'accesso al reame di 
gentilezza che, solo, consente di capire la storia di Francesca Johnson e Robert 
Kincaid. Da parte mia, so di aver dovuto vincere questa tendenza prima di poter 
cominciare a scrivere.
Se, in ogni caso, vi accosterete alle pagine che seguono con una compiacente 
sospensione dell'incredulit, come dice Coleridge, sono certo che vivrete anche 
voi la mia stessa esperienza. Forse, negli spazi d'indifferenza del vostro 
cuore, ne troverete perfino uno, come accadde a Francesca Johnson, per ballare ancora.
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I PONTI DI MADISON COUNTY.
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ROBERT KINCAID.
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La mattina dell'otto agosto 1965, Robert Kincaid chiuse a chiave la porta del 
suo piccolo bilocale al terzo piano di un asimmetrico edificio di Bellingham. 
Con uno zaino pieno di attrezzature fotografiche e una valigia scese le scale di 
legno, percorse un corridoio e usc sul retro dove, in uno degli spazi riservati 
agli inquilini dello stabile, era parcheggiato il suo pickup Chevrolet.
Un altro zaino, una frigoborsa di medie dimensioni, due cavalletti, stecche di 
sigarette Camel, un thermos e un sacchetto di frutta erano gi sul furgone. Nel 
vano bagagli c'era la custodia di una chitarra. Kincaid sistem gli zaini sul 
sedile e i cavalletti e la frigoborsa sul fondo. Incune la chitarra e la 
valigia in un angolo del vano e, per impedire che cadessero, vi spinse contro la 
ruota di scorta a cui le leg con un pezzo di corda per il bucato. Sotto il 
logoro pneumatico infil un'incerata nera.
Sal al volante, si accese una Camel ed effettu mentalmente un ultimo 
controllo: duecento rullini assortiti, in gran parte Kodachrome a bassa 
sensibilit; cavalletti; refrigeratore; tre macchine fotografiche e cinque 
obiettivi; jeans e pantaloni di tela kaki; camicie; gil con molte tasche. Okay. 
Se avesse avuto bisogno di qualcos'altro, lo avrebbe comperato durante il viaggio.
Kincaid indossava un paio di Levi's sbiaditi, stivali Red Wing logorati 
dall'uso, una camicia kaki e bretelle arancioni. All'ampia cintura di pelle 
portava un coltello da campeggio infilato nella sua guaina.
Controll l'ora: le otto e diciassette. Il pickup part al secondo tentativo; 
Kincaid usc in retromarcia, poi inser la prima e sotto il sole caliginoso 
percorse lentamente il vicoletto.
Avanz lungo le strade di Bellingham, dirigendosi a sud sulla provinciale 11; 
costeggi per qualche chilometro il litorale di Puget Sound, quindi segu la 
superstrada che curvava leggermente a est poco prima di incrociare la statale 20.
Con il sole di fronte, inizi il lungo e tortuoso tragitto attraverso le 
Cascades. La regione gli piaceva e si sentiva gradevolmente rilassato; di tanto 
in tanto si fermava per prendere nota di qualche localit interessante o per 
scattare quelle che definiva istantanee promemoria. Il loro scopo era di 
rammentargli luoghi che in seguito avrebbe potuto visitare pi a fondo. Nel 
tardo pomeriggio devi a nord all'altezza di Spokane, dove imbocc la statale 2 
che lo avrebbe portato fino a Duluth, nel Minnesota, pi o meno a met del suo 
viaggio attraverso gli Stati Uniti settentrionali.
Per la millesima volta rimpianse di non avere un cane, un golden retriever 
magari, che viaggiasse con lui e gli facesse compagnia quando era a casa. Ma era 
via troppo spesso, quasi sempre oltreoceano, e un animale avrebbe sofferto delle 
sue prolungate assenze. Nondimeno, indugi a pensarci. Ancora qualche anno e 
sarebbe stato troppo vecchio per il lavoro sul campo. Forse allora prender un 
cane, confid alla verde distesa di conifere che sfilava ai lati del 
furgoncino.
Viaggi come quello inducevano sempre in lui il bisogno di fare un bilancio. Un 
cane era una voce sempre presente. Robert Kincaid era solo quanto  possibile 
esserlo: figlio unico di genitori entrambi deceduti, lontani parenti che di lui 
non sapevano pi nulla, cos come nulla lui sapeva di loro, nessun amico intimo.
Conosceva il nome del gestore del supermercato vicino a casa sua, a Bellingham, 
e quello del proprietario del negozio di materiale fotografico presso cui faceva 
i suoi acquisti. Intratteneva inoltre rapporti formali, rigorosamente 
professionali, con i redattori di svariate riviste. Per il resto, non conosceva 
praticamente quasi nessun altro, e nessuno avrebbe potuto dire di conoscere lui. 
Non  tacile per la gente comune diventare amica degli zingari, e lui era una 
specie di zingaro.
Pens a Marian. Lo aveva lasciato nove anni prima, dopo cinque di matrimonio. 
Ora Kincaid aveva cinquantadue anni, il che significava che lei era prossima 
alla quarantina. Marian aveva sognato di diventare musicista, cantante folk. 
Conosceva tutte le canzoni dei Weavers e le interpretava magnificamente nei 
locali di Seattle. Ai vecchi tempi, quando era a casa, lui l'accompagnava alle 
serate e, seduto tra il pubblico, l'ascoltava cantare.
Le sue lunghe assenze - a volte anche di due o tre mesi - erano un'insidia per 
il loro matrimonio. Lui lo sapeva. Quando avevano deciso di sposarsi, Marian era 
a conoscenza del suo lavoro e tutti e due avevano creduto che in un modo o 
nell'altro sarebbero riusciti a controllare la situazione. Non era stato cos. 
Di ritorno dall'Islanda, dov'era andato per un servizio fotografico, lei non 
c'era pi. Il biglietto diceva Robert, non ha funzionato. Ti lascio la chitarra 
Harmony. Fatti sentire.
Lui non si era fatto sentire. E lei neppure. L'anno successivo, quando erano 
arrivati i documenti per il divorzio, Robert li aveva firmati e il giorno dopo 
aveva preso un volo per l'Australia. Lei non gli aveva chiesto nulla, eccetto la 
libert.
Sul tardi si ferm per la notte a Kalispell, nel Montana. Il "Cozy Inn" aveva 
l'aria poco costosa e lo era. Trasport la sua roba in una stanza munita di due 
lampade da tavolo, una delle quali con la lampadina fulminata. Sdraiato sul 
letto a leggere "Verdi colline d'Africa", bevendo una birra sentiva l'odore 
delle cartiere di Kalispell. Il mattino seguente dedic al jogging quaranta 
minuti, poi fece cinquanta piegamenti e termin utilizzando le macchine 
fotografiche come pesi.
Risal il Montana fino al Nord Dakota attraverso la campagna piatta e brulla che 
per lui non era meno affascinante del mare o delle montagne. Erano luoghi di 
austera bellezza e lui si ferm parecchie volte a scattare foto in bianco e nero 
a vecchie fattorie. Era quello un paesaggio che stimolava la sua propensione al 
minimalismo. Le riserve indiane erano deprimenti per via delle innumerevoli 
ragioni che tutti sanno e nondimeno ignorano. Non che quel genere di 
insediamenti fosse pi gradevole nella parte nordoccidentale dello stato di 
Washington o in qualunque altro posto.
Il mattino del quattordici agosto, a due ore di viaggio da Duluth, tagli verso 
nord-est e imbocc una strada secondaria che conduceva a Hibbing e alle miniere 
di ferro. Polvere rossa galleggiava nell'aria e si vedevano grossi macchinari e 
i convogli utilizzati per trasportare il metallo fino ai piroscafi da carico di 
Two Harbors, sul Lago Superiore. Pass il pomeriggio a vagabondare per Hibbing e 
scopr che non gli piaceva, sebbene fosse da l che proveniva Bob Zimmerman Dylan.
La sola canzone di Dylan che avesse realmente apprezzato era "Girl from the 
North Country". Era anche l'unica che fosse in grado di suonare e cantare e ne 
canticchi le parole tra s e s mentre si allontanava dalle enormi cavit 
rossastre che si aprivano nel terreno. Marian gli aveva insegnato qualche 
accordo e pochi semplici arpeggi di accompagnamento. Mi ha lasciato pi di 
quanto io abbia lasciato a lei, aveva confidato una volta a un pilota di 
imbarcazioni fluviali ubriaco, in un locale che si chiamava "McElroy's Bar", da 
qualche parte nel bacino del Rio delle Amazzoni. Ed era vero.
La Superior National Forest era bella, bella davvero. Terra di boscaioli. Da 
giovane si era augurato che i tempi dei vecchi boscaioli non finissero, cos da 
poterlo diventare a sua volta. Segu la strada che si snodava tra i prati e vide 
tre alci, una volpe rossa e un'infinit di cervi. In riva a uno stagno si ferm 
a fotografare i riflessi creati sull'acqua da un ramo dalla foggia bizzarra. Poi 
sedette sul predellino del pickup a bere caff e a fumare una Camel, ascoltando 
intanto il vento tra le betulle.
Sarebbe bello avere accanto qualcuno, una donna, pens guardando il fumo della 
sigaretta dileguarsi sulla superficie dello stagno. Con l'et si comincia a 
entrare in quest'ordine di idee. Ma con lui cos spesso lontano, sarebbe stata 
troppo dura per chi restava a casa. Aveva gi avuto modo di constatarlo.
Quando era a Bellingham, si vedeva di tanto in tanto con la direttrice artistica 
di un'agenzia pubblicitaria di Seattle. L'aveva conosciuta nel corso di un 
incarico svolto per conto di una societ. Lei aveva quarantadue anni ed era 
gradevole e brillante, ma lui non l'amava, non l'avrebbe mai amata.
A volte capitava, per, che si sentissero tutti e due un po' soli, e allora 
passavano la serata insieme: andavano al cinema, bevevano qualche birra e dopo 
facevano l'amore in modo adeguatamente soddisfacente. Lei aveva fatto le sue 
esperienze... era stata sposata due volte e mentre frequentava l'universit 
aveva lavorato come cameriera in parecchi bar. Invariabilmente, dopo che avevano 
fatto l'amore ed erano sdraiati vicini, gli diceva: Sei il migliore, Robert, 
non c' nessuno che ti stia alla pari.
Probabilmente doveva essere un bel complimento per un uomo, ma lui non era poi 
cos esperto e non aveva modo di sapere se lei dicesse la verit. Un giorno, 
tuttavia, lei aggiunse qualcosa che lo turb. Robert, c' una creatura in te 
che io non ho la capacit di tirare fuori e neppure di raggiungere. A volte ho 
la sensazione che tu esista da un'infinit di tempo e abbia vissuto in luoghi 
segreti che il resto di noi non si  mai neppure sognato. Mi spaventi, anche se 
con me sei gentile. Se non lottassi per mantenere il controllo quando sono con 
te, credo che potrei perdermi e non ritrovarmi mai pi.
Seppure oscuramente, lui sapeva di che cosa stava parlando, ma era a sua volta 
incapace di metterlo a fuoco. Fin da bambino, quando viveva in una piccola citt 
dell'Ohio, aveva avuto di questi pensieri vaghi, un malinconico senso del 
tragico combinato a una grande potenza fisica e intellettuale. Mentre gli altri 
ragazzini cantavano "Row, Row, Row Your Boat", lui imparava la melodia e il 
testo inglese di una canzone da cabaret francese.
Amava le parole e le immagini. Blu era uno dei vocaboli che prediligeva. Gli 
piaceva la sensazione che provava sulle labbra e sulla lingua quando lo 
pronunciava. Le parole avevano una loro fisicit, non si limitavano a 
significare qualcosa, ricordava di aver pensato da giovane. Apprezzava anche 
altre parole, quali distante, fumo di legna, superstrada, antico, 
passaggio, viaggiatore e India, per il loro suono, il loro sapore e per le 
immagini che evocavano nella sua mente.
Teneva affissi nella sua stanza gli elenchi delle parole che amava di pi.
Poi aveva raggruppato le parole in frasi e aveva affisso anche quelle

"Troppo vicino al fuoco".

"Giunsi dall'est con un gruppetto di viaggiatori".

"Il costante cinguettio di coloro che volevano
salvarmi e di coloro che volevano vendermi".

"Talismano, Talismano, mostrami i tuoi segreti.
Timoniere, Timoniere, conducimi a casa".

"Sdraiato nudo l dove nuotano balene azzurre".

"Lei gli augur treni a vapore che partivano da stazioni invernali".

"Prima di diventare uomo, fui freccia, tanto tempo fa".

Poi c'erano i luoghi di cui amava i nomi: il Somali Current, le Big Hatchet 
Mountains, lo Stretto di Malacca e molti altri. Con il tempo, i fogli coperti di 
parole, frasi e luoghi avevano finito per coprire completamente le pareti della stanza.
Perfino sua madre aveva notato che in lui c'era qualcosa di diverso. Fino a tre 
anni non aveva pronunciato neppure una parola, poi aveva cominciato a esprimersi 
in frasi compiute, e a cinque leggeva perfettamente.
A scuola era stato un allievo indifferente, uno di quei ragazzi che riempiono di 
frustrazione gli insegnanti.
Loro avevano esaminato il suo punteggio nei test di Q.I. e gli avevano parlato 
di obiettivi da conseguire, della necessit di fare tutto quello che era in 
grado di fare e del fatto che potesse diventare qualsiasi cosa volesse. Uno dei 
suoi professori del liceo aveva dato di lui la seguente valutazione scritta: 
Crede che i test di Q.I. siano uno strumento inadeguato per stabilire le 
capacit degli individui, in quanto tralasciano di tenere in debito conto la 
magia, che ha una sua importanza, sia di per se stessa sia in quanto complemento 
della logica. Consiglio un incontro con i genitori.
Sua madre aveva incontrato parecchi insegnanti. Quando le parlavano della 
taciturna riluttanza di Robert alla luce delle sue capacit, lei rispondeva: 
Robert vive in un mondo tutto suo. E' mio figlio, lo so, ma a volte ho la 
sensazione che non sia nato da mio marito e da me, che sia piuttosto arrivato da 
un luogo in cui sta cercando di tornare. Le sono grata per l'interesse che gli 
dimostra, e cercher ancora una volta di incoraggiarlo a impegnarsi di pi.
Ma lui era pi che soddisfatto di divorare tutti i libri di viaggi e di 
avventura disponibili nella biblioteca locale e per il resto di restarsene in 
disparte, trascorrendo le giornate lungo il fiume che scorreva ai margini della 
citt, ignorando le partite di football, i balli studenteschi e tutte le altre 
cose che lo annoiavano. Pescava, nuotava, camminava e si sdraiava nell'erba alta 
ad ascoltare voci lontane che fantasticava di essere il solo a sentire. Ci sono 
stregoni l fuori soleva dirsi. Puoi sentirli se resti aperto e silenzioso; 
sono l fuori. E avrebbe desiderato che ci fosse un cane a dividere con lui quei momenti.
I soldi per l'universit non c'erano. E neppure il desiderio di andarci. Suo 
padre sgobbava sodo ed era buono con lui e con sua madre, ma il lavoro presso 
una fabbrica di valvole non gli lasciava molto tempo per altre cose, e certo non 
per mantenere un cane. Aveva diciotto anni quando suo padre mor; la Grande 
Depressione si faceva sentire, cos, per mantenere se stesso e la madre, si 
arruol nell'esercito. Ci rimase quattro anni, ma furono quattro anni che 
cambiarono la sua vita.
Come conseguenza della logica misteriosa che governa le menti militari, gli fu 
assegnato l'incarico di fotografo, sebbene non sapesse neppure caricare una 
macchina fotografica. Fu cos che scopr la professione giusta per lui. I 
dettagli tecnici non furono un problema. Nel giro di un mese non solo si 
occupava del lavoro in camera oscura per conto di due fotografi dell'esercito, 
ma era inoltre autorizzato a effettuare per proprio conto qualche semplice servizio.
Uno dei due fotografi, Jim Peterson, lo trovava simpatico, e nei momenti liberi 
gli insegnava le sottigliezze della sua arte. Dalla biblioteca di Fort Monmouth, 
Robert Kincaid si procur libri di fotografia e di arte, e li studi. 
Inizialmente apprezzava soprattutto gli impressionisti francesi e l'utilizzo 
della luce in Rembrandt.
Con il tempo cominci a capire che proprio la luce era il fulcro delle sue 
fotografie, non gli oggetti, semplici veicoli di riflessione. Se la luce era 
buona si trovava sempre qualcosa degno di essere fotografato. Cominciavano a 
prendere piede le macchine fotografiche da trentacinque millimetri e lui 
acquist una Leica di seconda mano in un negozio del posto. La port con s a 
Cape May, nel New Jersey, e dedic la sua settimana di licenza a fotografare la 
vita sulla costa.
In un'altra occasione raggiunse il Maine in pullman, e con l'autostop risal 
fino alla costa dove si imbarc sul postale in servizio fra Stonington e l'isola 
di Au Haut, dove si accamp. Poi attravers con il traghetto la Baia di Fundy 
fino alla Nuova Scozia. Fu l che cominci a prendere appunti sugli scenari e i 
luoghi in cui contava di tornare. Quando si conged, a ventidue anni, se la 
cavava gi piuttosto bene e non ebbe difficolt a trovare lavoro come assistente 
di un noto fotografo di moda newyorkese.
Le modelle erano bellissime; ne frequent alcune e si innamor parzialmente di 
una d! loro, prima che lei si trasferisse a Parigi. La ragazza gli aveva detto: 
Robert, non sono sicura di chi o che cosa tu sia, ma ti prego, vieni a trovarmi 
a Parigi. Lui le aveva promesso che lo avrebbe fatto e diceva sul serio, ma non 
ci and mai. Anni dopo, mentre lavorava a un servizio sulle spiagge della 
Normandia, cerc il suo nome sull'elenco telefonico di Parigi, la chiam e 
presero un caff insieme. Lei si era sposata con un regista cinematografico e 
aveva tre bambini.
Non riusc mai ad appassionarsi alla moda. La gente gettava via vestiti in 
perfetto stato o se li faceva frettolosamente confezionare in base ai criteri 
imposti dai dittatori della moda europea. A lui sembrava un atteggiamento 
insensato e pensava che occuparsi di quell'aspetto della fotografia lo 
sminuisse. Sei quello che produci, si disse quando lasci l'impiego.
Era a New York da due anni quando sua madre mor. Lui torn nell'Ohio, la 
seppell, poi and a sedersi davanti a un legale che gli diede lettura del 
testamento. Non c'era granch, n lui se lo era aspettato. Ma lo sorprese 
scoprire che la minuscola casa di Franklin Street, in cui i genitori avevano 
trascorso tutta la loro vita coniugale, valeva un piccolo patrimonio. Vendette 
la casa e con il ricavato acquist un'attrezzatura fotografica di prima classe. 
Mentre pagava il negoziante, pens agli anni di lavoro occorsi al padre per 
guadagnare quel denaro e alla semplice esistenza che i genitori avevano condotto.
Alcuni suoi lavori cominciavano ad apparire su riviste di secondo piano. Poi lo 
chiam il "National Geographic". Avevano notato su un calendario una delle foto 
che aveva scattato a Cape May. Parl con la redazione e ottenne un incarico di 
poca importanza che esegu con professionalit; questo fu l'inizio.
L'esercito lo richiam nel 1943. Entr nei marines dove impar ad arrancare 
faticosamente sulle spiagge del Pacifico meridionale, l'attrezzatura buttata a 
tracolla, sdraiato a fotografare gli uomini che sbarcavano dai mezzi anfibi. 
Vide il terrore sui loro volti, e lo conobbe lui stesso. Li vide tagliati in due 
dal fuoco delle mitragliatrici, li vide chiedere aiuto a Dio e alle proprie 
madri. Conobbe tutto questo, sopravvisse, e mai fu preda della falsa atmosfera 
fatta di romanticismo e di gloria che circonda la fotografia di guerra.
Quando lasci l'esercito, nel 1945, si rimise in contatto con il "National 
Geographic". Erano pronti a farlo lavorare in qualsiasi momento. A San Francisco 
comper una moto con cui punt a sud, verso Big Sur, dove fece l'amore sulla 
spiaggia con una violoncellista di Carmel. Poi and a nord per esplorare lo 
stato di Washington. Il posto gli piacque e decise di farne la propria base.
Ora, a cinquantadue anni, stava ancora osservando la luce. Era stato in quasi 
tutti i luoghi i cui nomi figuravano sulle pareti della sua camera di 
adolescente, e ogni volta si era stupito di essere realmente arrivato fin l 
seduto a un tavolo del "Raffles Bar", a bordo di un battello che risaliva le 
acque turbinose del Rio delle Amazzoni, o in groppa a un cammello nel deserto del Rajasthan.
Le sponde del Lago Superiore erano belle come gli era stato detto. Prese nota di 
parecchie ambientazioni che contava di utilizzare in futuro, scatt qualche foto 
che gli sarebbe servita da promemoria e infine si diresse a sud lungo il 
Mississippi diretto nello Iowa. Non ci era mai stato, ma rest affascinato dalle 
colline che si ergevano nella zona nordorientale del grande fiume. Fece sosta 
nella cittadina di Clayton, dove prese alloggio nel motel di un pescatore, e 
trascorse due mattinate a fotografare i rimorchiatori e un pomeriggio a bordo di 
uno di essi, invitato da un pilota conosciuto in un bar del posto. Tagliando per 
la statale 65, attravers Des Moines nelle prime ore di luned, sedici agosto 
1965, diretto alla Madison County e ai ponti coperti che, stando al "National 
Geographic", avrebbe dovuto trovare. E c'erano infatti, gli assicur l'addetto 
della stazione Texaco, fornendogli le indicazioni di massima per raggiungerli 
tutti e sette.
I primi sei furono facili da trovare e intanto abbozz mentalmente un programma 
di lavoro, ma il settimo, chiamato Roseman Bridge, gli sfuggiva. Faceva caldo, 
aveva caldo. Harry, il suo furgone, era bollente, e lui continuava ad aggirarsi 
per strade sterrate che sembravano non condurre da nessuna parte se non alla 
strada sterrata successiva.
All'estero, la sua prima regola era Chiedi tre volte. Aveva scoperto che tre 
risposte, anche se tutte sbagliate, finivano sempre per condurlo, seppure per 
gradi, alla meta. Forse l due volte sarebbero state sufficienti.
Si stava approssimando a una cassetta per le lettere, piantata alla fine di un 
vialetto lungo una cinquantina di metri. Il nome riportato sulla cassetta era 
Richard Johnson, R.R. 2. Rallent e imbocc il vialetto, sperando di 
imbattersi in qualcuno che lo indirizzasse sulla strada giusta.
Quando entr nel cortile, vide una donna seduta sulla veranda. Sembrava che l 
facesse fresco, e la donna stava bevendo qualcosa che appariva ancora pi 
fresco. Lei si alz per andargli incontro. Lui scese dal furgone e la guard, la 
guard una seconda e poi una terza volta, con sempre maggiore attenzione. Era 
deliziosa, o lo era stata un tempo, o forse avrebbe potuto esserlo di nuovo. E 
subito lui cominci ad avvertire l'antico senso di imbarazzo che sempre lo 
prendeva in presenza di una donna da cui si sentiva anche solo vagamente attratto.
...
.
...
FRANCESCA:
...
.
...
Il compleanno di Francesca cadeva in pieno autunno, e la pioggia fredda era 
tornata a spazzare la sua casa di legno nella campagna dello Iowa meridionale. 
Lei guardava la pioggia e attraverso di essa le colline che si ergevano lungo il 
Middle River, e intanto pensava a Richard. Era morto in una giornata come 
quella, otto anni prima, di una malattia il cui nome preferiva non ricordare. Ma 
pensava a lui, ora. Alla sua gentilezza risoluta, ai suoi modi pacati e alla 
vita tranquilla che le aveva dato.
I ragazzi avevano telefonato. Anche quell'anno nessuno dei due poteva tornare a 
casa per il suo compleanno, sebbene fosse il sessantasettesimo. Lei capiva, come 
sempre. Aveva sempre capito, e sempre lo avrebbe fatto. Erano entrambi nel pieno 
della carriera, uno a capo di un ospedale, l'altra insegnante; Michael prossimo 
al secondo matrimonio, Carolyn che si dibatteva nel primo.
Segretamente lei era felice che non riuscissero mai a organizzarsi per farle 
visita in occasione del suo compleanno; per quel giorno aveva in serbo 
celebrazioni tutte sue.
Quella mattina le sue amiche di Winterset erano passate a portarle una torta. 
Francesca aveva preparato il caff mentre chiacchieravano di nipoti, della 
citt, del giorno del Ringraziamento e di che cosa regalare e a chi per Natale. 
Le risate sommesse e il tono a volte alto a volte basso della conversazione 
erano confortanti nella loro familiarit e rammentavano a Francesca una delle 
piccole ragioni per cui aveva preferito rimanere l dopo la morte di Richard.
Michael aveva decantato la Florida, Carolyn il New England. Ma lei era rimasta 
fra le colline dello Iowa meridionale, mantenendo il vecchio indirizzo per un 
motivo speciale, ed era lieta di averlo fatto.
All'ora di colazione le aveva guardate andar via. A bordo delle Buick e delle 
Ford avevano disceso il vialetto, imboccato la provinciale e si erano dirette 
verso Winterset, i tergicristalli in funzione per disperdere la pioggia. Erano 
buone amiche, anche se non avrebbero mai capito ci che si nascondeva dentro di 
lei, neppure se glielo avesse detto.
Suo marito le aveva promesso che avrebbe trovato una buona accoglienza quando, 
dopo la guerra, l'aveva portata l da Napoli. La gente dello Iowa ha i suoi 
difetti, aveva detto, ma tra questi non c' l'incapacit di provare affetto. 
Ed era vero, lo  ancora.
Lei aveva venticinque anni quando si erano conosciuti... aveva lasciato 
l'universit da tre anni, insegnava in una scuola femminile privata e intanto si 
chiedeva che cosa avrebbe fatto della propria vita. Buona parte dei ragazzi 
italiani erano morti, oppure rimasti feriti, o erano internati nei campi di 
concentramento, o devastati dall'esperienza bellica. La sua storia con Niccol, 
un docente universitario di arte, che dipingeva tutto il giorno e la notte la 
trascinava in folli e spericolate escursioni per la vecchia Napoli, si era 
conclusa da pi di un anno, definitivamente logorata dall'incessante 
disapprovazione della sua famiglia cos tradizionale.
Lei portava nastri fra i capelli neri e si aggrappava ai suoi sogni. Ma nessun 
affascinante marinaio sbarc mai in citt in cerca di lei, nessuna voce si lev 
fino alla sua finestra dalla strada sottostante. La dura pressione della realt 
la costrinse infine a riconoscere che le sue opzioni erano severamente limitate. 
Richard le offr un'alternativa ragionevole: gentilezza e la dolce pro messa 
dell'America.
Lei lo aveva studiato con attenzione, vestito con la sua uniforme di soldato, 
mentre sedevano in un bar inondato dal sole mediterraneo. Aveva notato che la 
guardava serio, con la seriet tipica del Midwest e lo aveva seguito nello Iowa. 
Lo aveva seguito per mettere al mondo i suoi figli, per guardare Michael giocare 
a football nelle fredde sere di ottobre, per accompagnare Carolyn a Des Moines, 
dove acquistava gli abiti per i balli della scuola.
Parecchie volte all'anno scriveva alla sorella rimasta a Napoli e vi era anche 
tornata due volte, in occasione della morte dei genitori, ma ora la Madison 
County era la sua casa e lei non aveva alcun desiderio di tornare indietro.
La pioggia cess a met pomeriggio, per riprendere subito prima di sera. Al 
crepuscolo, Francesca si vers un bicchierino di brandy e apr l'ultimo cassetto 
della scrivania con alzata avvolgibile di Richard, il mobile di noce che la 
famiglia di lui si tramandava da tre generazioni. Ne estrasse una busta di carta 
di Manila e lentamente vi pass sopra la mano, nel gesto che ripeteva ogni anno 
in quel giorno particolare.
Il timbro postale diceva Seattle, WA, 12 settembre 1965. Guardava sempre il 
timbro postale per primo. Quindi l'indirizzo scritto a mano Francesca Johnson, 
R.R. 2, Winterset, Iowa. Infine il mittente, scarabocchiato frettolosamente in 
alto a sinistra: Casella Postale 642, Bellingham, Washington. Sedette accanto 
alla finestra, lesse di nuovo gli indirizzi e si concentr, perch in essi erano 
contenuti i gesti delle mani di lui, e voleva richiamare la sensazione di quelle 
mani sul proprio corpo, com'era stato ventidue anni prima.
Quando le sembr di percepire il tocco delle sue dita, apr la busta e con cura 
ne estrasse tre lettere, due fotografie, un breve dattiloscritto e un numero 
completo del "National Geographic", insieme con alcuni ritagli di altri numeri 
della stessa rivista. L, nella luce grigia che andava lentamente sbiadendo, 
sorseggi il brandy, sogguardando da sopra l'orlo del bicchiere il biglietto 
scritto a mano, fermato con una graffetta sulle pagine dattiloscritte. Lui aveva 
usato uno dei fogli della sua semplice carta da lettere, la cui sobria 
intestazione diceva soltanto e Robert Kincaid, scrittore-fotografo.

"10 settembre 1965

Cara Francesca,
accludo due fotografie. Una  l'istantanea che ti ho scattato nel pascolo al 
tramonto. Spero che ti piaccia quanto piace a me. L'altra  del Roseman Bridge, 
presa prima che staccassi il biglietto che tu vi avevi affisso.
Me ne sto seduto qui a rovistare nelle zone grigie della mia mente in cerca di 
ogni particolare, di ogni momento del tempo che abbiamo trascorso insieme. E in 
continuazione mi chiedo: Che cosa mi  accaduto nella Madison County? E cerco 
disperatamente di rimettere insieme i pezzi. Ecco perch ho scritto il racconto, 
'Precipitando dalla Dimensione Z', che ti allego per cercare in qualche modo di 
esaminare la mia confusione.
Guardo in un obiettivo e in fondo ci sei tu. Comincio a lavorare a un articolo 
ed ecco che sto scrivendo di te. Non so bene neppure come ho fatto dallo Iowa ad 
arrivare fin qui. In qualche modo il vecchio furgone mi ha riportato a casa, ma 
del viaggio non ricordo praticamente nulla.
Solo poche settimane fa ero un uomo indipendente, ragionevolmente soddisfatto. 
Forse non propriamente felice, forse un po' solo, ma almeno soddisfatto. Adesso 
tutto  cambiato.
Mi  chiaro ora che gi da molto tempo mi stavo avvicinando a te e tu a me. 
Sebbene prima del nostro incontro nessuno dei due sapesse dell'esistenza 
dell'altro, al di l della nostra inconsapevolezza operava con allegra 
noncuranza una sorta di cieca sicurezza che ha fatto s che ci trovassimo. Come 
due uccelli solitari che in ottemperanza a un calcolo celeste sorvolano le 
praterie sterminate, per tutti questi anni e per tutta la nostra vita passata 
non abbiamo fatto che avvicinarci l'uno all'altra.
La strada  uno strano posto. Vagabondo qua e l, ed ecco che un giorno d'agosto 
alzo gli occhi e ci sei tu che cammini tra l'erba verso il mio furgone. A un 
esame retrospettivo, sembra tutto inevitabile... non sarebbe potuto essere 
diversamente... un tipico esempio di quella che io definisco l'elevata 
probabilit dell'improbabile.
Cos eccomi qui, con un'altra persona dentro di me. Anche se credo di essermi 
espresso meglio il giorno in cui ci separammo, quando dissi che noi due insieme 
abbiamo dato vita a una terza persona. E ora questa nuova entit mi accompagna 
con incrollabile ostinazione.
In un modo o nell'altro, dobbiamo rivederci. In qualunque luogo, in qualunque 
momento.
Chiamami, se dovessi avere bisogno di me, o semplicemente se avessi voglia di 
vedermi. Arriver subito. Sarebbe bello se tu potessi venire qui un giorno o 
l'altro... di nuovo, in qualunque momento. Posso pensare io al biglietto aereo, 
se questo dovesse essere un problema. La settimana prossima parto per l'India 
sudorientale, ma sar di ritorno alla fine di ottobre.
Ti amo,
Robert

P.S. Il servizio fotografico sulla Madison County  riuscito ottimamente. 
Cercalo nel "National Geographic" dell'anno prossimo. Se invece preferisci che 
ti mandi una copia del numero su cui sar pubblicato, fammelo sapere".

Francesca pos il bicchiere del brandy sul largo davanzale di quercia e guard 
la foto in bianco e nero venti per venticinque che la ritraeva. A volte le 
riusciva difficile ricordare l'aspetto che aveva avuto allora, ventidue anni 
prima. Nella foto era appoggiata a un paletto della staccionata, con indosso 
aderenti jeans stinti, una maglietta bianca e sandali, e il vento del mattino le 
arruffava i capelli.
Attraverso la cortina di pioggia, dal suo posto vicino alla finestra, vedeva il 
paletto nel punto in cui la vecchia staccionata delimitava ancora il terreno da 
pascolo. Quando aveva dato in affitto la terra, dopo la morte di Richard, aveva 
messo la condizione che il pascolo non fosse toccato, sebbene fosse ormai 
inutilizzato e trasformato in un campo di fienarola.
All'epoca in cui era stata scattata la foto, le prime rughe cominciavano a 
segnarle il viso. L'obiettivo le aveva colte, e tuttavia quello che vedeva le 
piaceva. I capelli erano neri, e il corpo pieno riempiva i jeans nei punti 
giusti. E tuttavia era il suo viso quello che stava guardando. Era il viso di 
una donna disperatamente innamorata dell'uomo che stava dietro alla macchina.
Sull'onda inarrestabile dei ricordi, rivedeva con chiarezza anche lui. Ogni anno 
ripercorreva mentalmente tutte le immagini, con meticolosit, senza tralasciarne 
alcuna, fermandole per sempre nel tempo, come gli uomini delle trib che di 
generazione in generazione si tramandano oralmente la storia della loro gente. 
Lui era alto, sottile e solido, e si muoveva come l'erba stessa, con grazia e 
senza sforzo. I capelli grigio argento gli arrivavano parecchio sotto le 
orecchie ed erano sempre in disordine, come se fosse appena arrivato da un lungo 
e ventoso viaggio in mare e avesse cercato di ravviarseli con le dita.
Aveva il viso stretto, gli zigomi alti, e i capelli che gli ricadevano sulla 
fronte nascondevano gli occhi azzurro chiaro che sembravano perennemente in 
cerca di qualcosa da fotografare. Le aveva sorriso, dicendole quant'era bella e 
viva nella prima luce, e le aveva chiesto di appoggiarsi al paletto e poi le 
aveva girato intorno tracciando un ampio arco e aveva cominciato a scattare, 
prima inginocchiato, poi in piedi e infine sdraiato supino con l'obiettivo 
puntato su di lei.
Lei era lievemente imbarazzata per la quantit di pellicola che gli vedeva 
usare, e al tempo stesso lusingata da tanta attenzione. Sperava che nessuno dei 
vicini avesse deciso di uscire presto con il trattore, quella mattina. Anche se 
quel giorno non si era preoccupata granch dei vicini e di quello che avrebbero 
potuto pensare.
Lui scattava, sostituiva il rullino, cambiava obiettivi e macchina, scattava 
ancora e intanto le parlava con voce quieta, dicendole quanto gli sembrava bella 
e quanto la amava. Francesca, sei di una bellezza incredibile. Di tanto in 
tanto si fermava a guardarla, guardava attraverso di lei, intorno e dentro di 
lei.
I suoi capezzoli erano chiaramente visibili, premuti contro la maglietta di 
cotone. Stranamente, il fatto di essere nuda sotto la maglietta non le aveva 
procurato alcun imbarazzo. Anzi, si era sentita felice pensando che lui poteva 
vederle i seni con tanta nitidezza nell'obiettivo. Non si sarebbe mai vestita in 
quel modo se con lei ci fosse stato Richard. Lui non avrebbe approvato. Di pi: 
prima di conoscere Robert Kincaid, non l'avrebbe fatto in nessuna circostanza.
Robert le aveva chiesto di inarcare leggermente la schiena e aveva bisbigliato 
S, s, perfetto, resta cos. Era stato allora che aveva scattato la foto che 
adesso lei stava guardando. La luce era perfetta, cos aveva detto lui... una 
luminosit nuvolosa, l'aveva definita... e l'otturatore ticchettava con 
regolarit mentre lui le si muoveva intorno.
Era flessuoso, questo era l'aggettivo che le era balzato alla mente mentre lo 
osservava. A cinquantadue anni, il suo corpo era tutto muscoli che si flettevano 
con quell'intensit e quell'energia propria solo degli uomini che lavorano sodo 
e hanno buona cura di s. Le aveva raccontato che aveva fatto il fotografo sul 
campo nel Pacifico, e per Francesca era stato facile immaginarlo strisciare su 
spiagge soffocate dal fumo insieme con i marines, le macchine fotografiche che 
gli sbattevano contro i fianchi e una incollata all'occhio, l'otturatore 
infuocato per la rapidit con cui scattava.
Guard di nuovo la fotografia, la studi. Ero bella, pens sorridendo tra s di 
quel senso di blanda autoammirazione. Non sono mai stata cos bella n prima n 
dopo di allora. Era lui. E bevve un altro sorso di brandy mentre la pioggia si 
arrampicava sul dorso del vento novembrino, e lo cavalcava.
Robert Kincaid era una specie di stregone che ospitava dentro di s luoghi 
strani, perfino spaventosi. Francesca lo aveva intuito immediatamente in quel 
caldo asciutto luned d'agosto del 1965, quando lo aveva visto scendere dal 
furgone, nel suo cortile. Richard e i ragazzi erano alla Illinois State Fair 
dove presentavano il manzo da competizione che aveva ricevuto da loro pi 
attenzioni di quante ne avessero mai dedicate a lei, e Francesca aveva la 
settimana tutta per s.
Era seduta sulla. sedia a dondolo della veranda, a bere t freddo, e osservava 
sovrappensiero la spirale di polvere sollevata da un furgone che scendeva lungo 
la provinciale. L'automezzo avanzava con lentezza, come se il conducente stesse 
cercando qualcosa; si era fermato subito prima del viottolo di casa sua e infine 
lo aveva imboccato. Oh, Dio, pens lei, chi pu essere?
Era a piedi nudi, con indosso i jeans, e una camicia blu sbiadita con le maniche 
rimboccate e i lembi fuori dei pantaloni. Il pettine di tartaruga regalatole da 
suo padre quando aveva lasciato il suo vecchio paese le tratteneva i lunghi 
capelli neri. Il furgone avanz sobbalzando lungo il vialetto e and a fermarsi 
vicino al cancello che si apriva nella recinzione di filo spinato che circondava 
la casa.
Francesca lasci la veranda e senza fretta si incammin nell'erba, diretta al 
cancello. E dal furgone scese Robert Kincaid, simile a una visione tratta da un 
libro mai scritto e intitolato "Storia illustrata degli sciamani".
Il sudore gli appiccicava al corpo la camicia verde militare; sotto le ascelle 
erano visibili ampi cerchi scuri. I primi tre bottoni erano slacciati e lei 
intravide i muscoli del petto, sotto la semplice catena d'argento che lui aveva 
al collo. Portava larghe bretelle arancioni, di quelle usate da chi passa gran 
parte del proprio tempo in regioni selvagge.
Le sorrise. Mi dispiace disturbarla, ma sto cercando un ponte coperto che 
dovrebbe trovarsi da queste parti, e non riesco a trovarlo. Credo di essermi 
smarrito. Si asciug la fronte con un fazzoletto azzurro e sorrise di nuovo.
I suoi occhi la scrutavano attenti, e Francesca sent qualcosa che le si agitava 
dentro. Gli occhi, la voce, il viso, i capelli d'argento, le movenze sciolte del 
suo corpo, movenze antiche, inquietanti e piene di fascino. Movenze che ti 
parlano sussurrando all'orecchio un istante prima che sopraggiunga il sonno, 
quando ogni barriera  caduta. Movenze che ridispongono lo spazio molecolare tra 
maschio e femmina, a qualunque specie appartengano.
Le generazioni devono succedersi, e solo di questo sussurrano tali movenze. Il 
potere  infinito, lo schema di suprema eleganza. Le movenze sono immutabili, il 
loro obiettivo  chiaro. Le movenze sono semplici, siamo stati noi a renderle 
complicate. Francesca avvertiva tutto questo senza rendersene conto, lo 
percepiva a livello cellulare. E fu a quel punto che ebbe inizio ci che doveva 
cambiarla per sempre.
Un'auto pass sulla strada, sollevando una nube di polvere, e strombazz. 
Francesca ricambi il saluto di Floyd Clark che agitava il braccio abbronzato 
fuori dal finestrino della sua Chevy, poi torn a guardare lo sconosciuto. C' 
arrivato molto vicino, il ponte  a soli tre chilometri da qui. Poi, dopo 
vent'anni di una vita raccolta in se stessa, una vita di comportamenti 
circoscritti e sentimenti nascosti come esige la cultura rurale, Francesca 
Johnson si sorprese a dire: Sar lieta di mostrarglielo, se vuole.
Perch avesse pronunciato quelle parole, non lo seppe mai con certezza. Forse 
una reazione da adolescente, che affiorava come una bolla sull'acqua ed 
esplodeva, dopo molti anni. Non era una donna timida, ma neppure sfrontata. La 
sola conclusione a cui pot giungere fu che in qualche modo, e dopo che lo aveva 
guardato solo per qualche secondo, Robert Kincaid l'aveva attirata a s.
Fu chiaro che la sua offerta lo aveva colto lievemente di sorpresa. Ma si 
riprese in fretta e, guardandola serio, disse che gliene sarebbe stato molto 
grato. Dai gradini sul retro lei recuper gli stivali che utilizzava per i 
lavori agricoli e lo segu fino al furgone.
Mi dia un minuto per farle un po' di spazio, c' un sacco di roba sul sedile. 
Sembrava quasi che parlasse con se stesso mentre si dava da fare, e lei comprese 
che era vagamente agitato e un po' intimidito dall'intera faccenda.
Lo guard ridisporre delle borse di tela e un cavalletto, un thermos e dei 
sacchetti di carta. Sul retro del furgone c'erano una Samsonite marrone chiaro e 
la custodia di una chitarra, entrambe polverose e malconce, entrambe assicurate 
alla ruota di scorta con una corda da bucato.
La portiera del furgone oscill e si chiuse di colpo, colpendolo al sedere 
mentre lui borbottava e divideva e infilava bucce di banana e bicchieri di carta 
usati in un sacchetto di drogheria che poi scaravent nel bagagliaio. Infine 
estrasse una borsa termica bianca e azzurra e gett anche quella nel bagagliaio, 
sul cui sportello verde era dipinta in sbiadite lettere rosse la scritta 
Kincaid Fotografia, Bellingham, Washington.
Okay, salti su. Chiuse la portiera dietro di lei, gir intorno al veicolo e 
con la grazia sciolta di un animale sal al volante. Finalmente la guard, solo 
un'occhiata rapida, e sorridendo appena chiese Da che parte?
Lei indic con la mano. A destra. Lui gir la chiavetta d'accensione e il 
motore toss, gir a vuoto e infine si avvi. Si mossero sobbalzando lungo il 
vialetto, mentre le sue lunghe gambe azionavano in modo automatico i pedali, le 
gambe inguainate nei vecchi Levi's da cui spuntavano un paio di stivaletti 
marroni con i lacci che dovevano aver macinato un'infinit di chilometri.
Quando si allung verso il vano portaoggetti, il suo avambraccio sfior 
accidentalmente la coscia di lei. Con un occhio alla strada e uno al cassetto, 
tir fuori un biglietto da visita e glielo porse. Robert Kincaid scrittore-
fotografo. Seguivano l'indirizzo e il numero telefonico.
Sono qui per conto del "National Geographic", spieg. Lo conosce?
S, rispose Francesca, pensando, e chi non lo conosce?
Stanno realizzando un servizio sui ponti coperti e pare che nella Madison 
County ce ne siano di interessanti. Ne ho individuati sei, ma mi avevano 
accennato all'esistenza di un settimo, proprio da queste parti.
Si chiama Roseman Bridge, disse Francesca al di sopra del fragore del vento, 
dei pneumatici e del motore. La sua voce le parve estranea, come se appartenesse 
a qualcun altro, a un'adolescente che si sporgeva da una finestra di Napoli, per 
guardare al di l delle strade sottostanti verso la ferrovia o il porto, 
pensando ad amanti lontani che ancora dovevano arrivare. Mentre parlava, 
guardava i muscoli del braccio di lui flettersi ogni volta che cambiava marcia.
Accanto a lei stavano due zaini. Uno era chiuso, ma il risvolto dell'altro, 
ripiegato all'indietro, lasciava intravedere una macchina fotografica nera e 
argento. Sul retro era fissata con del nastro adesivo la linguetta di un rullino 
Kodachrome, 25. 36 esposizioni. Infilato tra gli zaini, un gil color kaki 
pieno di tasche. Da una di queste sporgeva un cordoncino sottile con un pulsante 
all'estremit.
Sotto i suoi piedi c'erano due cavalletti. Sebbene fossero coperti di graffi, 
riusc a leggere parte della logora etichetta di uno di essi: Gitzo. Quando 
lui aveva aperto lo scomparto dei guanti, aveva notato che traboccava di 
taccuini, carte geografiche, penne, portarullini vuoti, spiccioli e una stecca 
di Camel.
Giri a destra al prossimo angolo, lo istru, approfittandone per lanciare 
un'occhiata al suo profilo. La pelle di Robert Kincaid era abbronzata, liscia e 
lucida di sudore. Aveva delle belle labbra; chiss perch, lei l'aveva notato 
subito. E il suo naso era identico a quello di un pellerossa che aveva visto 
durante una vacanza nell'ovest, quando i ragazzi erano ancora piccoli.
Non era bello, non nel senso convenzionale del termine. E neppure era affabile. 
Nessuno di questi aggettivi gli si addiceva. Ma c'era qualcosa in lui, qualcosa 
di molto vecchio, leggermente logorato dal tempo, e non nella sua fisionomia 
generale, bens negli occhi.
Al polso sinistro portava un orologio dall'aspetto complicato, con un cinturino 
marrone macchiato di sudore. Al polso destro, un braccialetto d'argento di 
complessa lavorazione. Avrebbe avuto bisogno di una bella lucidata con la pasta 
per argenti, pens lei, e subito si rimprover per quella ricaduta nelle 
futilit della vita di provincia a cui negli anni si era sempre silenziosamente 
ribellata.
Robert Kincaid estrasse dal taschino un pacchetto di sigarette, lo scosse per 
estrarne una a met e gliela offr. Per la seconda volta in cinque minuti, lei 
si sorprese, accettandola. Che cosa sto facendo? si domand. Un tempo fumava, ma 
l'incessante, strenua riprovazione di Richard l'aveva indotta a smettere. Lui ne 
prese una per s, accese uno Zippo d'oro e lo tese verso di lei senza staccare 
gli occhi dalla strada.
Lei mise le mani a coppa intorno alla fiammella per proteggerla dal vento e gli 
tocc la mano che si muoveva in sintonia con i sobbalzi del furgone. Non impieg 
pi di un istante per accendere la sigaretta, ma le bast per percepire il 
calore della sua mano e la carezza della peluria che ne ricopriva il dorso. Si 
appoggi all'indietro e lui accost la fiamma alla propria sigaretta, staccando 
le mani dal volante per non pi di un secondo.
Francesca Johnson, moglie di un agricoltore, si assest meglio sul sedile 
impolverato, tir una boccata e indic con la mano: E' qui, proprio dietro la 
curva. Il vecchio ponte, lievemente inclinato dagli anni, dipinto di vernice 
rossa scrostata in pi punti, era gettato su un piccolo corso d'acqua.
Robert Kincaid aveva sorriso. Fantastico, dichiar lanciandole una rapida 
occhiata. Perfetto da riprendere all'alba. A un centinaio di metri dal ponte 
ferm il furgone e scese, prendendo con s lo zaino aperto. Vorrei fare una 
breve ricognizione. Questione di pochi minuti. Le dispiace? Lei scosse la 
testa, restituendogli il sorriso.
Lo guard allontanarsi lungo la strada, estrarre una macchina dallo zaino e 
quindi buttarselo sulla spalla sinistra. Un gesto che doveva aver ripetuto 
migliaia di volte, glielo disse la fluidit con cui lo effettu. Camminava 
girando continuamente la testa da un lato all'altro, verso il ponte e quindi 
verso gli alberi al di l di esso. Una volta si volt a guardarla, serio in 
viso.
A differenza della gente del posto, che si nutriva di salse, patate e carne 
rossa tre volte al giorno, Robert Kincaid aveva l'aspetto di chi vive di frutta, 
verdura e noci. Asciutto, pens lei. Not come fossero piccole le natiche 
inguainate nei jeans... riusciva a distinguere i contorni del portafoglio 
infilato nella tasca sinistra e del fazzoletto in quella destra... e il modo in 
cui si muoveva, senza gesti superflui.
L'aria era tranquilla. Un merlo nero stava appollaiato sul filo spinato della 
recinzione e la guardava. Una stornella cantava nell'erba sul ciglio della 
strada. Nient'altro si muoveva sotto l'incandescente sole d'agosto.
Poco prima di arrivare al ponte Robert Kincaid si ferm. Rest l un momento, 
poi si accovacci a terra guardando attraverso l'obiettivo. Pass quindi 
sull'altro lato della strada e fece lo stesso. Si inoltr sul ponte per 
esaminare le assi e le tavole del fondo e il torrente sottostante che si 
intravedeva da un'apertura laterale.
Francesca spense la sigaretta nel portacenere, apr la portiera e pos i piedi 
sulla ghiaia. Si guard intorno per accertarsi che non ci fosse in giro l'auto 
di qualche vicino prima di dirigersi verso il ponte. Il sole del tardo 
pomeriggio era come un martello, e forse all'interno del ponte avrebbe fatto pi 
fresco. Distinse i contorni della figura di lui dall'altra parte, prima che 
scomparisse lungo il pendio che digradava verso l'acqua.
Dentro, sent i piccioni tubare piano nei loro nidi sotto le grondaie e pos il 
palmo della mano sulle assi della copertura laterale, percependone il calore. I 
graffiti deturpavano alcune delle tavole Jimbo-Denison, Jowa. Sherry + 
Dubby. Forza, Hawks! Il sommesso borbottio dei piccioni continuava.
Attraverso una crepa che si apriva fra due assi, Francesca sbirci verso il 
torrente. Robert Kincaid era in piedi su un masso proprio al centro del piccolo 
corso d'acqua; guardava il ponte e lei rest sorpresa nel vederlo salutare con 
la mano. Con un salto fu di nuovo sulla riva, risal l'erta senza apparente 
fatica. Lei tenne gli occhi fissi sull'acqua finch non sent i suoi stivali 
rimbombare sul pavimento di legno.
E' molto bello qui, davvero grazioso, disse lui, e la sua voce echeggi 
all'interno del ponte.
Francesca assent. E' vero. Noi della zona tendiamo a dare per scontati questi 
vecchi ponti e non ce ne ricordiamo quasi mai.
Lui si fece pi vicino e le tese un mazzolino di fiori di campo, piccole 
composite dal pistillo nero. Grazie per la visita guidata. Sorrise dolcemente. 
Uno dei prossimi giorni torner all'alba per scattare le foto. Di nuovo lei 
sent qualcosa muoversi dentro di s. Fiori. Nessuno le regalava mai fiori, 
neppure nelle occasioni speciali.
Non so ancora il suo nome, riprese Kincaid, e solo in quel momento lei si rese 
conto di non essersi presentata e si sent sciocca per questo. Quando lo fece, 
lui annu. Mi era sembrato di cogliere un lievissimo accento. Italiana?
S. Molto tempo fa.
Di nuovo il furgone verde. Lungo la strada di ghiaia su cui calava il sole. 
Incrociarono due auto, ma non era nessuno che Francesca conoscesse. Nei quattro 
minuti che impiegarono per tornare alla fattoria, lei vag con la mente, 
sentendosi strana, scoperta. Ancora un po' di tempo con Robert Kincaid, 
scrittore-fotografo, ecco quello che voleva. Voleva saperne di pi sul suo conto 
e stringeva con forza il mazzolino di fiori tenendolo ben diritto come farebbe 
una liceale che rientra da un appuntamento.
Aveva il viso arrossato, lo sentiva. Non aveva fatto n detto nulla, ma era come 
se qualcosa fosse accaduto. L'autoradio, quasi completamente sopraffatta dal 
ruggito della strada e del vento, trasmetteva brani di chitarra, a cui fece 
seguito il notiziario delle cinque
Lui imbocc il vialetto. Richard  suo marito? Aveva notato la cassetta per le 
lettere.
S, disse Francesca, appena un po' affannata.
Continu a parlare. Fa un gran caldo. Le andrebbe un t freddo?
Lui la guard. Volentieri, se non le  di disturbo.
Nessun disturbo.
Gli indic, in modo sufficientemente disinvolto, sperava, dove parcheggiare il 
furgone, dietro la casa. Non le andava che al ritorno di Richard qualche vicino 
saltasse su a dirgli: Ehi, Dick, stai facendo qualche lavoro alla fattoria? Ho 
visto un furgone verde, la settimana scorsa. Sapevo che Frannie era a casa, cos 
non mi sono preoccupato di fermarmi a dare un'occhiata.
Lo guid su per gli sconnessi gradini di cemento che portavano alla veranda sul 
retro. Lui le tenne aperta la porta. Aveva con s gli zaini. Troppo caldo per 
lasciare l'attrezzatura sul furgone, le aveva spiegato mentre li tirava fuori.
In cucina faceva un po' pi fresco, ma il caldo incombeva ancora. Il collie 
annus gli stivali di Kincaid, poi usc sulla veranda e a balzi scese gi per 
gli scalini, mentre Francesca staccava i cubetti di ghiaccio dalla vaschetta di 
metallo e versava il t da una caraffa da due litri. Sentiva che lui la stava 
osservando, seduto al tavolo di cucina con le lunghe gambe stese, mentre si 
ravviava i capelli con entrambe le mani.
Limone?
S, per favore.
Zucchero?
No, grazie.
Il succo di limone gocciol lentamente lungo il bicchiere, e anche lui lo not. 
Ben poco sfuggiva a Robert Kincaid.
Francesca gli pos il bicchiere davanti. Appoggi il suo sull'altro lato del 
tavolo di formica e mise i fiori nell'acqua, in un vecchio barattolo di 
marmellata con l'immagine di Paperino. Appoggiata al piano di lavoro, tenendosi 
in equilibrio prima su una gamba e poi sull'altra, si chin a sfilarsi gli 
stivali.
Lui bevve un piccolo sorso e la osserv. Alta circa uno e sessantacinque, sulla 
quarantina o poco pi, con un viso grazioso e un bel corpo. Ma di donne carine 
ce n'erano ovunque andasse. Certe caratteristiche fisiche erano piacevoli, ma 
per lui a contare erano soprattutto l'intelligenza e la passione per la vita, la 
capacit di suscitare sottigliezze della mente e dello spirito, e di percepirle. 
Era questo il motivo per cui di solito trovava poco attraenti le donne giovani, 
per quanto belle fossero. Non avevano vissuto abbastanza a lungo n abbastanza 
intensamente per possedere le qualit che lo interessavano.
Ma in Francesca Johnson c'era qualcosa che lo colpiva. C'era intelligenza, la 
intuiva. E c'era passione, anche se non riusciva a capire verso che cosa fosse 
diretta e neppure se avesse una direzione.
In seguito, le avrebbe detto che in un certo modo indefinibile e inesplicabile, 
mentre la guardava sfilarsi gli stivali, aveva vissuto una delle esperienze pi 
sensuali di cui avesse memoria. Il perch non aveva importanza. Non era questo 
il modo in cui si accostava alla vita. L'analisi distrugge l'interezza. Ci sono 
cose, cose magiche, che devono restare intere. Se cominci a guardarne le singole 
parti, svaniscono. Questo le aveva detto.
Lei sedette al tavolo, una gamba ripiegata sotto il corpo, e si allontan dal 
viso qualche ciocca di capelli, fermandola di nuovo con il pettine di tartaruga. 
Poi, come ricordando qualcosa, torn ad alzarsi e dall'ultimo armadietto 
estrasse un portacenere che pos sul tavolo, a portata della mano di lui.
Con quella tacita autorizzazione, Robert tir fuori il pacchetto di Camel e 
glielo tese. Lei prese una sigaretta, che il sudore di lui aveva leggermente 
inumidito. I gesti furono gli stessi. Lui le accost lo Zippo d'oro, lei gli 
tenne ferma la mano, sent la sua pelle sotto i polpastrelli, e infine si 
ritrasse. La sigaretta aveva un gusto meraviglioso. Sorrise.
Che cosa fa esattamente... voglio dire nel campo della fotografia?
Lui parl con voce pacata, guardando la sigaretta. Ho un contratto con il 
"National Geographic", ma non occupa tutto il mio tempo. Quando mi viene 
un'idea, la vendo alla rivista e mi occupo della parte fotografica. Oppure sono 
loro a contattarmi per affidarmi qualche incarico. Non c' molto spazio per 
l'espressione artistica;  una pubblicazione di stampo conservatore. Ma i 
compensi sono decenti. Non fantastici, ma decenti, e regolari. Per il resto, 
scrivo e fotografo per mio conto e vendo i servizi ad altri giornali. Se ho 
bisogno di soldi, lavoro per qualche societ, ma  un'attivit che trovo 
terribilmente limitante.
A volte scrivo poesie, ma lo faccio esclusivamente per me. Di tanto in tanto mi 
cimento con la narrativa, anche se non mi appassiona pi di tanto. Vivo a nord 
di Seattle e buona parte del mio lavoro la svolgo nella zona. Mi piace 
fotografare i pescherecci, gli insediamenti indiani e i paesaggi.
Spesso il lavoro per il "Geographic! mi tiene lontano da casa per un paio di 
mesi, soprattutto quando si tratta di grossi servizi in localit come 
l'Amazzonia o il deserto nordafricano. In questi casi, di norma vado in aereo e 
noleggio un'auto sul posto. Ma questa volta mi andava di guidare e di esplorare 
un po' i paraggi, in cerca di buone ambientazioni da sfruttare eventualmente in 
seguito. Ho disceso il Lago Superiore e penso di tornare per le Black Hills. E 
lei?
Francesca non aveva previsto la domanda. Esit un istante. Oh, Dio, niente di 
cos interessante. Mi sono laureata in letteratura comparata. Quando arrivai a 
Winterset, nel 1946, c'era carenza di insegnanti, e l'aver sposato uno del 
luogo, e un veterano per di pi, mi rese bene accetta alla comunit. Cos 
ottenni l'abilitazione e per qualche anno insegnai inglese alle superiori. Ma a 
Richard non piaceva che lavorassi. Diceva che era perfettamente in grado di 
mantenerci e che non c'era alcuna necessit che continuassi, soprattutto 
considerando che i bambini stavano crescendo. Alla fine smisi e divenni una 
moglie di agricoltore a tempo pieno. Questo  tutto.
Si accorse che lui aveva bevuto quasi tutto il t e gliene vers dell'altro.
Grazie. Le piace vivere nello Iowa?
Era quello il momento della verit, comprese lei. La risposta standard era: 
Certo. E' tranquillo, qui. E la gente  simpatica:.
Non rispose subito. Potrei avere un'altra sigaretta? Di nuovo il pacchetto di 
Camel, di nuovo il leggero contatto con la sua mano. Il sole inond la veranda 
sul retro e il cane si alz e scomparve alla vista. Per la prima volta, 
Francesca guard Robert Kincaid negli occhi.
Immagino che dovrei dire 'Certo. E' tranquillo, qui. E la gente  simpatica'. 
E' tutto vero, o quasi. E' tranquillo. E la gente  a posto, per certi versi. Ci 
aiutiamo gli uni con gli altri. Se qualcuno si ammala o si fa male, sono i 
vicini a mietere il granturco o a tagliare l'avena, a fare tutto quello che c' 
da fare. In citt, non c' bisogno di chiudere l'auto e i bambini possono 
correre dove vogliono; non c' nessun pericolo. La gente di qui ha un sacco di 
buone qualit e io la rispetto per questo.
Ma... esit, tir una boccata, guard Robert Kincaid che le sedeva di fronte, 
non  quello che sognavo quando ero ragazza. La confessione, finalmente. Da 
anni quelle parole erano annidate dentro di lei, e non le aveva mai pronunciate. 
Ma lo aveva fatto ora, davanti a un uomo arrivato su un furgone verde da 
Bellingham, Washington.
Per un momento lui non parl. Poi disse: Qualche giorno fa ho scarabocchiato 
qualcosa sul mio taccuino, pensando di servirmene in futuro. L'idea mi era 
venuta mentre guidavo; mi capita spesso. Il senso era pi o meno questo: 'I 
vecchi sogni erano bei sogni; non si sono avverati, ma sono contento di averli 
coltivati'. Non so bene che cosa significhi, ma ho l'impressione che ci sia 
qualcosa di vero. Per questo credo di sapere quello che prova.
E allora Francesca gli sorrise. Per la prima volta gli rivolse un sorriso caldo 
e intenso. E l'istinto del giocatore ebbe il sopravvento. Le andrebbe di 
fermarsi a cena? La mia famiglia non  qui e in casa non c' molto, ma posso 
mettere insieme qualcosa.
Be', sono piuttosto stufo di ristoranti e piatti pronti, questo  sicuro. Se 
non la disturba troppo, mi farebbe piacere.
Le piacciono le braciole di maiale? Potrei prepararle con un po' di verdura 
dell'orto.
 La verdura mi baster. Non mangio carne, non ne mangio da anni. Non per scelta 
ideologica;  solo che preferisco cos.
Di nuovo Francesca sorrise. Questo  un punto di vista che dalle nostre parti 
non incontrerebbe molto favore. Richard e i suoi amici direbbero che sta 
cercando di distruggere i loro mezzi di sostentamento. Io stessa non mangio 
molta carne, non so bene il perch, forse semplicemente perch non mi piace pi 
di tanto. Ma ogni volta che mi azzardavo a preparare un pasto senza carne, si 
scatenava la ribellione. Cos alla fine ho rinunciato. Sar divertente 
escogitare qualcosa di diverso, tanto per cambiare.
Benissimo, ma non si dia troppo da fare per me. Senta, ho parecchi rullini 
nella frigoborsa. Devo togliere il ghiaccio che si  sciolto e riordinare il 
materiale. Ci metter un po'.  Si alz e bevve l'ultimo sorso di t.
Lei lo guard varcare la porta della cucina, attraversare la veranda e scendere 
in cortile. Diversamente da come facevano tutti, non lasci sbattere la porta 
schermata, ma l'accompagn con la mano. Un istante prima di uscire, si chin ad 
accarezzare il collie, che lo ricambi con parecchie leccate umide sulle 
braccia.
Al piano di sopra, Francesca fece un rapido bagno e, mentre si asciugava, 
sbirci fuori da sopra la mezza tendina. Lui aveva aperto la valigia e si stava 
lavando con la vecchia pompa a mano. Avrebbe potuto invitarlo a fare una doccia 
in casa e in effetti aveva pensato di farlo, ma la familiarit che quel gesto 
implicava l'aveva trattenuta e in seguito, galleggiando nella propria 
confusione, se n'era dimenticata.
Ma Robert Kincaid si era lavato in condizioni ben peggiori. Con secchiate 
d'acqua rancida nel paese delle tigri, con la sua borraccia nel deserto. Nel 
cortile di lei, si denud fino alla cintola, usando la camicia sporca come 
spugna e asciugamano insieme. Un asciugamano, si rimprover lei. Almeno 
quello avrei potuto darglielo.
Il sole incendi la lama del suo rasoio, posato sul cemento accanto alla pompa, 
e lei rimase a guardarlo mentre si insaponava il viso e si radeva. Era - di 
nuovo quella parola - asciutto. Di struttura non troppo robusta, alto sul metro 
e ottantacinque, piuttosto snello. Ma le spalle erano ampie e il suo ventre 
piatto come la lama di un coltello. Qualunque et avesse, non sembrava affatto 
vecchio, e non assomigliava per nulla agli uomini di l, appesantiti da troppo 
sugo e troppi biscotti fin dal mattino.
Nel corso della sua ultima spedizione a Des Moines, Francesca aveva comperato un 
profumo nuovo, Wind Song, e ora lo us con parsimonia. Che cosa indossare? 
Niente di troppo elegante; sarebbe stato fuori luogo, visto che lui era ancora 
in abiti da lavoro. Camicia bianca a maniche lunghe, rimboccate appena sotto i 
gomiti, un paio di jeans puliti, sandali, gli orecchini d'oro a cerchio che, 
secondo Richard, la facevano assomigliare a una sgualdrina, e un braccialetto 
d'oro. Si pettin i capelli all'indietro e li assicur con un fermaglio sulla 
nuca, lasciando che le ricadessero sulle spalle. Perfetto.
Quando scese in cucina, lui era di nuovo seduto al tavolo, con i suoi zaini, la 
sua frigoborsa e una camicia kaki pulita su cui spiccavano le bretelle 
arancioni. Sul tavolo c'erano tre macchine fotografiche, cinque obiettivi e un 
pacchetto nuovo di Camel. Tutte le macchine erano di marca Nikon e cos gli 
obiettivi, alcuni corti, altri medi e uno pi lungo. L'attrezzatura era piena di 
graffi e mostrava qua e l qualche ammaccatura, eppure lui la maneggiava con 
cura anche se in modo disinvolto, pulendo, spazzolando e soffiando.
Alz gli occhi su di lei, di nuovo serio e come intimidito. Ho delle birre 
nella frigoborsa. Ne vuole una?
Volentieri.
Lui estrasse due bottiglie di Budweiser. Quando sollev il coperchio, lei 
distinse alcuni contenitori di plastica trasparente, in cui i rullini erano 
allineati come pezzi di legna da ardere. Oltre alle due che aveva tirato fuori, 
c'erano altre quattro bottiglie di birra.
Francesca fece scorrere un cassetto in cerca dell'apribottiglie. Ce l'ho io, 
disse Robert. Estrasse dalla guaina il coltello da campeggio e con gesti esperti 
fece saltare i tappi.
Le tese una bottiglia e sollev la sua in un mezzo brindisi. Ai ponti coperti 
nel tardo pomeriggio o, meglio ancora, nella calda e rossa luce del mattino. 
Sorrise.
Francesca non disse nulla, ma ebbe un sorriso lieve e alz appena la sua 
bottiglia, esitante, un po' impacciata. Uno strano sconosciuto, fiori, profumo, 
birra e un brindisi in un afoso luned di fine estate. Era quasi pi di quanto 
potesse affrontare.
Tanto tempo fa c'era qualcuno che un pomeriggio d'agosto aveva una gran sete. 
Chiunque fosse a sovrintendere alla questione 'sete', mise insieme qualcosa e 
invent la birra. Fu cos che nacque, ed  cos che venne risolto un problema. 
Stava armeggiando con uno degli apparecchi fotografici, ed era come se parlasse 
alla macchina, mentre stringeva una vite con un piccolo cacciavite da 
gioielliere.
Esco un momento in giardino. Torno subito.
Lui alz gli occhi. Serve aiuto?
Scuotendo la testa lei gli pass accanto, conscia degli occhi di lui fissi sui 
suoi fianchi, chiedendosi se l'avrebbe seguita con lo sguardo per tutta la 
lunghezza della veranda e immaginando che s, lo avrebbe fatto.
Aveva ragione. Lui la osserv. Scosse la testa e la guard di nuovo. Studiava il 
suo corpo, pensava all'intelligenza di cui, ora lo sapeva, era dotata, 
fantastic sulle altre cose che intuiva in lei. Ne era attratto, e non voleva.
Ora il giardino era immerso nell'ombra. Francesca si aggir tra le piante con 
una bacinella smaltata di bianco. Raccolse carote e prezzemolo, e poi pastinaca, 
cipolle e rape.
Quando rientr in cucina, Robert Kincaid stava rifacendo gli zaini, con ordine e 
precisione, not lei. Era evidente che ogni cosa aveva il suo posto e che l 
veniva sempre ricollocata. Aveva finito la birra e ne aveva aperte altre due, 
sebbene Francesca non avesse ancora terminato di bere la prima. Lei rovesci la 
testa all'indietro e vuot la bottiglia, che poi gli porse.
Posso fare qualcosa? domand lui.
Pu portare dentro l'anguria che  sulla veranda, e prendere qualche patata dal 
secchio che trover fuori dalla porta.
Si muoveva con tanta agilit che a lei sembr non fosse neanche uscito quando lo 
vide rientrare, con l'anguria sotto il braccio e quattro patate in mano. 
Bastano?
Lei annu, e intanto pensava che c'era qualcosa di irreale in lui. Kincaid pos 
le patate accanto al lavello dove Francesca stava pulendo le verdure e torn 
alla sua sedia. Si accese un'altra Camel.
Quanto si fermer? chiese lei, gli occhi fissi sugli ortaggi.
Non lo so ancora. Questo  un periodo tranquillo per il lavoro e non devo 
consegnare il servizio sui ponti coperti prima di tre settimane ancora. Tutto il 
tempo che sar necessario, direi. Probabilmente una settimana. 
Dove alloggia? In citt?
S. Un posticino con dei bungalow. Un "Motor Court" o un altro. Mi sono 
registrato stamattina;  per questo che non ho ancora scaricato l'attrezzatura.
Gi, non ci sono altri posti, fatta eccezione per la casa della signora 
Carlson, affitta delle stanze. Ma i ristoranti saranno una delusione per lei, 
soprattutto considerate le sue abitudini alimentari.
Lo so. E' una vecchia storia. Ma ho imparato a cavarmela ugualmente. In questo 
periodo dell'anno non  poi tanto male; trovo sempre prodotti freschi nei negozi 
e sulle bancarelle lungo la strada. Pane e qualcosa per accompagnarlo, pi o 
meno non mi serve altro. Ma un invito a cena fa sempre piacere; gliene sono 
grato.
Lei allung la mano per accendere la piccola radio, una di quelle con due soli 
quadranti e tela marrone sugli altoparlanti. Con il tempo in pugno e il cielo 
dalla mia parte... cantava una voce con un sottofondo di chitarre. Lasci basso 
il volume.
Sono bravo ad affettare la verdura, si offr lui.
Benissimo. L c' il tagliere, il coltello lo trova nel cassetto sotto. Voglio 
preparare un minestrone, quindi la pu tagliare a cubetti.
In piedi a pochi passi da lei, la testa china, lui cominci ad affettare le 
carote e le rape, le pastinache e le cipolle. Francesca pelava le patate nel 
lavello, acutamente conscia della vicinanza di uno sconosciuto. Non avrebbe mai 
pensato di poter sbucciare patate in uno stato d'animo cos insolito.
Suona la chitarra? Ho visto la custodia, sul furgone.
Un po'. Mi fa compagnia, nulla di pi. Mia moglie era una cantante folk, molto 
prima che quel genere diventasse cos popolare, e mi ha dato qualche lezione.
Francesca si era leggermente irrigidita nel sentirlo pronunciare la parola 
"moglie". Il perch, non avrebbe saputo dirlo. Lui aveva tutti i diritti di 
essere sposato, ma chiss perch lo stato coniugale non gli si confaceva. Non 
voleva che fosse sposato.
Non ce l'ha fatta a sopportare le mie lunghe assenze. Non che la biasimi per 
questo. Se n' andata nove anni fa e l'anno successivo abbiamo divorziato. Non 
avevamo figli, ed  stato tutto piuttosto semplice. Si  portata via soltanto 
una chitarra.
Ha pi avuto sue notizie da allora?
Mai.
Non disse altro. Francesca non insistette sull'argomento, ma egoisticamente si 
sentiva meglio e ancora una volta si chiese perch mai la cosa le stesse a 
cuore.
Sono stato in Italia, riprese lui. Due volte. Lei di dov'?
Napoli.
Non l'ho mai vista. La prima volta sono stato al nord, per un servizio sul 
fiume Po. E la seconda in Sicilia.
Francesca pelava le patate; per un istante pens all'Italia, consapevole della 
presenza di Robert Kincaid accanto a lei.
Le nuvole che erano sopraggiunte da occidente avevano frantumato la luce del 
sole, i cui raggi si diffondevano ora in numerose direzioni. Lui si sporse a 
guardare fuori dalla finestra sovrastante il lavello. Luce divina. Le societ 
che producono calendari la adorano. E cos le riviste religiose.
Sembra interessante il suo lavoro. Francesca sentiva la necessit di mantenere 
la conversazione su un piano neutrale.
E lo . Mi piace molto. Mi piace la strada e mi piace fare foto.
Aveva detto fare, not lei. Dunque lei fa fotografie, non le scatta?
Infatti. Mi piace pensarlo, almeno. C' differenza tra i fotografi della 
domenica e quelli che lo fanno per vivere. Quando avr finito con il ponte che 
abbiamo visto oggi, rester sorpresa. L'avr trasformato in qualcosa di mio, 
grazie alla scelta degli obiettivi, dell'angolazione o della composizione 
generale, o, pi probabilmente, grazie a una combinazione di tutti questi 
fattori.
Non mi limito a riprodurre le cose cos come sono; tento di farne qualcosa che 
rifletta il mio livello di consapevolezza personale, la mia anima, se vuole. 
Cerco la poesia contenuta nell'immagine. La rivista ha il suo stile e le sue 
esigenze e io non sempre sono d'accordo con le scelte della redazione; anzi, 
quasi mai. E questo li infastidisce, anche se naturalmente sono loro a decidere 
che cosa pubblicare e che cosa scartare. Conoscono i loro lettori, immagino, ma 
vorrei che di tanto in tanto accettassero di correre qualche rischio. Se la 
prendono, quando provo a parlarne.
Ecco dove sta la difficolt di guadagnarsi da vivere con l'arte. Devi vedertela 
con il mercato, e il mercato, il mercato di massa, mira a soddisfare i gusti 
della media. E' da l che arriva il guadagno, e suppongo che questa sia la 
realt dei fatti. Ma, come ho detto, pu diventare estremamente limitante. Per 
mi permettono di tenere le foto che a loro non interessano, e in questo modo mi 
sono organizzato un archivio personale di quelle che mi piacciono.
Ogni tanto, un'altra pubblicazione ne compera una o due, oppure vengo 
incaricato di scrivere un pezzo su una localit che ho visitato e di illustrarlo 
con immagini un po' pi audaci di quelle preferite dal "Geographic".
Un giorno o l'altro scriver un saggio intitolato "Le virt del dilettantismo", 
dedicato a tutti coloro che avrebbero desiderato guadagnarsi da vivere con 
l'arte. Non c' nulla che uccida la passione artistica pi delle regole del 
mercato. Il mondo si fonda soprattutto sulla sicurezza. La gente vuole 
sicurezza, e i giornali e i produttori gliela danno, le danno omogeneit, ci 
che  familiare e rassicurante, non le propongono sfide.
Sono il profitto, gli abbonamenti e tutto il resto a dominare il mondo 
artistico. Stiamo finendo tutti imbrigliati alla grande ruota dell'uniformit.
Nel marketing, non fanno che parlare dei cosiddetti 'consumatori'. Ogni volta 
che sento questo termine, mi viene in mente un ometto piccolo e grasso, con 
indosso bermuda sformati, una camicia hawaiana e un cappello di paglia da cui 
penzola un apriscatole, e manciate di dollari in ogni mano.
Francesca rise piano, pensando alla sicurezza e al comfort.
Ma in fondo non posso lamentarmi. Come ho detto, viaggiare mi piace, mi piace 
andarmene in giro con le mie macchine e vivere all'aperto. La realt non  
esattamente come le battute d'inizio facevano presagire, ma tutto sommato rimane 
una canzone accettabile.
Forse, pensava Francesca, per Robert Kincaid quelle erano chiacchiere banali, ma 
per lei era pura letteratura. Nella Madison County la gente non parlava cos, e 
certo non di quelle cose. Gli argomenti di conversazione erano il tempo, i 
prezzi dei prodotti agricoli, i bambini appena nati e i funerali, i programmi 
governativi e le squadre sportive. Niente arte n fantasia. Nulla della realt 
che faceva tacere la musica e costringeva i sogni nel cassetto.
Lui aveva finito di affettare le verdure. Posso fare qualcos'altro?
Lei scosse la testa. No,  tutto sotto controllo.
Kincaid torn a sedersi al tavolo; fumava e di tanto in tanto beveva un sorso di 
birra. Lei cucinava e a sua volta sorseggiava la birra. L'alcol, anche se in 
quella piccola quantit, cominciava a farsi sentire. La sera dell'ultimo 
dell'anno, alla Legion Hall, lei e Richard si concedevano qualche bicchiere, ma 
per il resto bevevano di rado e in casa non tenevano alcolici, a eccezione di 
una bottiglia di brandy che lei aveva comperato un giorno, spinta da un vago 
anelito di trovare un po' di avventura e romanticismo anche nella vita rurale. 
La bottiglia era ancora sigillata.
Olio e una tazza e mezzo di verdure. Far cuocere finch non imbiondiscono. 
Aggiungere farina e mescolare bene. Poi acqua, mezzo litro. Infine la verdura 
rimasta, il sale e il pepe. Cuocere a fuoco basso per quaranta minuti circa.
Regolata la fiamma, Francesca si mise di nuovo seduta di fronte a lui. 
Avviluppava la stanza una sensazione di tranquilla intimit, stimolata in 
qualche modo da quelle semplici operazioni di cucina. Preparare la cena per uno 
sconosciuto che al tuo fianco tagliava le rape e, con esse, la distanza tra di 
voi, annullava almeno parzialmente la sensazione di estraneit. E al suo posto 
subentrava l'intimit.
Lui spinse verso di lei il pacchetto di Camel su cui aveva posato l'accendino. 
Francesca prese una sigaretta, armeggi goffamente con lo Zippo. Non voleva 
accendersi. Lui sorrise appena, con gentilezza glielo tolse di mano e fece 
scattare due volte la rotella della pietrina per far scoccare la scintilla. Lei 
si protese ad accendere. Di solito una presenza maschile la rendeva pi 
consapevole della propria grazia, ma con Robert Kincaid era diverso.
Il sole prima bianco si era fatto di fuoco e ardeva rosso proprio sopra i campi 
di granturco. Dalla finestra della cucina Francesca vide uno sparviero che 
cavalcava le correnti ascensionali della prima serata. La radio trasmetteva il 
notiziario delle sette e gli indici di borsa. E Francesca guardava al di l del 
piano di formica gialla, verso Robert Kincaid che aveva percorso molta strada 
per arrivare nella sua cucina. Una lunga strada, e non solo in chilometri.
Si sente gi un buon profumo, osserv lui indicando i fornelli. Un profumo 
di... pace. La guard.
Pace? Come pu qualcosa profumare di pace? Ma poi ci pens su e comprese che 
lui aveva ragione. Dopo le braciole di maiale, le bistecche e gli arrosti che 
preparava per la sua famiglia, quello era un modo di cucinare che sapeva di 
pace. Nessuna violenza, in nessun punto della catena alimentare, a eccezione 
forse di quella insita nella raccolta delle verdure. Il minestrone bolliva piano 
e profumava di pace. C'era pace in cucina.
Se non le secca, mi parli della sua vita in Italia. Si era allungato sulla 
sedia, la gamba destra incrociata sulla sinistra all'altezza della caviglia.
In presenza di lui il silenzio la sgomentava, cos parl. Gli raccont della sua 
infanzia, della scuola privata, delle suore e dei suoi genitori... casalinga, 
direttore di banca. Di come, da ragazzina, se ne stava davanti al mare a 
guardare attraccare le navi provenienti da tutto il mondo. Dei soldati americani 
arrivati in seguito. Del suo incontro con Richard in un bar dove lei e certe sue 
amiche stavano bevendo il caff. La guerra aveva sconvolto la loro vita e 
cominciavano a chiedersi se si sarebbero mai sposate. Non fece parola di 
Niccol.
Lui ascoltava senza dire nulla, limitandosi di tanto in tanto a un cenno della 
testa. Quando lei finalmente tacque, osserv Ha detto di avere dei figli, 
vero?
S. Michael ha diciassette anni, Carolyn sedici. Tutti e due vanno a scuola a 
Winterset. Hanno finito le superiori; ecco perch sono andati all'Illinois State 
Fair. A presentare il manzo di Carolyn.
Una cosa che non sono mai riuscita a capire  come possano nutrire un amore 
cos devastante per gli animali, occuparsene con tanta dedizione e poi venderli 
perch siano macellati. Ma non mi azzardo a parlarne; Richard e i suoi amici mi 
salterebbero addosso. E tuttavia continuo a pensare che c' una sorta di 
spietata, crudele contraddizione in tutto questo.
Pronunciare il nome di Richard la fece sentire in colpa. Non aveva fatto nulla, 
assolutamente nulla. E tuttavia si sentiva colpevole, di una colpa scaturita da 
possibilit vaghe e remote. E si chiese come arrivare alla fine della serata e 
se non fosse andata a ficcarsi in una situazione che non era in grado di 
gestire. Forse Robert Kincaid se ne sarebbe semplicemente andato, e questo 
sarebbe stato tutto. Sembrava un tipo tranquillo, educato, forse addirittura un 
po' timido.
Mentre chiacchieravano, il crepuscolo trascolor in una luce azzurra e brumosa 
che bagnava l'erba dei prati. Lui apr altre due birre mentre il minestrone di 
Francesca bolliva pacificamente. Lei si alz per buttare gli gnocchetti 
nell'acqua bollente, poi si appoggi al lavello, sentendosi favorevolmente 
disposta verso Robert Kincaid di Bellingham. Sperava che non se ne andasse 
troppo presto.
Lui si serv due volte del minestrone, con gesti pacati e cortesi, ed entrambe 
le volte non manc di dirle che era buonissimo. L'anguria era perfetta. La birra 
era fredda al punto giusto. La sera era azzurra. Francesca Johnson aveva 
quarantacinque anni, e Hank Snow cantava una canzone nostalgica sulle onde della 
K.M.A. di Shenandoah, Iowa.


ANTICHE SERE, MUSICA LONTANA.


E ora? pens Francesca. La cena era finita ma loro due indugiavano ancora a 
tavola. Fu lui a venirle in aiuto. Le va di fare una passeggiata nei prati? 
L'aria si sta rinfrescando un po'. Quando lei assent, estrasse una macchina 
fotografica da uno degli zaini e se la butt in spalla.
Kincaid apr la porta sul retro e si fece da parte per lasciarla passare prima 
di chiuderla gentilmente dietro di s. Percorsero il marciapiede crepato, 
attraversarono il cortile di ghiaia e si diressero verso i prati a est del 
capannone che ospitava le macchine agricole, da cui si sprigionava un odore di 
lubrificante riscaldato dal sole.
Arrivati alla recinzione, lei abbass con una mano il filo spinato e lo 
scavalc; sent la rugiada bagnarle i piedi protetti solo dai sandali. Lui fece 
lo stesso, sollevando con facilit gli stivali.
Questo lo chiamate prato o pascolo? chiese.
Pascolo, credo. E' il bestiame che provvede a tenere corta l'erba. Attenzione 
agli escrementi. Una luna quasi piena saliva nel cielo di oriente, che si era 
fatto azzurro al calare del sole. Sulla strada sottostante, un'auto sfrecci con 
un brontolio sordo. Il ragazzo dei Clark. Terzino della squadra di football di 
Winterset. Usciva con Judy Leverenson.
Era molto tempo che non faceva una passeggiata come quella. Dopo la cena, che 
consumavano sempre alle cinque, c'era il telegiornale, e quindi i programmi 
della sera, seguiti da Richard e a volte dai ragazzi, dopo che avevano fatto i 
compiti. Di solito Francesca restava in cucina a leggere libri della biblioteca 
di Winterset e del club a cui era iscritta, storia, narrativa e poesia, oppure, 
quando era bel tempo, andava a sedersi sulla veranda. La televisione la 
annoiava.
Quando Richard la chiamava: Frannie, questo lo devi proprio vedere! lo 
raggiungeva e restava con lui per un po'. Di solito era Elvis a suscitare quei 
richiami. E anche i Beatles, quando erano apparsi la prima volta all'"Ed 
Sullivan Show". Richard guardava le loro capigliature e scuoteva la testa, 
incredulo e disapprovante.
Per qualche minuto, striature rossastre solcarono il cielo. Io questo lo chiamo 
'effetto rimbalzo', disse Robert Kincaid indicando in alto. Quasi tutti hanno 
troppa fretta di mettere via la macchina fotografica. Dopo il tramonto c' 
spesso un breve arco di tempo in cui la luce e i colori sono bellissimi. Sono 
soltanto pochi minuti, quando il sole  gi scomparso all'orizzonte ma il cielo 
ne riflette ancora la luce.
Francesca non fece commenti, ma si interrogava sul conto di un uomo al quale 
sembrava importante la differenza tra prato e pascolo, che si entusiasmava per 
le sfumature del cielo, che scriveva poesie ma poca narrativa. Che suonava la 
chitarra, si guadagnava da vivere con le immagini e portava la sua attrezzatura 
in due zaini. Che assomigliava al vento. Come il vento si muoveva. E forse dal 
vento era venuto.
Lui guardava ancora in alto, le mani infilate nelle tasche dei Levi's, la 
macchina fotografica appoggiata sul fianco sinistro. Le mele argentee della 
luna! Le mele dorate del sole. Con la sua voce di mezzo baritono recit i versi 
come avrebbe fatto un attore professionista.
Lei lo guard. W. B. Yeats, "The Song of Wandering Aengus".
Giusto. In gamba, quello Yeats. Realismo, concisione, sensualit, bellezza, 
magia. Si adatta alle mie origini irlandesi.
Aveva detto tutto in sole cinque parole. Francesca aveva faticato per spiegare 
Yeats agli studenti di Winterset, ma senza grandi risultati. Se aveva scelto 
Yeats era stato anche per quello che Kincaid aveva appena detto, persuasa che 
certe caratteristiche sarebbero piaciute ad adolescenti con il glande 
martellante come le marcette della banda nell'intervallo fra il primo e il 
secondo tempo di una partita di football. Ma i pregiudizi che nutrivano nei 
confronti della poesia, l'abitudine a considerarla il prodotto di una virilit 
incerta, erano stati troppo perfino per Yeats.
Ripens a Matthew Clark che guardava il suo compagno di banco e racchiudeva le 
mani come per posarle sui seni di una donna quando lei leggeva Le dorate mele 
del sole. Tutti e due avevano ridacchiato, e le ragazze sedute con loro 
nell'ultima fila erano arrossite.
Quel modo di pensare li avrebbe accompagnati per tutta la vita. Era stata questa 
consapevolezza a scoraggiarla; si era sentita umiliata e sola, a dispetto 
dell'apparente cordialit della gente del posto. L i poeti non erano i 
benvenuti. A compensazione del loro autoimposto senso di inferiorit culturale, 
gli abitanti della Madison County amavano ripetere: E' un buon posto per 
crescere i bambini. E ogni volta lei provava l'impulso di ribattere: Ma  un 
buon posto per crescere gli adulti?
Senza una meta precisa, si inoltrarono lentamente nel pascolo per un centinaio 
di metri e, disegnando una curva, tornarono verso la casa. L'oscurit cal su di 
loro mentre scavalcavano la recinzione, questa volta fu lui ad abbassare il 
filo.
Francesca si ricord del brandy. Ho una bottiglia di brandy. O preferisce un 
po' di caff?
C' la possibilit di averli tutti e due? Le sue parole emersero dal buio, ma 
lei comprese che stava sorridendo.
Erano gi dentro l'alone di luce descritto sull'erba e sulla ghiaia dalla 
lampada esterna quando lei rispose: Naturalmente, e qualcosa nel suono della 
sua voce la turb. Era il suono delle chiare risate nei caff di Napoli.
Non fu facile trovare due tazze prive di scheggiature. Sebbene sapesse con 
certezza che le tazze sbeccate erano parte integrante della vita di lui, questa 
volta ne voleva di perfette. I bicchieri del brandy, due di quelli che stavano 
sul fondo della credenza, capovolti, non erano mai stati usati. Come il brandy. 
Dovette alzarsi in punta di piedi per raggiungerli, conscia dei sandali umidi e 
dei jeans che le si tendevano sulle natiche.
Seduto sulla stessa sedia che aveva occupato a cena, lui la guardava. Gli 
antichi istinti. Gli antichi istinti che si andavano risvegliando. Si chiese 
quale fosse la consistenza dei suoi capelli al tocco, in che modo la curva della 
schiena di lei si sarebbe adattata al cavo della sua mano, che effetto avrebbe 
fatto sentirla sotto di s.
Gli antichi istinti lottavano contro tutto ci che  acquisito, contro il decoro 
costruito in secoli di cultura, contro le dure regole dell'uomo civile. Si 
sforz di pensare a qualcos'altro, alla fotografia o alla strada, ai ponti 
coperti. Qualsiasi cosa che non fosse l'aspetto di lei in quel momento.
Non ci riusc e di nuovo torn a chiedersi che cosa avrebbe provato nello 
sfiorarle la pelle, nel premere il ventre contro quello di lei. Domande eterne, 
e sempre uguali. I maledetti antichi istinti, che si dibattevano sotto la 
superficie. Li ricacci indietro, li spinse gi, e, accesa una Camel, inspir 
profondamente.
Lei sapeva che la stava studiando, sebbene il suo fosse un esame cauto, mai 
palese n invadente. Sapeva che lui aveva capito che quei bicchieri non avevano 
mai contenuto del brandy. Ed era certa che, in virt del suo senso del tragico, 
tipicamente irlandese, quel vuoto risvegliava in lui una qualche emozione. Non 
piet. No, non era piet che provava. Tristezza, forse. Le pareva quasi di 
percepire i pensieri che si andavano formando nella sua mente:

"La bottiglia ancora chiusa,
e i bicchieri vuoti,
che lei cercava,
da qualche parte sul Middle River,
nello Iowa.
Io la guardavo con occhi
che avevano visto un Jivaro del Rio delle Amazzoni
e la Via della Seta,
dove la polvere delle carovane
si inerpicava dietro di me,
protendendosi verso vergini spazi
del cielo d'Asia".

Mentre toglieva il sigillo dal tappo, Francesca guard le proprie unghie, 
desiderando che fossero pi lunghe e pi curate. Ma la vita di fattoria non 
consentiva di avere le unghie lunghe. E fino a quel momento non se n'era mai 
preoccupata.
Pose il brandy e i due bicchieri sul tavolo. Mentre lei preparava il caff, lui 
apr la bottiglia e vers la giusta quantit di liquore in entrambi i bicchieri. 
Robert Kincaid non era nuovo al rito del brandy dopo cena.
Lei si chiese in quante cucine, in quanti ristoranti di lusso, in quanti 
soggiorni dalla luce soffusa avesse praticato quel piccolo rituale. Quante mani 
dalle lunghe unghie avesse visto stringersi intorno allo stelo di un bicchiere 
da brandy, quante paia di occhi rotondi e azzurri, castani e allungati, lo 
avessero osservato nel corso di esotiche serate, mentre barche a vela 
dondolavano al largo della costa e l'acqua schiaffeggiava i moli di antichi 
porti.
L'illuminazione centrale della cucina era troppo intensa per il caff e il 
brandy. Francesca Johnson, moglie di Richard Johnson, l'avrebbe lasciata accesa. 
Francesca Johnson, una donna che passeggiava tra l'erba e sfogliava sogni 
adolescenziali, l'avrebbe spenta. Ci voleva una candela, ma sarebbe stato 
eccessivo. Lui avrebbe potuto farsi idee sbagliate. Accese la piccola lampada 
sopra il lavello e spense quella centrale. Non era ancora la perfezione, ma 
andava gi meglio.
Lui sollev il bicchiere all'altezza delle spalle e lo accost a quello di lei. 
Alle antiche sere e alla musica lontana. Per qualche ragione, il brindisi le 
tolse il fiato per un istante. Ma tocc con il suo il bicchiere di lui, e anche 
se avrebbe voluto ripetere: Alle antiche sere e alla musica lontana, si 
accontent di abbozzare un sorriso.
Seduti, fumarono in silenzio, bevendo brandy e caff. Un fagiano grid nei 
campi. In cortile Jack, il collie, abbai due volte. Le zanzare saggiavano la 
zanzariera della finestra vicina al tavolo, e una falena solitaria, dai pensieri 
tortuosi ma dall'istinto sicuro, fu attirata dalle infinite possibilit della 
luce sul lavello.
Faceva ancora caldo e non c'era un alito di vento, ma l'aria era umida. Robert 
Kincaid sudava leggermente, i primi due bottoni della camicia slacciati. Non la 
guardava direttamente, ma lei intuiva di essere compresa nella sua visione 
periferica, sebbene lui paresse guardare fuori dalla finestra. Sedeva in modo da 
permetterle di distinguere un lembo di pelle del suo torace e le goccioline di 
sudore che lo imperlavano.
Sensazioni gradevoli si agitavano in Francesca, sensazioni antiche che parlavano 
di musica e di poesia. E tuttavia, pens, era ora che lui se ne andasse. 
L'orologio sopra il frigorifero segnava le nove e cinquantadue. Alla radio c'era 
Faron Young, con una canzone di qualche anno addietro "The Shrine of Saint 
Cecilia". Martire romana del terzo secolo dopo Cristo, ramment Francesca. 
Patrona della musica e dei ciechi.
Il bicchiere di lui era vuoto. Mentre lui girava la testa verso l'interno, 
Francesca impugn la bottiglia di brandy per il collo e fece il gesto di versare 
di nuovo. Lui scosse la testa: Il Roseman Bridge all'alba. E' meglio che vada.
Lei ne fu sollevata. E al contempo precipit nella delusione. Tutto era caos 
dentro di lei. S, ti prego, vattene. Bevi un altro brandy. Resta. Va'. A Faron 
Young non importava nulla delle sue sensazioni. E neppure importava alla falena 
che svolazzava sopra il lavello. Non riusciva a capire che cosa stesse pensando 
Robert Kincaid.
Lui si alz, si butt uno zaino sulla spalla sinistra, mise l'altro sopra la 
frigoborsa. Lei fece il giro del tavolo. Prese la mano che lui le porgeva. 
Grazie per la serata, per la cena e per la passeggiata. E' stato tutto molto 
bello. Lei  una brava persona, Francesca. Tenga il brandy sul davanti della 
credenza; forse dopo un po' funzioner.
Dunque sapeva; proprio come aveva immaginato. Ma non si sentiva offesa dalla sua 
osservazione. Lui stava parlando di romanticismo, e le sue intenzioni non 
avrebbero potuto essere migliori. Lo capiva dalla dolcezza con cui aveva 
parlato. Ci che non sapeva era che lui avrebbe voluto gridare alle pareti della 
cucina, scolpendo le sue parole nell'intonaco: Cristo Santo, Richard Johnson, 
sei davvero il grosso idiota che io credo tu sia?
Lo segu fino al furgone e rimase a guardarlo caricare l'attrezzatura. Il collie 
attravers il cortile, cominci ad annusare il veicolo. Qui, Jack, sibil lei, 
e il cane le si mise al fianco, ansimante.
Arrivederci. Stia bene, la salut lui, indugiando un istante accanto alla 
portiera. Per un attimo la guard dritto negli occhi poi, con un unico 
movimento, fu dietro al volante e richiuse lo sportello. Accese il vecchio 
motore, premendo pi volte sull'acceleratore. Sorridendo, si sporse dal 
finestrino. Credo che abbia bisogno di una messa a punto.
Spinse il pedale della frizione, ingran la retromarcia, cambi di nuovo e 
infine si mosse nel cortile illuminato. Un attimo prima che il furgone sparisse 
nell'oscurit del viale, la sua mano sinistra sbuc dal finestrino in un gesto 
di saluto. E lei, sebbene sapesse che non poteva vederla, salut a sua volta.
Mentre il furgone discendeva il vialetto, Francesca percorse qualche metro di 
corsa, poi si ferm nel buio, seguendo con gli occhi i fanalini rossi che si 
allontanavano sobbalzando. Robert Kincaid gir a sinistra sulla strada 
principale, in direzione di Winterset; lampi di calore solcavano il cielo 
d'estate e Jack caracollava gi verso la veranda.
Dopo che lui se ne fu andato, Francesca indugi davanti allo specchio del 
cassettone, nuda. I due parti le avevano allargato i fianchi solo 
impercettibilmente, il seno era ancora fermo e sodo, n troppo grande n troppo 
piccolo, il ventre appena arrotondato. Lo specchio non le permetteva di vedere 
le gambe, ma sapeva che erano ancora belle. Avrebbe dovuto depilarsi pi spesso, 
ma l in campagna non sembrava avesse molta importanza.
Richard faceva l'amore con lei di rado, una volta ogni due mesi o gi di l; era 
sempre una faccenda rapida, statica e rudimentale, e lui non sembrava 
particolarmente interessato a profumi, depilazioni e roba del genere. Era facile 
lasciarsi andare.
Per lui, la moglie era soprattutto un socio d'affari e, per certi versi, 
Francesca ne era lieta. Ma dentro di lei si agitava un'altra persona, una donna 
che voleva immergersi nell'acqua calda e profumata... ed essere presa, 
trasportata in alto, travolta da una forza di cui intuiva l'esistenza ma che non 
traduceva mai in parole compiute, neppure nella propria mente.
Si rivest e, seduta al tavolo di cucina, scarabocchi qualche parola su un 
mezzo foglio di carta ordinaria. Jack la segu fino al furgoncino Ford e salt 
dentro quando lei apr la portiera. Uscirono in retromarcia dal capannone. Il 
collie si era sistemato sul sedile del passeggero, con la testa fuori dal 
finestrino; si gir per guardarla una volta e poi torn a voltarsi mentre 
discendevano il vialetto e in fondo giravano a destra, sulla provinciale.
Il Roseman Bridge era immerso nel buio, ma Jack avanz a lunghi balzi, annusando 
qua e l, mentre lei prendeva la pila. Con una puntina affisse il biglietto sul 
lato sinistro dell'ingresso al ponte, poi torn a casa.


I PONTI DI MARTEDI'.


Robert Kincaid oltrepass la cassetta per le lettere di Richard Johnson un'ora 
prima dell'alba, mentre addentava alternativamente un Milky Way e una mela, il 
bicchiere del caff stretto tra le cosce per evitare che si rovesciasse. Lanci 
uno sguardo alla casa bianca che si ergeva nel chiaro di luna ormai languente e 
scosse la testa pensando alla stupidit degli uomini, di certi uomini, di quasi 
tutti. Avrebbero potuto almeno bere il brandy, e non sbattere la controporta 
uscendo.
Francesca sent passare lo sconquassato furgone. Era a letto, e aveva dormito 
nuda per la prima volta dopo chiss quanto tempo. Immagin Kincaid, con i 
capelli arruffati dal vento, una mano sul volante e nell'altra una Camel.
Mentre ascoltava il rombo del motore che si allontanava verso Roseman Bridge, 
recit mentalmente i versi della poesia di Yeats. Sono uscito nel bosco di 
noccioli, perch un fuoco ardeva nella mia testa... La sua esecuzione era a 
met fra il professorale e il supplichevole.
Lui parcheggi il furgone a una certa distanza dal ponte, affinch non 
interferisse nel quadro generale. Da sotto il sedile estrasse un paio di stivali 
di gomma alti fino al ginocchio e sedette sul predellino per calzarli. Uno zaino 
fissato sulla schiena, il cavalletto agganciato sulla spalla sinistra e l'altro 
zaino nella mano destra, discese il ripido argine del corso d'acqua.
Il trucco stava nel riprendere il ponte da un'angolazione che trasmettesse un 
senso di dinamismo, che includesse uno scorcio del torrente ma non i graffiti 
che deturpavano il muro vicino all'ingresso. Anche i cavi del telefono visibili 
sullo sfondo costituivano un problema, ma un'inquadratura attenta avrebbe 
appianato ogni difficolt.
Prese la Nikon caricata con un rullino Kodachrome e la fiss al pesante 
cavalletto. Sostitu l'obiettivo da ventiquattro millimetri con quello da 
centocinque, che prediligeva. Il cielo a est era grigio quando cominci la 
ricerca della composizione. Spost di una sessantina di centimetri il 
cavalletto, ne regol l'altezza delle gambe, conficcate nel terreno melmoso. 
Teneva la macchina fotografica assicurata al polso sinistro, come sempre faceva 
in prossimit dell'acqua. Troppe ne aveva viste cadere in acqua quando il 
cavalletto si rovesciava.
Il cielo cominciava a schiarirsi, e il grigio andava sfumando nel rosso. 
Abbassare la macchina di una quindicina di centimetri, ridisporre il cavalletto. 
Non c'era ancora. Trenta centimetri pi a sinistra. Modificare di nuovo 
l'altezza. Regolare l'obiettivo su F/8. Valutare la profondit del campo, 
aumentarla con la tecnica iperfocale. Avvitare il flessibile dello scatto. Il 
sole al quaranta per cento sopra l'orizzonte, e lo strato di vecchia vernice del 
ponte che andava assumendo una calda tonalit rossa proprio quello che voleva.
Prendere l'esposimetro dal taschino della camicia, accertarsi che il diaframma 
fosse su F/8. Un secondo di esposizione, ma la pellicola Kodachrome avrebbe 
fatto egregiamente la sua parte. Guard nel mirino. Regolazione ottima. Pigi il 
pulsante di scatto e attese un secondo.
Proprio mentre scattava, qualcosa attir il suo sguardo. Guard di nuovo 
attraverso il mirino. Che cosa diavolo c' appeso all'ingresso del ponte? 
brontol fra s e s. Un pezzetto di carta. Ieri non c'era.
Assestare il cavalletto. Correre su per l'argine con il sole che lo inseguiva. 
Un foglio fissato con una puntina. Staccarlo, infilarlo in una tasca del gil. 
Di nuovo gi, alla macchina. Il sole al sessanta per cento.
Aveva il fiato grosso per la corsa. Scattare di nuovo. Due volte consecutive, 
cos da avere una copia. Neanche un alito di vento, l'erba immobile. Scattare 
tre foto a due secondi e tre a uno e mezzo, per sicurezza.
Modificare il diaframma su F/16. Ripetere daccapo l'intero procedimento. 
Spostare macchina e cavalletto in mezzo al torrente. Preparare l'ambientazione, 
la terra umida che cedeva sotto i suoi passi. L'intera procedura, ancora una 
volta. Un altro rullino Kodachrome. Cambiare obiettivo. Avvitare il 
ventiquattro, ficcarsi in tasca il centocinque. Avvicinarsi di pi al ponte, 
risalendo contro corrente. Regolare, fissare, verificare la luce, scattare tre 
volte, pi uno scatto di riserva.
Mettere la macchina in verticale, ricomporre l'inquadratura. Scattare di nuovo. 
Stessa sequenza, con metodicit. Non c'era goffaggine nei suoi movimenti. Tutto 
era ben sperimentato, tutto aveva una ragione, ogni eventualit era prevista, 
con efficienza e professionalit.
Su per l'argine, attraverso il ponte, con l'attrezzatura in spalla e in gara 
contro il sole. Cominciava la parte pi faticosa. Prendere la seconda macchina 
con la pellicola pi sensibile, infilarsele tutte e due al collo, arrampicarsi 
sull'albero vicino al torrente. La corteccia gli graffi un braccio - Diavolo! 
- continuare ad arrampicarsi. In alto finalmente, in cerca di un'angolazione che 
cogliesse il riverbero della luce sull'acqua.
Regolare l'apparecchio su un'esposizione intermedia, cos da mettere bene a 
fuoco il tetto del ponte, poi il suo lato in ombra. Inquadrare il riverbero 
sull'acqua. Nove scatti di fila, tenendosi in equilibrio, la macchina appoggiata 
sul giubbotto incuneato in una biforcazione dell'albero. Cambiare apparecchio. 
Pellicola a sensibilit pi elevata. Un'altra dozzina di scatti.
Gi dall'albero, sull'argine. Sistemare il cavalletto, sostituire la pellicola, 
ricostruire una composizione simile a quella della prima serie, ma dalla sponda 
opposta. Estrarre la terza macchina fotografica, la vecchia S.P. con telemetro. 
Foto in bianco e nero, adesso. Sul ponte, la luce che mutava di secondo in 
secondo.
Dopo venti minuti di quell'attivit intensa che solo i soldati, i chirurghi e i 
fotografi possono capire, Robert Kincaid gett gli zaini in macchina e riprese 
la strada da cui era venuto. Ci volevano quindici minuti per raggiungere 
l'Hogback Bridge, a nord-ovest della citt; se si fosse sbrigato avrebbe potuto 
scattare qualche foto anche l.
Tra turbinii di polvere, la Camel accesa, il furgone sobbalzante, oltre la casa 
di legno che guardava a nord, oltre la cassetta per le lettere di Richard 
Johnson. Nessuna traccia di lei. Be', che cosa ti aspettavi? Pens. E' sposata, 
se la cava bene. Anche tu te la cavi bene. Chi ha bisogno di quel genere di 
complicazioni? Una bella serata, una bella cena, una bella donna. Quanto basta. 
Dio,  deliziosa, per, e c' qualcosa in lei. Qualcosa. Non riuscivo a 
staccarle gli occhi di dosso.
Francesca stava lavorando nella stalla quando il furgone pass di gran carriera. 
Il frastuono del bestiame copriva i rumori della strada. E Robert Kincaid 
correva verso l'Hogback Bridge, sfidando gli anni, inseguendo la luce.
Al secondo ponte, tutto and a meraviglia. Era in una vallata e la foschia lo 
circondava ancora quando lui arriv. L'obiettivo da trecento millimetri gli 
garant un'ottima luce nel settore in alto a sinistra dell'inquadratura, mentre 
la parte restante era occupata dalla tortuosa strada bianca che si snodava fino 
al ponte e dal ponte stesso.
Poi nel mirino comparve un contadino arrampicato su un carro tirato da una 
coppia di cavalli marrone chiaro. Uno degli ultimi ragazzi di una volta, pens 
Kincaid con un sogghigno. Sapeva sempre quando il lavoro gli riusciva al meglio, 
ed era certo che una volta stampate le foto si sarebbero rivelate esattamente 
come le aveva volute. Nelle inquadrature in verticale lasci un piccolo spazio 
di cielo vuoto in alto per l'eventuale titolo.
Quando ripieg il cavalletto, alle otto e trentacinque, si sentiva di ottimo 
umore. Aveva fatto un buon lavoro. Roba bucolica, tradizionale, ma valida. 
Soddisfacente. La fotografia con l'agricoltore e i cavalli avrebbe potuto 
addirittura meritarsi la copertina; era quello il motivo per cui aveva lasciato 
lo spazio in cima, spazio per la didascalia, per un logo. In redazione 
apprezzavano quel genere di meditata maestria. Ecco perch molti servizi 
venivano affidati a Robert Kincaid.
Aveva consumato per intero o in parte sette rullini, e ora infil la mano nella 
tasca in basso a sinistra del gil per prendere gli altri quattro. Dannazione! 
imprec. La puntina gli aveva graffiato l'indice. Aveva dimenticato di averla 
messa l quando aveva staccato il foglio di carta dal Roseman Bridge. In 
effetti, si era dimenticato anche del foglio. Lo tir fuori, lo spieg. Se 
l'attira l'idea di un'altra cena 'quando volano le falene', venga stasera dopo 
il lavoro. Qualsiasi ora andr bene.
Non pot fare a meno di sorridere, mentre immaginava Francesca Johnson che 
guidava nella notte fino al ponte con il suo messaggio e la puntina. Cinque 
minuti dopo era in citt. Mentre l'inserviente della Texaco faceva il pieno al 
furgone e controllava il livello dell'olio ( quasi al minimo), Kincaid us il 
telefono pubblico della stazione di servizio. Lo smilzo elenco telefonico era 
sudicio per essere stato sfogliato da troppe mani sporche di benzina. Di R. 
Johnson, ce n'erano due, ma accanto a uno figurava un indirizzo in citt.
Compose l'altro numero e attese. Francesca stava dando da mangiare al cane, 
sulla veranda posteriore, quando in cucina suon il telefono. Sollev la 
cornetta al secondo squillo. Johnson.
Salve, sono Robert Kincaid.
Qualcosa si mosse dentro di lei, proprio com'era successo il giorno prima. Una 
lieve trafittura che partiva dal petto e scendeva fino allo stomaco.
Ho trovato il suo biglietto. W. B. Yeats come messaggero e tutto quanto. 
Accetto l'invito, ma potrei venire soltanto sul tardi. Il tempo  magnifico e ho 
in mente di andare a fotografare il... vediamo, come si chiama?... il Cedar 
Bridge... in serata. Con tutta probabilit non finir prima delle nove. E dopo 
avr bisogno di darmi una ripulita. Potrei essere da lei per le nove e mezzo, 
dieci. Le va bene?
No, non le andava affatto bene. Non voleva aspettare cos a lungo, ma disse 
soltanto Certo. Faccia il suo lavoro,  questa la cosa importante. Preparer 
qualcosa da riscaldare al suo arrivo.
E a quel punto lui aggiunse: Se le va di venire con me, ne sar felice. Non mi 
dar alcun disturbo. Potrei passare a prenderla verso le cinque e mezzo.
Francesca valut la proposta. Desiderava andare con lui. Ma se qualcuno l'avesse 
vista? Che cosa avrebbe detto a Richard, se lui fosse venuto a saperlo?
Il Cedar Bridge si trovava a una cinquantina di metri pi a monte rispetto alla 
strada nuova e al ponte di cemento armato. Non credeva che qualcuno l'avrebbe 
notata l. Oppure s? Prese la sua decisione in meno di due secondi. Mi 
piacerebbe. Ma preferisco venire con il mio furgone e incontrarla l. A che 
ora?
Verso le sei. Ci vediamo pi tardi, allora. Arrivederci.
Trascorse il resto della mattinata nella biblioteca locale, a sfogliare vecchi 
giornali. La cittadina era amena; davanti al tribunale si apriva una graziosa 
piazza, dove si sedette all'ora di colazione su una panchina all'ombra, con un 
sacchetto di frutta, del pane e una Coca comperata in un bar sull'altro lato 
della strada.
Era mezzogiorno passato da poco quando era entrato nel locale e aveva chiesto 
una Coca da portare via. Come nei vecchi saloon del selvaggio West al momento in 
cui compariva il famoso pistolero, la conversazione era cessata per un istante e 
tutti 1o avevano guardato. Era una situazione che Kincaid detestava e che lo 
riempiva d'imbarazzo, ma era inevitabile nei piccoli centri. Una persona nuova! 
Una persona diversa! Chi ? Che cosa ci fa qui?
Non so chi ha detto che  un fotografo. Ha detto di averlo visto allo Hogback 
Bridge stamattina, con un sacco di macchine fotografiche.
La targa dice che viene da Washington, dall'ovest.
Ha passato tutta la mattinata in biblioteca. Jim dice che cercava dai giornali 
delle informazioni sui ponti coperti.
Gi, ieri sera si  fermato dal giovane Fischer, alla Texaco, e gli ha chiesto 
la strada per tutti i ponti coperti.
Che cos' che vuol sapere su quei ponti, in ogni caso?
E a chi diavolo pu interessare fotografarli? Stanno andando in pezzi.
Certo che ce li ha proprio lunghi, i capelli. Sembra uno di quei Beatle, o... 
com' che si chiamano quegli altri? Hippie. Gli occupanti del spar in fondo 
scoppiarono a ridere, e cos quelli del tavolo accanto.
Kincaid prese la sua Coca e usc, seguito dagli occhi di tutti. Forse aveva 
commesso un errore a invitare Francesca. Per lei, naturalmente, non per s. Se 
qualcuno l'avesse vista al Cedar Bridge, grazie al giovane Fischer della 
stazione di servizio Texaco, l'indomani mattina la notizia sarebbe stata servita 
a tutti i clienti del bar insieme con il caff. Forse perfino prima.
Aveva imparato a non sottovalutare la rapidit con cui le piccole notizie si 
diffondevano nelle citt di provincia. Due milioni di bambini potevano morire di 
fame nel Sudan, ma questo non avrebbe scosso nessuno. Ma se la moglie di Richard 
Johnson veniva vista in compagnia di uno straniero con i capelli lunghi... be', 
questa s che era una notizia! Una notizia da far circolare, su cui rimuginare, 
una notizia che lambiva in modo vago ma carnale la mente di coloro che 
l'ascoltavano, l'unica increspatura nella piattezza di quell'annata.
Fin di mangiare e and al telefono pubblico collocato nel parcheggio del 
tribunale. Form il numero. Lei rispose, un po' affannata, al terzo squillo. 
Salve, sono ancora io. Robert Kincaid.
Lo stomaco le si serr. "Non pu venire, e ha chiamato per avvertirmi".
Mi permetta di essere franco. Se per lei  un problema uscire con me oggi 
pomeriggio, considerata la curiosit che c' nelle piccole citt, non si senta 
obbligata a farlo. Io non potrei curarmi di meno di quello che pensano di me da 
queste parti, e in un modo o nell'altro verr pi tardi da lei. Quello che sto 
cercando di dire  che potrei aver commesso un errore invitandola e che non deve 
sentirsi costretta in alcun modo. Anche se mi piacerebbe averla con me.
Dalla prima telefonata, Francesca aveva continuato a pensarci, ma aveva deciso. 
No, sar felice di vederla lavorare. Le chiacchiere non mi preoccupano. La 
preoccupavano, invece, ma in lei qualcosa aveva preso il sopravvento, qualcosa 
che aveva a che fare con il rischio. A qualunque prezzo, sarebbe andata al Cedar 
Bridge.
Fantastico. Volevo semplicemente esserne sicuro. Ci vediamo pi tardi.
Okay. Era un uomo sensibile, ma questo lei lo sapeva gi.
Alle quattro lui pass dal motel presso cui alloggiava, lav la biancheria nel 
lavabo, mise una camicia pulita e ne gett una di ricambio nello zaino, insieme 
con un paio di pantaloni color kaki e i sandali marroni che aveva comperato in 
India nel 1962, quando vi si era recato per un servizio sulla nuova ferrovia di 
Darjeeling. In un'osteria acquist due confezioni da sei di Budweiser. Gli 
riusc di infilare otto bottiglie nella frigoborsa, sistemandole intorno alle 
pellicole.
Caldo, di nuovo caldo sul serio. Nello Iowa il calore del sole del tardo 
pomeriggio che splendeva rovente a ovest andava ad accumularsi su quello gi 
assorbito dal cemento, dai mattoni e dal terreno.
L'osteria era buia e ragionevolmente fresca, grazie alla porta d'ingresso 
lasciata aperta e ai grossi ventilatori che ronzavano con un rumore di almeno 
centocinque decibel, uno sul soffitto e l'altro collocato su un piedistallo 
vicino all'entrata. Ma per qualche ragione, il rumore dei ventilatori, l'odore 
stantio di birra e di fumo, il frastuono del juke-box e le facce semiostili che 
lo fissavano dal bancone del bar l'avevano resa pi calda di quanto realmente 
fosse.
In strada, la luce del sole era quasi dolorosa, e lui pens alle Cascades, agli 
abeti e alle brezze dello Stretto di San Juan de Fuca, nei pressi del Kydaka 
Point.
Francesca Johnson per aveva l'aria fresca. Se ne stava appoggiata al paraurti 
del suo furgoncino Ford, parcheggiato dietro un folto d'alberi nei pressi del 
ponte. Portava gli stessi jeans aderenti che le stavano cos bene, un paio di 
sandali e una maglietta bianca di cotone che metteva in risalto il suo corpo. 
Lui la salut con il braccio mentre si fermava vicino al pickup.
Salve. Sono contento di rivederla. Caldo, eh? disse. Parole innocue, che 
giravano intorno al punto. Di nuovo la familiare sensazione di impaccio 
scaturita dalla vicinanza di una donna per cui provava qualcosa. Non sapeva mai 
che cosa dire in quelle occasioni, a meno che non si parlasse di questioni 
serie. Pur dotato di un senso dell'umorismo sviluppato, anche se un po' 
bizzarro, era fondamentalmente un tipo serio, e prendeva sul serio le cose. Sua 
madre diceva sempre che a quattro anni era gi un adulto. Una qualit utile 
nella sua professione. Ma non altrettanto quando era in compagnia dl donne come 
Francesca Johnson.
Ci tenevo a guardarla lavorare mentre fa foto, come dice lei.
Be',  proprio quello che vedr, e lo trover piuttosto noioso. Perlomeno in 
genere  cos. Non  come ascoltare qualcuno che suona il piano, quella  una 
cosa a cui si pu partecipare. Nella fotografia invece, c' un notevole 
intervallo di tempo tra produzione e risultato. Oggi mi occuper della 
produzione. Quando le foto saranno pubblicate, avremo il risultato. Tutto quello 
che vedr sar un sacco di movimento. Ma  la benvenuta. Anzi, sono proprio 
contento che abbia deciso di venire.
Lei si aggrapp a quelle ultime parole. Non c'era alcuna necessit che le 
pronunciasse. Avrebbe potuto limitarsi al benvenuta, ma non l'aveva fatto. Era 
autenticamente felice di vederla, saltava agli occhi. Sperava che la sua 
presenza rendesse chiaro che lo stesso era per lei.
Posso esserle d'aiuto? gli domand mentre lo guardava infilare gli stivali di gomma.
Pu portare lo zaino blu. Io prender quello marrone e il cavalletto.
Cos Francesca divenne l'assistente di un fotografo. Lui aveva torto. C'erano 
tante cose da vedere. Anche quello era in qualche modo un risultato, sebbene lui 
non ne fosse consapevole. Se n'era resa conto il giorno prima, ed era una delle 
cose che l'avevano attratta in lui. La sua grazia, il dardeggiare dei suoi 
occhi, il guizzare dei muscoli delle braccia. Il modo in cui si muoveva, 
soprattutto. Paragonati a lui, gli uomini che conosceva sembravano tutti goffi.
Non che ci fosse alcunch di affrettato nelle sue movenze. Al contrario, non si 
affrettava per nulla. C'era in lui qualcosa della gazzella, sebbene fosse forte. 
Di una forza agile. Forse assomigliava pi a un leopardo che a una gazzella. S, 
un leopardo. Non era lui la preda. Esattamente il contrario, intu.
Francesca, mi dia la macchina con la cinghia azzurra, per favore.
Lei apr lo zaino, maneggiando con cautela quasi eccessiva l'attrezzatura che 
lui sembrava trattare con tanta noncuranza e ne estrasse l'apparecchio. Sul 
rivestimento cromato del mirino era stampigliato Nikon, con una F in alto a sinistra.
Lui stava inginocchiato sul lato nord-est del ponte, il cavalletto regolato 
basso. Allung il braccio sinistro senza staccare gli occhi dal mirino, e lei 
gli porse la macchina, lo guard afferrarla all'altezza dell'obiettivo. Azion 
il pulsante in fondo al cavetto che il giorno prima gli aveva visto penzolare da 
una tasca del gil. L'otturatore scatt. Una, due volte.
Allung la mano sotto il cavalletto per svitare la macchina fissata su di esso 
e, mentre la sostituiva con quella che lei gli aveva teso, si gir a guardarla e 
sorrise. Grazie. E' un'assistente di prima categoria.
Francesca arross lievemente.
Dio, che cos'era! Una creatura delle stelle arrivata fin l a cavallo di una 
cometa per atterrare in fondo al viale di casa sua. Perch non riesco a dirgli 
semplicemente: Non c' di che? pens. Mi sento lenta davanti a lui, anche se 
non per colpa sua. Dipende da me, non da lui. Il fatto  che non sono abituata 
alle persone con una mente tanto pronta.
Lui guard il ruscello, risal sull'argine opposto. Lei attravers il ponte 
portando con s lo zaino blu e si ferm alle sue spalle sentendosi felice, 
inspiegabilmente felice. C'era energia, e una sorta di potenza nel suo modo di 
lavorare. Non si limitava ad aspettare la natura, ma ne prendeva gentilmente 
possesso, la conformava ai suoi bisogni, adattandola alle immagini della sua 
mente.
Imponeva la sua volont allo scenario, controbattendo ai mutamenti della luce 
con obiettivi differenti, pellicole diverse, occasionalmente con un filtro. Non 
si limitava a combattere, bens esercitava il proprio dominio, usando l'abilit 
e l'intelletto. Anche gli agricoltori dominavano la terra con i prodotti chimici 
e i bulldozer. Ma il modo in cui Robert Kincaid modificava la natura era 
elastico, e a lavoro ultimato lasciava sempre che le cose riacquistassero la 
loro forma originaria.
Not come i suoi jeans si tendevano sulle cosce quando si inginocchiava. Not la 
sbiadita camicia di cotone che gli si era incollata alla schiena, i capelli 
grigi che sfioravano il colletto. Not la scioltezza con cui si accoccolava sui 
talloni per regolare qualche pezzo e, per la prima volta dopo un'eternit, si 
accorse di essersi bagnata semplicemente guardando un uomo. Allora alz gli 
occhi verso il cielo della sera e respir profondamente, ascoltandolo imprecare 
piano quando un filtro si rifiut di farsi svitare dall'obiettivo.
Di nuovo lui attravers il corso d'acqua diretto ai furgoni, sguazzando con i 
suoi stivaloni di gomma. Francesca entr sotto il ponte e, quando riemerse dalla 
parte opposta, lui si era accovacciato e puntava la macchina verso di lei. 
Scatt, ricaric, scatto una seconda e una terza volta mentre lei gli andava 
incontro. Francesca si accorse di sorridere, lievemente imbarazzata.
Sorrise anche lui. Non si preoccupi. Non user queste foto senza il suo 
permesso. Qui ho finito. Credo che mi fermer al motel a darmi una lavata prima 
di raggiungerla.
Certo, se vuole. Ma posso darle un asciugamano e farle usare la pompa o la 
doccia, come preferisce,. disse lei, quietamente, seriamente.
Affare fatto. Mi preceda. Carico l'attrezzatura su Harry, il mio furgone, e la 
raggiungo.
A bordo del Ford di Richard, lei usc in retromarcia dal folto di alberi e 
imbocc la strada principale, poi gir a destra verso Winterset e infine tagli 
a sudovest in direzione di casa sua. C'era troppa polvere per vedere se lui la 
stava seguendo anche se a un certo punto, uscendo da una curva le parve di 
vedere la luce dei suoi fari, circa un chilometro e mezzo pi dietro, i fari dei 
rumoroso furgone che lui chiamava Harry.
Doveva essere proprio lui, perch si era appena fermata quando lo sent risalire 
il viale. Jack abbai un momento, ma torn subito a sdraiarsi brontolando tra 
s: Lo stesso tizio di ieri sera; tutto okay, immagino. Kincaid indugi un 
istante a parlare con lui.
Doccia? propose Francesca comparendo sulla porta di servizio.
Sarebbe fantastico. Mi mostri la strada.
Lo accompagn di sopra, nel bagno che aveva insistito per far installare quando 
i figli avevano cominciato a farsi grandi. Era una delle poche richieste su cui 
aveva tenuto duro. Le piaceva fare lunghi bagni la sera, e non voleva che due 
adolescenti rumorosi invadessero i suoi spazi privati. Richard utilizzava 
l'altro bagno, sosteneva di sentirsi a disagio in mezzo a tanti oggetti 
femminili. Troppi fronzoli, era il suo commento.
Il bagno si poteva raggiungere solo attraverso la camera da letto. Lei apr la 
porta e dal mobiletto sotto il lavabo estrasse un assortimento di asciugamani e 
un telo da bagno. Faccia con comodo. E sorrise, mordicchiandosi il labbro 
inferiore.
Userei volentieri un po' del suo shampoo, se a lei non dispiace. Il mio  
rimasto al motel.
Ma certo. Si serva pure. Pos sul ripiano tre diverse boccette di shampoo, 
tutte parzialmente usate.
Grazie. Quando butt gli indumenti puliti sul letto, Francesca not la camicia 
bianca, i pantaloni kaki e i sandali. Nessuno dei locali portava sandali. Alcuni 
tra quelli che venivano dalla citt avevano cominciato a indossare bermuda per 
giocare a golf, ma non gli agricoltori. E i sandali... mai pi!
Mentre scendeva, sent scorrere l'acqua della doccia. Ora  nudo, pens, e fu 
colta da una strana sensazione al ventre.
Quella mattina stessa, dopo che lui le aveva telefonato, era andata fino a Des 
Moines, a pi di cinquanta chilometri di distanza, al negozio di liquori. Non 
aveva esperienza in materia e aveva chiesto al commesso di consigliarle un buon 
vino. Lui non ne sapeva pi di lei, ossia praticamente nulla, cos Francesca si 
era guardata in giro finch non aveva notato una bottiglia la cui etichetta 
diceva Valpolicella. Si ricordava di quel vino per averlo bevuto tanto tempo 
prima. Vino rosso italiano, secco. Ne acquist due bottiglie pi una di brandy, 
sentendosi una donna sensuale e di mondo.
Dopodich si era spostata in un negozio del centro, alla ricerca di un abito 
estivo. Ne aveva scelto uno rosa chiaro, con due sottili spalline. Era molto 
scollato sulla schiena, e sul davanti la scollatura si tuffava profondamente tra 
i seni; in vita era trattenuto da una fusciacca. Aveva acquistato anche un paio 
di sandali nuovi, bianchi e costosi, senza tacco, con un delicato lavoro di 
intarsio sui lacci.
Nel pomeriggio aveva preparato dei peperoni farciti con un ripieno di salsa di 
pomodoro, riso integrale, formaggio e prezzemolo tritato. Li avrebbe serviti con 
una semplice insalata di spinaci, pane di granturco, e un souffl con salsa di 
mele come dessert. Ora tutto, a parte il souffl, era in frigorifero.
Preparata la cena, aveva accorciato il vestito nuovo in modo che la gonna le 
sfiorasse il ginocchio. Qualche tempo prima, sul "Register" di Des Moines era 
apparso un articolo che spiegava come quella fosse la moda della stagione. Lei 
aveva sempre giudicato bizzarri i dettami della moda, che obbligava la gente a 
comportarsi come pecore, assoggettandosi ai capricci degli stilisti europei, ma 
quella lunghezza le piaceva e cos aveva fatto l'orlo.
Il vino le aveva creato qualche problema. Da quelle parti la gente lo teneva in 
frigo, sebbene in Italia non lo facesse nessuno. Ma faceva troppo caldo per 
lasciarlo semplicemente sulla credenza. A quel punto si era ricordata del 
magazzino costruito sopra la sorgente. In estate l dentro non c'erano mai pi 
di sedici gradi. Aveva posto le bottiglie per terra, allineate contro il muro.
Il rumore della doccia cess proprio nel momento in cui il telefono cominciava a 
squillare. Era Richard dall'Illinois.
Tutto bene?
S.
Il manzo di Carolyn verr presentato mercoled. E il giorno dopo contiamo di 
vedere qualche altra cosa. Saremo di ritorno venerd sul tardi.
Benissimo. Divertitevi e guida piano.
Frannie, sei sicura che sia tutto a posto? Mi sembri un po' strana.
No, sto benissimo. Accaldata, niente di pi. Mi sentir meglio dopo aver fatto 
il bagno.
D'accordo. Saluta Jack da parte mia.
Lo far. Lei guard il collie sdraiato sul pavimento della veranda.
Robert Kincaid comparve sulle scale. Camicia bianca con i primi due bottoni 
slacciati e le maniche rimboccate fin sotto il gomito, leggeri pantaloni color 
kaki, braccialetto e catena d'argento. I capelli ancora umidi erano pettinati 
con cura, divisi nel mezzo. E di nuovo lei si stup dei sandali.
Vado a portare la roba sporca sul furgone e a prendere l'attrezzatura; ha 
bisogno di una pulita.
D'accordo. Quanto a me credo che far un bagno.
Vuole una birra da portarsi di sopra?
Se gliene avanza una.
Per prima cosa lui port dentro la frigoborsa, ne estrasse una bottiglia e la 
apr mentre lei recuperava due bicchieri alti che potevano passare per boccali. 
Quando lui usc di nuovo lei prese il suo e and di sopra. Aveva lavato la 
vasca, not. Fece scorrere l'acqua calda e lasci il bicchiere sul pavimento 
mentre si depilava le gambe e si insaponava. Pens che lui era stato l solo 
pochi minuti prima, che era sdraiata esattamente dove l'acqua era scivolata via 
dal suo corpo e trov quella considerazione altamente erotica. Ma ormai quasi 
tutto quello che concerneva Robert Kincaid aveva cominciato ad apparirle 
erotico.
Bastava un semplice bicchiere di birra per rendere elegante anche il momento del 
bagno. Perch lei e Richard non vivevano in quel modo? In parte, lo sapeva, era 
a causa dell'inerzia che sempre provocano le abitudini protratte nel tempo. 
Capitava in tutti i matrimoni, in tutte le relazioni. L'abitudine conduce alla 
prevedibilit, e la prevedibilit ha i suoi lati positivi; era consapevole anche 
di questo.
E c'era la fattoria. Come un invalido esigente, richiedeva attenzione costante, 
sebbene l'aumento delle macchine che si sostituivano al lavoro manuale avesse 
reso il compito molto meno oneroso che in passato.
Ma l stava succedendo qualcos'altro. La prevedibilit  un conto, la paura di 
cambiare un altro. E Richard aveva paura dei cambiamenti, di ogni tipo di 
cambiamento, nell'ambito del loro matrimonio. Non voleva affrontare l'argomento 
in generale e, in particolare, non voleva parlare di sesso. L'erotismo era, per 
certi versi, una faccenda pericolosa, estranea al suo modo di pensare. Non era 
il solo, naturalmente, e in realt non era neppure da biasimare. Da dove traeva 
origine la barriera che era stata eretta contro la libert? Non solo nella loro 
fattoria, ma nell'intera cultura rurale. E forse anche in quella urbana. Perch 
quei muri e quelle recinzioni a impedire relazioni aperte, spontanee, tra uomini 
e donne? Perch quella mancanza di intimit, quell'assenza di erotismo?
Le riviste femminili ne parlavano. E le donne stavano cominciando a nutrire 
grandi aspettative nei confronti del ruolo a esse destinato nel grande scenario 
cosmico, cos come di quello di cui erano investite in camera da letto. Gli 
uomini come Richard - quasi tutti gli uomini, pensava lei - si sentivano 
minacciati da quelle aspettative. In un certo senso, le donne chiedevano ai loro 
compagni uomini di essere poeti e nel contempo amanti intensi e appassionati.
Le donne in questo non vedevano alcuna contraddizione. Gli uomini s. Gli 
spogliatoi, le feste di soli uomini, le piscine e le ristrette adunate che 
segnavano la loro esistenza definivano un insieme di caratteristiche maschili in 
cui non c'era posto per la poesia n per le sfumature del sentimento. Di 
conseguenza, se l'erotismo era una questione di sfumature, una forma d'arte di 
per s, come Francesca sapeva essere, non aveva spazio alcuno nell'ordito delle 
loro vite. Cos continuava la danza. fuorviante e convenientemente brillante che 
li teneva lontani, mentre di notte nella Madison County le donne sospiravano e 
giravano la faccia verso il muro.
La mente di Robert Kincaid riusciva a capire tutto questo, implicitamente. Lei 
ne era sicura.
Mentre si asciugava aggirandosi per la stanza, not che erano da poco passate le 
dieci. Faceva ancora caldo, ma il bagno l'aveva rinfrescata. Prese dall'armadio 
il vestito nuovo.
Si pettin i capelli all'indietro, legandoli sulla nuca con un fermaglio 
d'argento. Orecchini d'argento, grandi e a cerchio, e un morbido braccialetto 
pure d'argento, anche quello comperato quella mattina a Des Moines.
Di nuovo il profumo Wind Song. Un tocco di fard sugli zigomi. Un viso latino, il 
suo, di una tonalit rosata appena un po' pi chiara di quella dell'abito. 
L'abbronzatura che si era procurata lavorando in giardino con addosso solo i 
pantaloncini e un top faceva risaltare meglio l'insieme. Le gambe snelle 
evidenziate dalla gonna corta la riempirono di compiacimento.
Davanti allo specchio del com, si gir prima da una parte, poi dall'altra. E' 
il massimo che posso fare, pens, e poi, soddisfatta, mormor a mezza voce 
Niente male, per.
Robert Kincaid era alla seconda birra e stava mettendo via il suo 
equipaggiamento. Sollev la testa nel sentirla entrare.
Ges, alit. Tutte le emozioni, tutto il suo lavoro di ricerca e di 
riflessione, una vita di emozioni tornarono ad assalirlo in quel momento. E si 
innamor di Francesca Johnson, moglie di un agricoltore della Madison County, 
Iowa, originaria di Napoli.
Voglio dire... la sua voce risuon un po' tremula, un po' rauca... se non le 
dispiace che glielo dica, lei  sensazionale. Sensazionale da-fare-il-giro-
dell'isolato-urlando. Sul serio. E' follemente elegante, Francesca, nel senso 
pi puro del termine.
La sua ammirazione era genuina, lei ne era certa. Vi sprofond, vi si crogiol, 
lasci che la trasportasse in alto e le penetrasse in ogni poro come olio 
sgorgato dalle mani di un'ignota divinit che anni prima l'aveva abbandonata per 
tornare quella sera.
E, nell'esaltazione del momento s'innamor di Robert Kincaid, fotografo-
scrittore di Bellingham, Washington, arrivato al volante di un vecchio furgone 
che si chiamava Harry.


UNO SPAZIO PER BALLARE ANCORA.


Quel marted sera dell'agosto 1965, Robert Kincaid guardava fisso Francesca 
Johnson. Lei ricambiava il suo sguardo. A tre metri di distanza erano uniti 
l'uno all'altra, saldamente, intimamente, inesorabilmente.
Squill il telefono. Lei continu a guardarlo, e non si mosse al primo squillo, 
e neppure al secondo. Nel lungo silenzio che precedette il terzo lui tir un 
respiro profondo e abbass gli occhi sulle custodie delle macchine fotografiche. 
Fu quel gesto a consentirle di attraversare la cucina per andare 
all'apparecchio, fissato alla parete proprio dietro la sedia di lui.
Casa Johnson... Ciao, Marge. Sto bene, s. Gioved sera? Fece in fretta 
qualche calcolo: lui aveva detto che si sarebbe trattenuto una settimana, era 
arrivato il giorno prima e si era soltanto a marted. La decisione di mentire fu 
facile.
Era in piedi accanto alla porta di servizio, la cornetta nella mano sinistra. 
Lui le dava la schiena, ed era cos vicino che avrebbe potuto toccarlo. Allung 
la mano destra e gliela pos sulla spalla, nel modo casuale con cui una donna 
tocca un uomo a cui vuole bene. In sole ventiquattro ore era arrivata a voler 
bene a Robert Kincaid.
Oh, Marge, non credo che mi sar possibile. Devo andare a fare spese a Des 
Moines. L'occasione giusta per sbrigare un'infinit di commissioni che continuo 
a rimandare. Sai com', con Richard e i ragazzi via.
La sua mano riposava sulla spalla di lui. Sentiva il muscolo che univa il collo 
alla spalla, proprio sotto la clavicola. Abbass gli occhi sui suoi folti 
capelli grigi divisi in mezzo. Vide come ricadevano sul colletto. Marge 
continuava a blaterare.
S, Richard ha chiamato poco fa... No, i giudici non lo esamineranno prima di 
domani, mercoled. Ha detto che saranno a casa venerd sul tardi. C' qualcosa 
che vogliono vedere, gioved. E' un viaggio lungo, soprattutto con il furgone 
per il trasporto del bestiame... No, gli allenamenti di pallone inizieranno solo 
la settimana prossima. Uh-uh, una settimana. Almeno, questo  quello che ha 
detto Michael.
Percepiva il calore del suo corpo sotto la camicia, un calore che le penetrava 
nella mano, risaliva lungo il braccio e da l si irradiava dappertutto, senza 
alcuno sforzo... e senza alcun controllo da parte di lei. Lui stava immobile, 
attento, intuiva Francesca, a non fare rumori che potessero rivelare a Marge la 
sua presenza.
Oh, s, un uomo che voleva indicazioni. Come aveva immaginato, appena arrivato 
a casa il giorno prima, Floyd Clark aveva detto alla moglie di aver visto un 
furgone verde nel cortile dei Johnson.
Un fotografo? Santo cielo, non saprei. Non ci ho fatto caso. Pu essere. Ora 
le bugie le venivano pi facili.
Cercava il Roseman Bridge... E' questo il nome, no? Per fotografare i vecchi 
ponti, dici? Oh, be', mi sembra un'attivit abbastanza innocua.
Un hippie? Francesca ridacchi e guard Kincaid che scuoteva lentamente la 
testa. Ma, non saprei. Era un tipo educato. Si  fermato solo un minuto o due.. 
Non so se ci siano hippie in Italia, Marge. Non ci vado da otto anni. E comunque 
non so se saprei riconoscere un hippie anche se lo vedessi.
Marge stava parlando dell'amore libero di comunit e di droghe di cui aveva 
letto da qualche parte.
Marge, stavo andando a fare il bagno quando hai chiamato, ed  meglio che mi 
sbrighi se non voglio che l'acqua si raffreddi. Okay, ci sentiamo presto. Ciao.
Non le andava di staccare la mano dalla sua spalla, ma non aveva alcuna scusa 
per non farlo. And al lavello e accese la radio. Ancora musica country. Cambi 
stazione finch non ne trov una che le piaceva.
"Tangerine", disse lui.
Che cosa?
La canzone Si intitola "Tangerine". Parla di una donna argentina. Ecco che di 
nuovo girava intorno alle cose. Dicendo qualcosa, qualsiasi cosa, nel tentativo 
di guadagnare tempo e di riacquistare il senso della realt, mentre udiva, in un 
angolo della propria mente, il clic di una porta che si chiudeva dietro un uomo 
e una donna, in una cucina dello Iowa.
Lei gli rivolse un sorriso dolce. Fame? La cena  pronta, se vuole 
E' stata una lunga giornata, una buona giornata Non mi dispiacerebbe un'altra 
birra prima di cenare. Ne beve una con me? Indugiava, in cerca del proprio 
equilibrio, perdendolo a poco a poco.
La beveva volentieri. Lui apr due bottiglie e gliene pos una davanti.
Francesca era soddisfatta del proprio aspetto e di come si sentiva. Femminile, 
ecco come si sentiva. Leggera, calda e femminile. Seduta sulla sedia di cucina, 
accavall le gambe e la gonna le risal di parecchio sul ginocchio destro. 
Kincaid era appoggiato al frigorifero, le braccia conserte sul petto, la 
Budweiser nella mano destra. Le faceva piacere che lui notasse le sue gambe, e 
in effetti le not.
Aveva notato tutto di lei. Avrebbe potuto andarsene prima, aveva ancora il tempo 
di farlo. La razionalit strepitava dentro di lui. Coraggio, Kincaid, rimettiti 
in strada. Fotografa i ponti e vattene in India. Fermati a Bangkok e cerca la 
figlia del mercante di sete, la donna che conosce tutti gli antichi segreti per 
raggiungere l'estasi. Nuota nudo con lei all'alba negli stagni della giungla e 
al tramonto ascoltala urlare mentre la penetri. Dimentica questa storia... ora 
la voce sibilava. Finir con lo schiacciarti.
Ma era cominciato un tango lento. Da qualche parte suonava un'antica 
fisarmonica. Molto dietro di lui, o forse pi avanti, non avrebbe saputo dirlo. 
Ma si stava avvicinando. E la sua musica gli offusc la mente e incanal tutte 
le alternative possibili verso l'interezza. Inesorabilmente, finch non rimase 
altro posto dove andare se non da Francesca Johnson.
Possiamo ballare, se le va. E' proprio la musica giusta, disse con quel suo 
fare serio, timido. Poi subito avanz le sue riserve: Come ballerino non sono 
granch, ma se vuole, credo che in una cucina riuscir a cavarmela.
Jack grattava alla porta, voleva entrare. Poteva restare fuori.
Francesca arross lievemente. D'accordo. Ma neppure io sono molto brava.. Non 
pi. Da ragazza, in Italia ballavo, ma qui ho modo di farlo solo a Capodanno, e 
di rado anche in quell'occasione.
Lui sorrise e pos la birra sul piano da lavoro. Lei si alz, si mossero l'uno 
verso l'altra. E' la vostra serata danzante del marted, dalla stazione radio 
W.C.N., Chicago, annunci una calda voce baritonale. A risentirci dopo la 
pubblicit.
Risero tutti e due. Telefonate e annunci pubblicitari. C'era sempre qualcosa che 
tornava a frapporre la realt fra di loro. Lo sapevano entrambi, anche senza 
dirselo.
Ma lui le aveva preso ugualmente la mano. Si appoggi con un gesto fluido al 
ripiano, le gambe incrociate all'altezza delle caviglie. Lei gli si mise vicino, 
appoggiandosi al lavello, e guard fuori dalla finestra, conscia delle dita 
sottili di lui intrecciate con le sue. Non c'era vento, e il granturco cresceva.
Oh, un minuto solo. Riluttante, Francesca stacc la mano dalla sua e si chin 
ad aprire l'ultimo cassetto a destra della credenza. Ne estrasse due candele che 
aveva comperato a Des Moines quella mattina, insieme con due piccoli candelieri 
d'ottone. Pos tutto sul tavolo.
Lui si accost, inclin una candela per accenderla mentre lei spegneva la luce 
centrale. Adesso era buio, fatta eccezione per le fiammelle puntate verso 
l'alto, appena tremolanti nella notte immobile. L'austera cucina non era mai 
stata cos bella.
Ricominci la musica. Fortunatamente per tutti e due, era una versione lenta di 
"Autumn Leaves".
Lei si sentiva goffa. E cos lui. Ma la prese per mano, le pass un braccio 
intorno alla vita e si mossero insieme. Ogni impaccio svan, misteriosamente 
tutto divenne facile. Lui la strinse con pi forza, attirandola verso di s.
Lei percepiva il suo odore, un odore tiepido di pulito e di sapone. L'odore 
gradevole, essenziale di un uomo civilizzato che pure aveva conservato in s un 
che di primitivo.
Che buon profumo, mormor lui, posando le loro mani intrecciate sul proprio 
petto, vicino alla spalla.
Grazie.
Ballarono. Piano, muovendosi appena. Lei sentiva le gambe di lui contro le sue, 
e di tanto in tanto i loro corpi si sfioravano.
La canzone fin, ma lui non la lasci andare; canticchi la melodia che avevano 
appena ascoltato, e rimasero cos, abbracciati, finch non cominci un'altra 
canzone. Ve la trascin dentro, e la danza riprese, mentre le cicale lamentavano 
l'imminenza di settembre.
Lei sentiva i muscoli delle sue spalle sotto la leggera camicia di cotone. Era 
reale, pi reale di qualunque cosa avesse conosciuto fino ad allora. Lui si 
chin leggermente in avanti, per posare la guancia contro quella di lei.
Nel periodo che trascorsero insieme, lui una volta parl di se stesso come 
dell'ultimo cowboy. Erano fuori, seduti sull'erba vicino alla pompa. Lei non 
cap e gli chiese spiegazioni.
C' una certa razza d'uomo ormai obsoleta, disse, o quasi. Il mondo sta 
diventando organizzato, troppo organizzato per me e per pochi altri. Tutto al 
suo posto, e un posto per ogni cosa. Lo ammetto, anche la mia attrezzatura 
fotografica  piuttosto ben organizzata, ma io sto parlando di qualcosa di ben 
diverso. Regole e normative, leggi e convenzioni sociali. Gerarchie d'autorit. 
Spazi di controllo, piani a lungo termine e budget. Tutto in mano alle 
compagnie; nel 'budget' noi confidiamo. Un mondo di abiti a tre pezzi 
spiegazzati ed etichette gommate con il nome sopra.
Gli uomini non sono tutti uguali. Alcuni se la caveranno benissimo nel mondo 
che sta nascendo. Altri, forse soltanto pochi, no. Lo vedi nei computer e nei 
robot, e in quello che annunciano. Nel mondo di una volta c'erano cose che 
potevamo fare, che eravamo destinati a fare, e in cui nessun altro e nessuna 
macchina avrebbe potuto sostituirci. Corriamo veloci, siamo forti e rapidi, duri 
e aggressivi. Ci  stato infuso coraggio. Sappiamo scagliare le lance molto 
lontano e sostenere un combattimento a corpo a corpo.
Alla fine, saranno i robot e i computer a occuparsi di tutto. Gli esseri umani 
gestiranno le macchine, ma per questo non sono necessari coraggio o forza. Gli 
uomini stanno a tutti gli effetti sopravvivendo alla loro utilit. Tutto ci che 
serve sono le banche dello sperma, per far s che la specie continui a 
riprodursi, e anche queste stanno arrivando. Stando a quanto dicono le donne, 
gran parte degli uomini sono amanti da poco; di conseguenza sostituire la 
scienza al sesso non rappresenter una gran perdita.
Stiamo rinunciando alla libera scelta in favore dell'organizzazione e di 
sentimenti sempre pi sfumati, del rendimento e dell'efficienza, e di tutti gli 
altri artifici intellettuali. E con la perdita della libert di scelta, scompare 
il cowboy insieme con il puma e il lupo grigio. Per i vagabondi non resta pi 
molto spazio.
Io sono uno degli ultimi cowboy. Il mio lavoro mi permette una certa autonomia, 
pi o meno tutta quella possibile al giorno d'oggi. La cosa non mi rattrista; 
forse mi d un po' da pensare. Ma non potr non accadere,  l'unico modo per 
impedirci di autodistruggerci. La mia tesi  che sono gli ormoni maschili la 
causa ultima dei problemi che affliggono il pianeta. Un conto era sconfiggere 
una trib o un guerriero nemici. Un altro  disporre di missili. E un altro 
conto ancora  il potere di distruggere la natura cos come stiamo facendo. 
Rachel Carson ha ragione. Come ce l'avevano John Muir e Aldo Leopold.
La maledizione dei tempi moderni sta nella preponderanza di ormoni maschili in 
luoghi e situazioni in cui possono causare danni a lungo termine. Anche a non 
voler considerare le guerre tra nazioni e le violenze alla natura, rimane 
comunque un'aggressivit che ci tiene lontani l'uno dall'altro e dai problemi 
con cui dobbiamo confrontarci. E' indispensabile trovare il modo di sublimare 
gli ormoni maschili, o almeno di tenerli sotto controllo.
Probabilmente,  arrivato il momento di dimenticare l'infanzia e cominciare a 
crescere. Che diavolo, lo riconosco. Lo ammetto. Io sto solo cercando di fare 
qualche buona fotografia e abbandonare il treno della vita prima di diventare 
completamente obsoleto o di provocare gravi danni.
Nel corso degli anni, lei aveva ripensato spesso a quelle parole. Di primo 
acchito suonavano giuste, eppure il suo atteggiamento sembrava contraddirle. 
C'era in lui una certa nascosta aggressivit, che per pareva in grado di 
controllare, di accendere e spegnere a suo piacimento. Ecco che cosa l'aveva 
attratta e al contempo sconcertata... La sua intensit, stupefacente, ma 
controllata, dosata, un'intensit acuminata come una freccia, frammista a calore 
e del tutto priva di meschinit.
Quel marted sera, mentre ballavano in cucina, si erano gradatamente e 
spontaneamente avvicinati sempre di pi l'uno all'altra. Premuta contro il suo 
petto, Francesca si chiedeva se lui percepiva i suoi seni attraverso la stoffa 
ed era certa che fosse cos.
Lui le rimandava sensazioni stupende. Avrebbe voluto che quel ballo durasse per 
sempre. Altre vecchie canzoni, altri movimenti lenti, e ancora il corpo di lui 
contro il suo. Stava diventando di nuovo una donna. Aveva ritrovato lo spazio 
per ballare ancora. Con lentezza, ma inesorabilmente, andava verso casa, un 
luogo in cui non era mai stata prima.
Faceva caldo. L'umidit era intensa e a sud-ovest rumoreggiava il tuono. Le 
falene si appiccicavano contro le zanzariere, attirate dalle candele, bramose di 
luce.
Ora lui stava sprofondando in lei; e lei in lui. Stacc la guancia dalla sua, lo 
guard con i suoi occhi scuri, e quando lui la baci ricambi il suo bacio, un 
bacio lungo e dolce che era come un fiume.
Avevano rinunciato alla finzione della danza, lei gli cinse il collo con le 
braccia. Lui le teneva la mano sinistra sulla schiena e con la destra le 
accarezzava il collo, la guancia e i capelli. Thomas Wolfe parlava del fantasma 
dell'antico ardore. Quel fantasma si era risvegliato in Francesca Johnson. In 
entrambi.
Dal suo posto vicino alla finestra, il giorno del suo sessantasettesimo 
compleanno Francesca guardava la pioggia e ricordava. Si trasfer con il brandy 
in cucina, dove indugi un istante a guardare il punto esatto in cui avevano 
ballato insieme. Come sempre, la agitavano sensazioni intensissime. Cos potenti 
che in tutto quel tempo aveva osato rivisitare nei dettagli l'accaduto solo una 
volta all'anno, altrimenti la carica emozionale che conteneva avrebbe finito per 
disintegrarle la mente.
Si era astenuta dai ricordi per riuscire a sopravvivere, e tuttavia da qualche 
tempo i particolari tornavano da lei con sempre maggiore frequenza. Le immagini 
erano reali, nitide e presenti. E cos lontane. Ventidue anni. Ma stavano 
lentamente ridiventando la sua realt, l'unica in cui le premesse vivere.
Sapeva di avere sessantasette anni, e lo accettava, ma le riusciva impossibile 
immaginare che Robert Kincaid ne avrebbe avuti quasi settantacinque. Non poteva 
pensarci, non poteva concepirlo, e neppure concepire di poterlo concepire. Lui 
era l con lei, in quella cucina, con la sua camicia bianca, i lunghi capelli 
grigi, i pantaloni kaki, i sandali marroni, il braccialetto d'argento e la 
catena pure d'argento al collo. Era l, e la cingeva con le braccia.
Infine si stacc da lui, si allontan dal punto in cui si erano abbracciati e lo 
prese per mano. Lo guid verso le scale e di sopra, oltre la camera di Carolyn, 
oltre quella di Michael e finalmente nella sua, dove accese la piccola lampada 
da notte.
Adesso, dopo tanti anni, Francesca prese il bicchiere del brandy e cominci a 
salire lentamente, la mano destra dietro di s, come se trascinasse il ricordo 
di lui su per le scale e lungo il corridoio fino alla stanza da letto.
Le immagini erano impresse nella sua mente con una chiarezza che le rendeva 
simili alle nitide fotografie di lui. Rammentava la sequenza onirica dei vestiti 
che cadevano a terra e di loro due nudi a letto. Ricordava come lui le si fosse 
messo sopra, muovendo piano il torace contro il suo ventre e i suoi seni. Lo 
aveva fatto pi e pi volte, come in un rito di corteggiamento animale descritto 
da un vecchio testo di zoologia. E mentre si muoveva sopra di lei, le baciava le 
orecchie o le labbra, le sfiorava il collo con la lingua, leccandola come 
farebbe un leopardo tra l'erba alta della savana.
Era un animale. Un animale aggraziato, solido e maschio, che apparentemente non 
faceva nulla per dominarla, e tuttavia la dominava completamente, proprio come 
lei desiderava che accadesse in quel momento.
Ma ci che esisteva fra loro andava ben oltre l'aspetto fisico, sebbene la sua 
capacit di fare l'amore a lungo senza stancarsi ne costituisse una parte. 
Amarlo era - la definizione le sembrava quasi trita ora, dopo l'attenzione 
tributata a certe questioni negli ultimi due decenni - spirituale. Spirituale, 
eppure non trito.
Mentre facevano l'amore, lei glielo aveva bisbigliato, riassumendo i propri 
pensieri in un'unica frase: Robert, sei cos potente da farmi paura. Lui era 
fisicamente potente, ma usava la sua forza con cautela. E in ogni caso, c'era 
molto di pi.
Il sesso era solo un aspetto. Dal momento in cui l'aveva conosciuto, lei aveva 
vissuto nell'aspettativa - nella possibilit, perlomeno - di un'esperienza 
piacevole, che interrompesse finalmente una routine di ossessionante monotonia. 
Non aveva tenuto conto della sua stupefacente potenza.
Era come se lui avesse preso possesso di lei, a tutti i livelli. Ed era una 
scoperta inquietante. Prima, neppure per un attimo aveva dubitato che una parte 
del suo essere avrebbe mantenuto il distacco da qualunque cosa lei e Robert 
Kincaid potessero fare insieme, la parte che apparteneva alla sua famiglia e 
alla vita nella Madison County.
Ma lui aveva spazzato via tutto. Avrebbe dovuto capirlo quando lo aveva visto 
scendere dal furgone per chiederle indicazioni. Le aveva ricordato uno sciamano, 
e quella prima impressione si era rivelata corretta.
Facevano l'amore per un'ora, forse pi, poi lui si staccava lentamente e 
guardandola accendeva una sigaretta per entrambi. A volte si accontentava di 
sdraiarsi al suo fianco, senza smettere mai di accarezzarla. Poi tornava ad 
affondare dentro di lei, sussurrandole parole dolci all'orecchio mentre la 
prendeva, baciandola tra una frase e l'altra, tra una parola e l'altra, le 
braccia intorno alla sua vita, attirandola e s e sprofondando in lei.
E allora lei cominciava a ripiegarsi su se stessa, a respirare pi in fretta, e 
si lasciava trasportare l dove lui abitava, e abitava in luoghi strani, 
tormentati, molto addietro nelle ramificazioni della logica di Darwin.
Con il viso sepolto contro la spalla di lui, le loro epidermidi a contatto, 
percepiva il profumo di fuochi di legna e di fiumi, sentiva i treni che 
lasciavano sferragliando stazioni invernali di molte notti addietro, vedeva 
viaggiatori ammantati di nero che avanzavano lungo fiumi gelati e pascoli 
estivi, diretti alla fine di tutte le cose. Il leopardo infuriava sopra di lei, 
ancora e ancora, come il vento incessante sulla prateria, e lei fremeva, 
travolta dal suo slancio, cavalcava quel vento come una vergine del tempio che 
avanza verso le fiamme miti e compiacenti che delimitano la dolce curva 
dell'oblio.
E bisbigliava piano, senza fiato: Oh, Robert... Robert... mi sto perdendo.
Lei, che da anni non aveva pi un orgasmo, ne ebbe una lunga serie con quella 
strana creatura che era per met uomo e per met qualcosa di completamente 
diverso. Si stup di lui e della sua resistenza, ed egli le disse che poteva 
spingersi in quei luoghi lontani con il corpo come con la mente, e che gli 
orgasmi della mente avevano una loro qualit distintiva.
Lei non capiva che cosa intendesse. Tutto ci che sapeva era che lui aveva 
creato una fune invisibile e l'aveva avvolta intorno a entrambi cos 
strettamente che sarebbe certamente soffocata, se non fosse stato per la 
rapinosa libert da se stessa che percepiva.
La notte scandiva le sue ore, e la grande danza a spirale si protraeva. Robert 
Kincaid si allontan da ogni regola di linearit per raggiungere una parte di s 
dove esistevano solo ombre, forme e suoni. Percorse i sentieri delle antiche 
vie, orientandosi con candele di gelo incendiate dal sole, che si liquefacevano 
sull'erba estiva e sulle rosse foglie d'autunno.
E ud le parole che le bisbigliava, come se a pronunciarle fosse la voce di un 
altro, e non la sua. Frammenti di una poesia di Rilke Intorno all'antica 
torre... ho girato per mille anni. Le strofe di un canto navajo al sole. Le 
parl delle visioni che proprio lei gli aveva donato... sabbia turbinante e 
venti color magenta, e pellicani bruni che cavalcavano delfini diretti a nord 
lungo la costa d'Africa.
Piccoli suoni inintelligibili le scaturivano dalle labbra mentre si inarcava per 
offrirglisi. Ma era un linguaggio che lui comprendeva bene, e in quella donna 
distesa sotto di lui, il ventre premuto contro il suo, la lunga ricerca di 
Robert Kincaid giunse finalmente alla fine.
E seppe allora il significato di tutte le piccole orme viste sulle spiagge 
deserte su cui aveva camminato, di tutti i carichi di segreti trasportati da 
navi che non avevano mai navigato, di tutti i volti nascosti che lo avevano 
spiato mentre discendeva strade tortuose di citt bagnate dal tramonto. E, come 
un grande cacciatore dell'antichit che dopo aver percorso chilometri infiniti 
rivede le luci dei bivacchi che sono la sua casa, sent la solitudine 
dissolversi. Era giunto cos lontano... cos lontano. E giacque su di lei, 
totalmente e inalterabilmente completo nell'amore che provava.
Era ormai mattino quando si sollev leggermente e le disse, guardandola negli 
occhi: Ecco perch sono su questo pianeta, in questo tempo, Francesca. Non per 
viaggiare o fare fotografie, ma per amarti. Adesso lo so. Per molti pi anni di 
quanti non ne abbia vissuti, ho continuato a precipitare dall'orlo di un luogo 
immenso e altissimo. E in tutti questi anni, precipitavo verso di te.
Quando tornarono di sotto, la radio era ancora accesa. Era sorta l'aurora, ma 
una sottile cortina di nubi nascondeva il sole.
Ho un favore da chiederti, Francesca. Le sorrise, mentre la osservava 
armeggiare con la caffettiera.
S? Lo guard. Dio, lo amo cos tanto, pens incerta, desiderandolo ancora, 
senza smettere mai.
Mettiti i jeans e la maglietta che portavi ieri pomeriggio, e un paio di 
sandali. Nient'altro. Voglio fotografarti cos come sei stamattina. Una 
fotografia per noi due soltanto.
Lei risal al piano di sopra, malferma sulle gambe con cui lo aveva tenuto 
avvinto per tutta la notte, si vest e insieme raggiunsero il pascolo. Ecco dove 
le aveva scattato la foto che anno dopo anno tornava a guardare.


L'AUTOSTRADA E IL PELLEGRINO.


Nei giorni successivi Robert Kincaid trascur la fotografia. E, fatta eccezione 
per le poche incombenze necessarie, di cui minimizzava comunque l'entit, 
Francesca Johnson trascur la routine della fattoria. Trascorrevano tutto il 
tempo insieme, parlando o facendo l'amore. Due volte, dietro richiesta di lei, 
lui suon la chitarra e cant con voce fra il discreto e il buono, era un po' a 
disagio e le rivel di non avere mai cantato in pubblico. Lei sorrise e lo 
baci, poi si lasci trasportare dalle sensazioni, mentre lo ascoltava cantare 
di baleniere e venti del deserto.
Lo accompagn a Des Moines, dove Robert sped le pellicole a New York. Quando 
era possibile, si faceva sempre precedere dai primi rullini, in modo che i 
redattori potessero farsi un'idea del lavoro e i tecnici assicurarsi che 
l'apparecchiatura funzionasse a dovere.
Dopo, lui la port a colazione in un grazioso ristorante e le tenne le mani sul 
tavolo, sorridendole in quel suo modo intenso. E il cameriere sorrise a sua 
volta guardandoli, e si augur di provare anche lui qualcosa del genere, un 
giorno o l'altro.
Lei si meravigliava della sicurezza con cui Robert Kincaid presentiva la sua 
prossima fine, e della facilit con cui l'accettava. Robert scorgeva con 
chiarezza l'imminenza della morte dei cowboy e di altri come loro, compreso lui 
stesso. E Francesca cominci a capire che cosa intendesse quando sosteneva di 
essere l'ultimo prodotto di un ramo dell'evoluzione condannato a estinguersi. 
Una volta, parlando di quelle che lui definiva le ultime cose, le sussurr: 
'Mai pi', grid il Signore dell'Alto Deserto. 'Mai, mai, mai pi'. Dopo di 
s, lungo quella direzione non vedeva pi nulla. Apparteneva a una specie in 
estinzione.
Il gioved pomeriggio, dopo aver fatto l'amore, parlarono. Entrambi 
riconoscevano l'inevitabilit di quella conversazione. Entrambi avevano 
preferito evitarla fino a quel momento.
Che cosa faremo? chiese lui.
Lei rimase in silenzio, lacerata. Poi: Non lo so, disse piano.
Senti, rester qui, se vuoi. Oppure in citt. Quando la tua famiglia torner, 
parler con tuo marito e gli spiegher la situazione. Non sar facile, ma 
dev'essere fatto.
Lei scosse la testa. Richard non capirebbe mai; lui non ragiona in questi 
termini. Non capisce la magia, la passione e tutte le altre cose di cui noi 
parliamo e che viviamo; non lo far mai. Questo non lo rende necessariamente un 
individuo inferiore. Ma  troppo lontano da quello che ha sempre provato e 
pensato. Non ha gli strumenti necessari.
Dobbiamo rinunciare a tutto, dunque? Era serio, non sorrideva.
Non so neppure questo. Robert, in un certo senso, io ti appartengo. Non volevo 
che accadesse, non ne sentivo la necessit, e so che questo vale anche per te, 
ma  andata cos. In realt non sono seduta qui sull'erba, accanto a te. Mi hai 
dentro di te, come una prigioniera volontaria.
Non sono sicuro di averti dentro di me, n di essere dentro di te, e neppure di 
possederti, replic lui. E in ogni caso, non  al possesso che aspiro. Credo 
invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si 
chiama 'noi'.
No, neppure: non siamo realmente dentro questo essere, lo "siamo". Abbiamo 
perduto noi stessi e creato qualcos'altro, qualcosa che esiste solo in quanto ci 
unisce. Cristo, ci amiamo. Con tutta la profondit, l'intensit con cui  
possibile amarsi.
Vieni in viaggio con me, Francesca. Non ci sono difficolt. Faremo l'amore 
sulla sabbia del deserto e berremo brandy sulle terrazze di Mombasa, guardando i 
"dhows" arabi prendere il largo col primo vento del mattino. Ti mostrer il 
paese dei leoni e una vecchia cittadina francese nella Baia del Bengala dove c' 
un magnifico ristorante sul tetto, e treni che si inerpicano, tra passi di 
montagna e piccole locande gestite da baschi, nei Pirenei. In una riserva di 
tigri dell'India meridionale c' un posto speciale su un'isola che sta in mezzo 
a un enorme lago. Se viaggiare non ti piace, ci stabiliremo da qualche parte e 
per mantenerci aprir un negozio, facendo ritratti e matrimoni, qualsiasi cosa.
Robert, mentre facevamo l'amore, stanotte, hai detto qualcosa che non ho 
dimenticato. Continuavo a sussurrarti del tuo potere... e, mio Dio, ce l'hai 
davvero. Hai detto: 'Io sono l'autostrada e il pellegrino e tutte le vele che 
hanno mai solcato i mari'. Avevi ragione. Questo  il tuo modo di sentire la 
vita; hai la strada dentro di te. Di pi non so bene come spiegarmi, ma in un 
certo senso tu sei la strada. Nel punto in cui realt e illusione si incontrano, 
ecco dove sei, l fuori sulla strada, e tu sei la strada.
Sei vecchi zaini e un furgone che si chiama Harry e jet in volo verso l'Asia. 
Ed  questo che voglio che tu sia. Se come dici il ramo dell'evoluzione a cui 
appartieni  morto, allora voglio che tu corra verso quella morte a tutta 
velocit. E non sono certa che ci riusciresti con me accanto. Vedi, ti amo cos 
tanto che non posso pensare di limitarti, neppure per un istante. Sarebbe come 
uccidere il magnifico, selvaggio animale che sei, e il suo potere morirebbe con 
lui.
Lui fece per parlare, ma Francesca lo interruppe.
Non ho ancora finito. Se tu ora mi prendessi tra le braccia e mi trasportassi 
sul furgone, costringendomi a seguirti, non esprimerei la minima protesta. 
Potresti riuscire nello stesso intento anche semplicemente parlandomi. Ma non 
credo che lo farai. Sei troppo sensibile, troppo attento ai miei sentimenti. E 
io sento di avere delle responsabilit, qui.
S, per certi versi  noiosa. La mia vita, intendo. Manca di romanticismo, di 
erotismo, di balli in cucina a lume di candela, e della meravigliosa presenza di 
un uomo che sa come amare una donna. Soprattutto, manchi tu. Ma c' questo mio 
maledetto senso di responsabilit. Verso Richard, verso i ragazzi. Se me ne 
andassi, se privassi Richard della mia presenza fisica, per lui sarebbe gi un 
colpo durissimo. Basterebbe questo a distruggerlo.
Ma pi grave e ancora pi doloroso sarebbe per lui il dover sopportare per il 
resto della sua vita i mormorii della gente di qui. 'Quello  Richard Johnson. 
La sua focosa mogliettina italiana lo ha piantato qualche anno fa per andarsene 
con un fotografo capellone'. Richard ne soffrirebbe e i ragazzi diventerebbero 
l'oggetto degli scherni di tutta Winterset. Anche loro soffrirebbero. E mi 
odierebbero per quello che ho fatto.
Per quanto ti voglia e per quanto desideri starti vicino, diventare parte di 
te, non posso sottrarmi alla realt delle mie responsabilit. Se "tu" mi 
costringessi, fisicamente o con le parole, verrei con te, come ti ho detto, non 
mi opporrei. Non ne avrei la forza, perch ti amo. A dispetto di quanto ho detto 
sulla mia riluttanza ad allontanarti dalla strada, ti seguirei perch  quello 
che egoisticamente desidero.
Ma ti prego, non farlo. Non forzarmi a dimenticare tutto questo, le mie 
responsabilit. Non ci riuscirei mai del tutto e vivrei per tutta la vita nel 
rimorso. Se ora venissi via con te, questa consapevolezza mi trasformerebbe in 
qualcosa di diverso dalla donna che hai imparato ad amare.
Robert Kincaid non parl. Capiva quello che lei diceva a proposito della strada 
e delle responsabilit, e di come il senso di colpa avrebbe finito con il 
cambiarla. Sapeva che, per un verso, aveva ragione. Mentre guardava fuori, 
combatt con se stesso, sforzandosi di rendere totale quella comprensione. Lei 
scoppi a piangere.
Rimasero a lungo abbracciati. Lui le bisbigli: Ho solo una cosa da dire, una 
cosa soltanto; non la ripeter mai pi a nessuno e ti chiedo di ricordarla in un 
universo di ambiguit, questo genere di certezza viene una volta e una soltanto, 
per quante vite si possano vivere.
Fecero l'amore di nuovo quella notte, gioved notte, e restarono sdraiati vicini 
fino all'alba e molto oltre, sfiorandosi e bisbigliando. Francesca dorm un 
poco, e quando si svegli il sole era gi alto e rovente. Nel sentire il cigolio 
di una delle portiere di Harry che si apriva, si butt in fretta qualcosa 
addosso e scese di sotto.
Lui aveva preparato il caff e sedeva fumando al tavolo di cucina. Le sorrise. 
Lei attravers la stanza e and a seppellire il viso sulla sua spalla, le mani 
affondate nei suoi capelli e le sue braccia intorno alla vita. Lui la fece 
girare e la prese in braccio, accarezzandola.
Infine si alz. Portava i suoi vecchi jeans, con le bretelle arancioni su una 
camicia kaki pulita, gli stivali Red Wing allacciati stretti, il coltello 
fissato alla cintura. Da una tasca del gil, appeso a una sedia, sporgeva il 
flessibile dello scatto. Il cowboy era di nuovo in sella.
E' meglio che vada.
Lei annu e cominci a piangere. Vide le lacrime anche nei suoi occhi, ma lui 
non aveva smesso di sorriderle in quel suo modo timido.
Potr scriverti qualche volta? Vorrei almeno mandarti una foto o due.
Certo. Francesca si asciug gli occhi con lo strofinaccio appeso allo 
sportello della credenza. Inventer qualcosa che spieghi perch ricevo posta da 
un fotografo hippie, a condizione che non capiti troppo spesso.
Hai il mio indirizzo e il numero telefonico di Bellingham, vero? Lei annu di 
nuovo. Se non mi trovi l, prova alla redazione del "National Geographic". 
Ecco, ti scrivo il numero. Lo annot sul taccuino posato accanto al telefono, 
strapp il foglietto e glielo porse.
Se anche dovessi perderlo, potrai sempre trovarlo su un numero qualsiasi della 
rivista. Chiedi degli uffici editoriali. Sanno quasi sempre dove trovarmi.
Non esitare a chiamarmi se avrai voglia di vedermi, o anche soltanto per 
parlare. In qualunque parte del mondo mi trovi, prenota la chiamata a mio 
carico. In questo modo non comparir sulla vostra bolletta. Io rester nei 
paraggi ancora per qualche giorno. Rifletti su quello che ti ho detto. Posso 
rimanere qui e sistemare tutto in fretta. E dopo andremo a nord-ovest insieme.
Francesca non disse niente. Non dubitava che lui avrebbe saputo sistemare tutto 
in un batter d'occhio. Richard era di cinque anni pi giovane, ma non reggeva il 
confronto con Robert Kincaid, n fisicamente n intellettualmente.
Lo guard infilarsi il gil. Aveva la mente vuota e vorticante. Non andartene, 
Robert Kincaid, si sent supplicare, e fu come se quel grido scaturisse da una 
parte ignota della sua anima.
Lui la prese per mano, la guid oltre la porta e verso il furgone. Apr la 
portiera dalla parte del guidatore, pos un piede sul predellino, quindi torn 
ad appoggiarlo per terra e la strinse a s per parecchi minuti. Nessuno dei due 
parl; rimasero cos a trasmettere e a ricevere sensazioni, imprimendosi 
reciprocamente addosso la realt dell'altro. Riaffermando l'esistenza di 
quell'essere speciale di cui lui aveva parlato.
Per l'ultima volta, lui la lasci andare e sal sul furgone, ma senza chiudere 
la portiera. Le lacrime gli rigavano le guance. Le lacrime rigavano le guance di 
lei. Lentamente chiuse la portiera, che cigol. Come sempre, Harry era 
riluttante a mettersi in moto, ma lei sent lo stivale di lui premere 
sull'acceleratore finch il motore si avvi.
Lui ingran la retromarcia, indugi ancora con la mano sul cambio. Serio prima, 
poi con un sorriso ammiccante, indic il viale. La strada, sai com'. Il mese 
prossimo sar nell'India sudorientale. Vuoi che ti mandi una cartolina?
Lei non poteva parlare, ma fece un cenno di diniego con la testa. Sarebbe stato 
troppo per Richard, se l'avesse trovata nella cassetta delle lettere. Lo vide 
annuire e fu certa che avesse capito.
In retromarcia, con le ruote che scricchiolavano sulla ghiaia, il furgone 
attravers il cortile. Spaventate, le galline si diedero precipitosamente alla 
fuga, Jack ne insegu una fino al capannone, abbaiando.
Robert Kincaid la salut agitando la mano fuori dal finestrino dalla parte del 
passeggero. Il sole si rifletteva balenando sul braccialetto d'argento. I primi 
due bottoni della camicia erano slacciati.
Imbocc il vialetto. Francesca continuava ad asciugarsi gli occhi, cercando di 
vedere la luce del sole che creava prismi bizzarri tra le sue lacrime. Come 
aveva fatto la sera del loro primo incontro, si affrett lungo il sentiero per 
seguire con lo sguardo il vecchio furgone che si allontanava sobbalzando. 
Arrivato in fondo, Harry si ferm, la portiera si apr di scatto e lui comparve 
sul predellino. Poteva vederla, un centinaio di metri pi indietro, 
rimpicciolita dalla distanza.
Rimase l, accanto ad Harry che ronzava impaziente nel caldo, a guardare. 
Nessuno dei due si mosse; si erano gi detti addio. Si guardarono in silenzio... 
la moglie di un agricoltore dello Iowa, la creatura che concludeva un ramo 
dell'evoluzione, uno degli ultimi cowboy. Per trenta secondi lui rest l, e i 
suoi occhi da fotografo registrarono ogni particolare, per creare un'immagine 
che non avrebbe mai pi dimenticato.
Infine richiuse la portiera, ingran la marcia ed ecco che piangeva di nuovo 
mentre girava a sinistra sulla provinciale, in direzione di Winterset. Torn a 
voltarsi un istante prima che un folto d'alberi sul lato nordoccidentale della 
fattoria gli ostruisse la visuale, e la vide seduta per terra a gambe incrociate 
nel punto d'accesso al vialetto, la testa fra le mani.

Richard e i ragazzi arrivarono nelle prime ore della serata, pieni di aneddoti 
da raccontare e inalberando il nastro che il manzo aveva vinto prima di essere 
venduto perch fosse macellato. Carolyn si attacc immediatamente al telefono. 
Era venerd, e Michael and in citt col furgone per fare le cose che di solito 
fanno i diciassettenni il venerd sera... pi che altro gironzolare per la 
piazza e gridare dietro alle ragazze che passavano in macchina. Richard sedette 
davanti al televisore, e intanto diceva a Francesca com'era buono il pane di 
granturco che stava mangiando con burro e sciroppo d'acero.
Lei and a sedersi nella veranda sul retro, sulla sedia a dondolo. Richard la 
raggiunse al termine del programma che aveva seguito, alle dieci passate. E' 
proprio bello essere di nuovo a casa, brontol, stirandosi. Poi la guard. 
Stai bene, Frannie? Sembri un po' stanca, distratta o che so io.
Sto bene. Sono contenta che siate qui sani e salvi.
Be', me ne vado a letto. E' stata una settimana lunga e sono a pezzi. Vieni 
anche tu, Frannie?
Non subito. Si sta bene qua fuori, credo che rester un altro po'. Era stanca, 
ma aveva paura che Richard volesse fare l'amore e quella sera non avrebbe potuto 
sopportarlo. Lo sent muoversi in camera da letto, mentre si dondolava sulla 
sedia, i piedi nudi a contatto del pavimento. Arrivava fino a lei il suono della 
radio di Carolyn.
Nei giorni successivi evit di andare in citt; neppure per un istante le 
riusciva di dimenticare che Robert Kincaid era a pochi chilometri di distanza. 
Non credeva che avrebbe potuto trattenersi se lo avesse rivisto. Probabilmente 
gli sarebbe corsa incontro gridando: Subito! Dobbiamo andarcene subito! Aveva 
accettato il rischio andando a incontrarlo al Cedar Bridge, rivederlo ora 
sarebbe stato un pericolo troppo grande.
Il marted rimasero a corto di provviste e Richard aveva bisogno di un pezzo di 
ricambio per la trebbiatrice che stava riparando. Era una giornata deprimente, 
piovosa, nebbiosa, fredda per essere agosto.
Richard si procur il pezzo di ricambio e si ferm al caff mentre lei faceva la 
spesa. Sapeva quanto ci impiegava abitualmente, e quando usc dal SuperValue, 
Francesca lo trov ad aspettarla. Con il suo berretto Allis-Chalmers, lui salt 
gi dal furgone, la aiut a caricare i sacchetti, sistemandoli sul sedile e 
intorno alle gambe di lei. Francesca pens a cavalletti e zaini.
Devo tornare alla concessionaria. Ho dimenticato un altro pezzo.
Puntarono a nord lungo la statale 169, la strada principale di Winterset. A un 
isolato a sud della Texaco lei vide Harry che usciva dalla stazione di servizio, 
i tergicristalli in funzione. Si immise nella strada davanti a loro.
La velocit li port proprio dietro al vecchio furgone; Francesca scorse 
un'incerata nera tesa sul vano posteriore; sotto di essa si intravedevano i 
contorni di una valigia e di una custodia per chitarra, incuneate accanto alla 
ruota di scorta. Sebbene la pioggia avesse imbrattato il lunotto posteriore, la 
testa di lui era parzialmente visibile. Lo vide chinarsi in avanti, come per 
prendere qualcosa dal cassetto dei guanti; otto giorni prima aveva fatto lo 
stesso, e la sua mano le aveva sfiorato la gamba. Una settimana prima lei era a 
Des Moines a comperare un abito rosa.
Quel furgone  parecchio lontano da casa, osserv Richard. Stato di 
Washington. Si direbbe che alla guida ci sia una donna. O comunque, qualcuno con 
i capelli lunghi. Ripensandoci, potrebbe essere il fotografo di cui parlavano al 
caff.
Seguirono Robert Kincaid per qualche isolato ancora, fino al punto in cui la 169 
incrociava la 92, che si stendeva a est e a ovest. Era un crocevia a quattro 
strade e il traffico, sempre intenso, quel giorno era appesantito dalla pioggia 
e dalla foschia.
Rimasero fermi all'incrocio per qualche secondo. Lui era davanti a loro, a non 
pi di dieci metri di distanza. Poteva ancora farcela. Scendi e corri ad aprire 
la portiera di Harry, arrampicati tra gli zaini e i cavalletti.
Robert Kincaid l'aveva salutata il venerd precedente, e da allora lei si era 
resa conto che, pur sapendo di amarlo infinitamente, aveva nondimeno 
sottovalutato i propri sentimenti. Sembrava impossibile, ma era proprio cos. 
Aveva cominciato a capire quello che lui aveva gi compreso.
Ma non si mosse, immobilizzata dalle sue responsabilit, guardando il lunotto 
posteriore con un'intensit che fino ad allora non aveva mai dedicato a nessuna 
cosa. Vide lampeggiare la freccia di sinistra; ancora un istante e sarebbe 
scomparso. Richard stava armeggiando con le manopole della radio.
Per uno strano scherzo della mente, lei cominci a vedere tutto come al 
rallentatore. Ecco, si preparava a partire... lentamente... port Harry al 
centro dell'incrocio... le sembrava di vedere le sue lunghe gambe muoversi sulla 
frizione e l'acceleratore, e i muscoli del braccio guizzare mentre manovrava il 
cambio... gir a sinistra sulla 92, in direzione di Council Bluffs, delle Black 
Hills e del nord-ovest... lentamente... lentamente, oh, quanto lentamente! Il 
malconcio furgone oltrepass l'incrocio, il muso rivolto a occidente.
Strizzando gli occhi per disperdere le lacrime, la pioggia e la nebbia, riusc a 
distinguere a stento la sbiadita scritta rossa sulla fiancata: Kincaid 
Fotografia - Bellingham, Washington.
Lui aveva abbassato il finestrino per vedere meglio durante la manovra. Quando 
svolt e acceler lungo la statale 92, lei scorse i suoi capelli svolazzare al 
vento. Poi il finestrino venne richiuso.
Oh, Cristo... oh, Ges Onnipotente... no! Le parole si affollavano dentro di 
lei. Mi sbagliavo, Robert, sbagliavo a voler restare... ma non posso venire... 
lascia che ti spieghi di nuovo... perch non posso venire... ripetimi ancora 
perch dovrei seguirti.
E poi sent la sua voce scendere lungo la superstrada verso di lei. In un 
universo di ambiguit, questo genere di certezza viene una volta e una soltanto, 
per quante vite si possano vivere.
Richard attravers l'incrocio in direzione nord. Per un istante lei guard oltre 
il suo viso, verso i fanalini di coda di Harry che sparivano tra la pioggia. Il 
vecchio pickup sembrava piccolissimo, affiancato da un enorme semirimorchio che 
entrava ruggendo in Winterset, schizzando acqua sporca sull'ultimo cowboy.
Addio, Robert Kincaid, bisbigli, e cominci a piangere senza pi nascondersi.
Richard si volt a guardarla. Cosa c' che non va, Frannie? Vuoi per piacere 
dirmi cosa non va in te?
Solo un momento, Richard. Lasciami in pace. Fra poco star bene.
Lui si sintonizz sulla stazione radio che trasmetteva il notiziario degli 
agricoltori, la guard di nuovo e scosse la testa.


CENERI.


La notte era scesa sulla Madison County. Era il 1987, il giorno del suo 
sessantasettesimo compleanno. Francesca era a letto da due ore. Ventidue anni 
erano trascorsi, e lei vedeva, toccava e udiva ancora tutto quello che era 
accaduto allora.
Aveva ricordato, e poi ricordato di nuovo. L'immagine dei fanalini rossi che si 
perdevano tra la pioggia e la foschia lungo la statale 92 l'aveva ossessionata 
per pi di due decenni. Si sfior i seni e le parve di sentire il suo torace 
sopra di lei. Dio, come lo amava. Lo aveva amato allora, pi di quanto avesse 
mai creduto possibile, e lo amava ora perfino di pi. Per lui avrebbe fatto 
qualunque cosa, eccetto che distruggere la propria famiglia e, cos facendo, 
forse anche lui.
Scese di sotto e and a sedersi al vecchio tavolo con il piano di formica 
gialla. Quando, tempo addietro, Richard aveva insistito per acquistarne uno 
nuovo, lei aveva chiesto che quello vecchio venisse conservato nel capannone, e 
prima che lo portassero via lo aveva avvolto con cura in un telo di plastica.
Non capisco perch sei tanto attaccata a quel vecchio tavolo, aveva borbottato 
lui mentre la aiutava. Dopo la morte di Richard, dietro richiesta di lei, 
Michael lo aveva riportato in casa; non le aveva chiesto perch lo preferisse al 
nuovo, limitandosi a guardarla con aria interrogativa, ma Francesca non aveva 
dato spiegazioni.
Ora sedette al tavolo, ma si rialz quasi subito e dalla credenza prese due 
candele bianche infilate in piccoli candelieri d'ottone. Le accese e accese 
anche la radio, girando la manopola finch non si imbatt in una stazione che 
trasmetteva musica lenta.
Rimase a lungo in piedi vicino al lavello, la testa appena inclinata, guardando 
il viso di lui, e bisbigli: Non ti ho dimenticato, Robert Kincaid. Forse il 
Signore dell'Alto Deserto aveva ragione. Forse tu eri l'ultimo. Forse i cowboy 
sono ormai tutti vicini a morire.
Prima della morte di Richard non aveva mai tentato di mettersi in contatto con 
Kincaid, sebbene per anni ogni giorno fosse stata sul punto di farlo. Se gli 
avesse parlato di nuovo anche solo una volta, sarebbe andata da lui. E sapeva 
che se gli avesse scritto, sarebbe stato lui a raggiungerla. Neppure Robert si 
era fatto pi vivo, dopo averle mandato le fotografie e il dattiloscritto. 
Francesca sapeva che lui comprendeva il suo stato d'animo e non ignorava le 
complicazioni che avrebbe potuto causarle.
Nel settembre del 1965 si abbon al "National Geographic". Il servizio sui ponti 
coperti venne pubblicato l'anno successivo; c'era il Roseman Bridge ripreso 
nella calda luce del primo mattino, il mattino in cui lui aveva trovato il suo 
biglietto. In copertina campeggiava la foto di un carro trainato da due cavalli 
in direzione dell'Hogback Bridge. Kincaid era autore anche del testo.
In ultima pagina erano riportati i nomi degli autori e dei fotografi che avevano 
collaborato ai vari numeri, occasionalmente accompagnati da una foto. A volte 
c'era anche la sua. Gli stessi lunghi capelli argentei, il braccialetto, jeans o 
pantaloni color kaki, le macchine fotografiche buttate a tracolla, le vene 
marcate delle braccia. Nel Kalahari, sulle mura di Jaipur, in India, su una 
canoa nel Guatemala, o nel Canada settentrionale. La strada e il cowboy.
Lei ritagliava le foto e le conservava nella busta di carta di Manila in cui 
aveva riposto il servizio sui ponti coperti, il dattiloscritto, le due 
fotografie e la sua lettera. Teneva la busta in un cassetto, nascosta sotto la 
sua biancheria, dove sapeva che Richard non sarebbe mai andato a guardare. E, 
come un osservatore che ne seguisse la vita nel corso degli anni, osserv Robert 
Kincaid invecchiare.
Il sorriso era quello di sempre, e cos il lungo corpo snello e muscoloso. Ma 
lei lo capiva dalle rughe intorno alla bocca, dal leggero curvarsi delle spalle, 
dal progressivo cedimento dei contorni del viso. Aveva studiato il corpo di lui 
con un'attenzione che non aveva dedicato a nessun'altra cosa, neppure a se 
stessa. E, se possibile, il vederlo invecchiare accresceva il desiderio che 
aveva di lui. Sospettava.. no, ne era certa... che lui fosse solo. E cos era.
Al lume di candela, pass in rassegna i ritagli. Lui la guardava da luoghi 
infinitamente lontani. Arriv alla foto che considerava speciale, pubblicata su 
un numero del 1967. Lui stava accovacciato sulla riva di un fiume dell'Africa 
settentrionale, con la macchina fotografica incollata agli occhi, in procinto di 
scattare.
La prima volta che l'aveva vista, anni prima, Francesca si era accorta che dalla 
catena d'argento pendeva una medaglietta. Michael era via, all'universit, e 
quando Richard e Carolyn si furono coricati, lei tir fuori la potente lente 
d'ingrandimento che da ragazzino il figlio utilizzava per la collezione di 
francobolli ed esamin la fotografia.
Mio Dio, alit. Perch sulla medaglietta era inciso il nome Francesca. Era 
stata l'unica, piccola indiscrezione di lui, e lei lo perdon con un sorriso. 
Nelle foto successive, la medaglietta era sempre stata presente.
Dopo il 1975, non aveva pi trovato il suo ritratto sulla rivista. Neppure la 
firma compariva pi. Lei cerc a lungo, ma inutilmente. Quell'anno lui compiva 
sessantadue anni.
Richard mor nel 1979. Terminato il funerale, dopo la partenza dei ragazzi, 
pens di telefonargli. Lui aveva sessantasei anni; lei cinquantanove. C'era 
ancora tempo, anche se di anni ne avevano perduti quattordici. Ci pens per 
un'intera settimana, poi compose il numero impresso sulla sua carta da lettere.
Il cuore le si ferm quando il telefono cominci a squillare. Sent che la 
cornetta veniva sollevata e il ricevitore quasi le sfugg di mano. McGregor 
Assicurazioni, disse una voce femminile. Le sembr di sprofondare, ma si 
riprese in tempo per chiedere alla donna se aveva fatto il numero giusto. La 
risposta fu affermativa. Allora ringrazi e riappese.
Tent con il servizio informazioni di Bellingham. Il suo nome non figurava. 
Prov con Seattle. Nulla. Poi con gli uffici della Camera di commercio di 
entrambe le localit. Chiese che controllassero gli elenchi cittadini. Loro la 
accontentarono ma il suo nome non c'era. Avrebbe potuto essere ovunque, pens 
allora.
A quel punto si ricord della rivista; lui le aveva detto di cercarlo l. La 
centralinista era gentile, ma lavorava al giornale da poco e dovette girare la 
sua richiesta a qualcun altro. La telefonata di Francesca fu smistata a tre 
persone diverse prima che le passassero un redattore che lavorava l da 
vent'anni. Lei gli chiese di Robert Kincaid.
Naturalmente se lo ricordava. Sta cercando di rintracciarlo, dice? Era un 
diavolo di fotografo, se mi perdona l'espressione. Un tipo difficile, non in 
modo sgradevole, ma tenace. Inseguiva l'arte per l'arte, non esattamente quello 
che interessa ai nostri lettori. Loro vogliono fotografie ben fatte, abili, ma 
non troppo fuori dalla norma.
Noi dicevamo sempre che Kincaid era un tipo strano. Lavorava per noi, ma di lui 
non sapevamo quasi nulla. Era un professionista, per. Potevi mandarlo ovunque, 
e lui ci andava, anche se non era quasi mai d'accordo con le nostre scelte 
editoriali. Quanto al recapito attuale, mentre parlavamo ho sfogliato la sua 
pratica. Ha lasciato la rivista nel 1975. L'indirizzo e il numero telefonico 
riportati qui sono... Ma quei dati Francesca li aveva gi. Dopo quel giorno non 
tent pi di rintracciarlo, soprattutto perch aveva paura di quello che avrebbe 
potuto scoprire.
Si lasci andare, indugiando sempre pi spesso con il pensiero su Robert 
Kincaid. A guidare se la cavava ancora piuttosto bene, e ogni anno si recava 
parecchie volte a Des Moines, a pranzare nel ristorante in cui era stata con 
lui. Nel corso di una di queste gite, acquist un diario rilegato in pelle. E su 
quelle pagine cominci a riportare con calligrafia ordinata i particolari della 
loro storia d'amore e le sue riflessioni al riguardo. Riemp tre diari prima di 
sentire di aver adempiuto al compito che si era prefissa.
Winterset stava migliorando. C'era un'attiva associazione artistica, composta 
perlopi da donne, e da qualche anno si parlava spesso di ristrutturare i vecchi 
ponti. Gente giovane e interessante aveva incominciato a costruire la propria 
casa sulle colline. La mentalit era cambiata, i capelli lunghi non attiravano 
pi gli sguardi, sebbene gli uomini che portavano sandali fossero ancora pochi e 
i poeti rari.
E tuttavia, fatta eccezione per poche amiche, lei si autoescluse completamente 
dalla comunit. Molti se ne accorsero, e notarono la frequenza con cui la si 
poteva vedere in piedi sul Roseman Bridge, e a volte nei pressi del Cedar 
Bridge. Capita spesso che i vecchi diventino strani, dicevano, e si 
accontentavano di questa spiegazione.
Il 2 febbraio del 1982, nel cortile della fattoria arriv un furgone dell'United 
Parcel Service. Francesca non ricordava di aver ordinato alcunch. Perplessa, 
firm la ricevuta e controll l'indirizzo riportato sul pacchetto: Francesca 
Johnson, R.R. 2, Winterset, Iowa, 50273. Il mittente era uno studio legale di 
Seattle.
Il pacchetto era confezionato con cura e dotato di un'assicurazione 
supplementare. Lei lo pos sul tavolo di cucina, lo apr con gesti misurati. 
Conteneva tre scatole impacchettate nel polistirolo. Una piccola busta imbottita 
era fissata sulla prima con del nastro adesivo, mentre alla seconda era acclusa 
una busta commerciale con l'intestazione dello studio legale e indirizzata a 
lei.
Tremando, stacc la busta commerciale e la apr.

"25 gennaio 1982

Signora Francesca Johnson
R.R. 2
Winterset, IA 50273

Gentile signora Johnson,
il nostro studio rappresenta il signor Robert L. Kincaid, recentemente 
deceduto..."

Francesca pos la lettera sul tavolo. Fuori, la neve turbinava sui campi 
invernali. La osserv rasentare le stoppie, trascinare via le barbe di 
granturco, ammucchiarle in un angolo sotto il filo spinato. Rilesse ancora una 
volta quelle prime parole.

"Il nostro studio rappresenta il signor Robert L. Kincaid, recentemente 
deceduto..."

Oh, Robert... Robert... no. Mormor piano il suo nome, la testa china.
Un'ora dopo riusc a continuare la lettura. Il brutale linguaggio legale, la 
precisione della terminologia la irritarono.

"Il nostro studio..."

Un avvocato che espleta le sue mansioni nei confronti di un cliente.
Ma il potere, il leopardo giunto a cavallo della scia di una cometa, lo sciamano 
che in una calda giornata d'agosto andava in cerca del Roseman Bridge, l'uomo 
che in piedi sul predellino di un furgone chiamato Harry si voltava a guardarla 
morire nella polvere di una fattoria dello Iowa... dov'era lui in quelle parole?
La lettera avrebbe dovuto essere lunga migliaia di pagine. Avrebbe dovuto 
parlare della fine di una catena evolutiva e della perdita della libert di 
scelta, dei cowboy che lottavano contro il filo spinato, come fanno le barbe di 
granturco in inverno.

"Il solo testamento lasciato dal nostro cliente  datato otto luglio 1967. Le 
istruzioni relative alla consegna degli oggetti qui acclusi erano esplicite. Nel 
caso non fosse stato possibile recapitarlo a lei, il materiale doveva essere 
bruciato.
Nella scatola contrassegnata dalla parola Lettera trover una missiva a lei 
indirizzata, affidataci dal signor Kincaid nel 1978. La busta, sigillata, non  
stata aperta.
Le spoglie del signor Kincaid sono state cremate. Dietro sua richiesta, non  
stata apposta alcuna lapide. Sempre dietro sua richiesta, uno studio associato 
al nostro ha provveduto a spargere le ceneri in prossimit della sua abitazione. 
Credo che la localit in questione sia denominata Roseman Bridge.
La prego di non esitare a contattarci in caso di necessit.
Sinceramente suo,
Allen B. Quippen, procuratore legale"

Riprese fiato, si asciug nuovamente gli occhi e continu a esaminare il 
contenuto della scatola.
Sapeva che cosa avrebbe trovato dentro la piccola busta imbottita. Lo sapeva 
cos come sapeva che la primavera sarebbe arrivata anche quell'anno. Estrasse la 
catena d'argento. La medaglietta era graffiata e portava inciso il nome 
Francesca. Sul retro, a lettere minuscole, la scritta: Si prega inviarla a 
Francesca Johnson, R.R. 2, Winterset, Iowa, USA.
C'era anche il braccialetto, avvolto in carta velina. A esso era accluso un 
foglietto.

"Se l'attira l'idea di un'altra cena quando volano le falene, venga stasera 
dopo il lavoro".

Il biglietto che lei aveva lasciato sul Roseman Bridge. Aveva conservato anche 
quello.
Solo allora ramment che era la sola cosa che avesse di lei, l'unica prova della 
sua esistenza, oltre a poche immagini elusive, fissate su una pellicola che 
andava lentamente sbiadendo. Il biglietto del Roseman Bridge. Era macchiato e 
sgualcito, come se lui lo avesse portato con s, ripiegato nel portafoglio, per 
chiss quanto tempo.
Si chiese quante volte lo avesse riletto nel corso degli anni, tanto lontano 
dalle colline lungo il Middle River. Se lo immagin mentre se lo accostava agli 
occhi, nella luce fioca di una lampada da lettura a bordo di un jet diretto 
chiss dove, seduto sul pavimento di una capanna di bamb con una torcia 
elettrica accesa, mentre lo ripiegava e lo riponeva in una notte piovosa a 
Bellingham, e poi guardava la fotografia di una donna appoggiata al paletto di 
una staccionata in un mattino d'estate o ripresa nell'atto di emergere da un 
ponte coperto, al tramonto.
Ciascuna delle tre scatole conteneva una macchina fotografica munita di 
obiettivo. Erano vecchie, malconce. Rigirandosene una tra le mani, distinse la 
scritta Nikon sul mirino e, nell'angolo in alto a sinistra dell'etichetta, la 
lettera F. Era la macchina che lei gli aveva teso, quel giorno al Cedar Bridge.
Per ultima, apr la lettera di lui. Scritta a mano su uno dei suoi fogli 
intestati, portava la data del 16 agosto 1978.

"Cara Francesca,
spero che questa mia ti trovi bene. Non so quando la riceverai. Quando io me ne 
sar gi andato. Ho sessantacinque anni, ormai, e ne sono passati esattamente 
tredici dal nostro primo incontro, quando imboccai il vialetto di casa tua in 
cerca di indicazioni sulla strada.
Spero con tutto me stesso che questo pacchetto non sconvolga in alcun modo la 
tua vita. Il fatto  che non sopporto di pensare alle mie macchine fotografiche 
sullo scaffale riservato all'attrezzatura di seconda mano di un negozio o nelle 
mani di uno sconosciuto. Saranno in pessime condizioni quando le riceverai, ma 
non ho nessun altro a cui lasciarle e mi scuso per il rischio che forse ti 
costringer a correre mandandotele.
Dal 1965 al 1975 ho viaggiato quasi ininterrottamente. Nell'intento di 
allontanarmi almeno parzialmente dalla tentazione di telefonarti o di venire a 
cercarti, tentazione che da sveglio in pratica non mi lascia mai, ho accettato 
tutti gli incarichi oltreoceano che sono riuscito a procurarmi. Ci sono stati 
momenti, molti momenti, in cui mi sono detto All'inferno, vado a Winterset e, 
costi quel che costi, porto Francesca via con me.
Ma non ho dimenticato le tue parole, e rispetto i tuoi sentimenti. Forse avevi 
ragione, non lo so. So per che uscire dal viale di casa tua, in quella 
arroventata mattina di agosto,  stata la prova pi ardua che abbia mai 
affrontato e che mai avr occasione di affrontare. Dubito, in effetti, che molti 
uomini ne abbiano vissute di pi dure.
Ho lasciato il 'National Geographic' nel 1975 e da allora mi sono dedicato 
soprattutto a fotografare ci che piaceva a me, prendendo il lavoro l dove 
potevo, servizi locali o regionali che non mi impegnavano mai per pi di pochi 
giorni. Finanziariamente  stata dura, ma tiro avanti. Come ho sempre fatto.
Buona parte del mio lavoro lo svolgo nella zona di Puget Sound. Mi va bene cos. 
Pare che invecchiando gli uomini si rivolgano sempre pi spesso all'acqua.
Ah, s, adesso ho un cane, un golden retriever. L'ho chiamato Highway, e lo 
porto quasi sempre con me; quando siamo in viaggio, se ne sta con la testa fuori 
dal finestrino, in cerca di posti interessanti da fotografare.
Nel 1972 sono caduto da una rupe nell'Acadia National Park, nel Maine, e mi sono 
fratturato una caviglia. Nella caduta ho perso la catena e la medaglia, ma 
fortunatamente non erano finite lontano. Le ho recuperate e un gioielliere ha 
provveduto ad aggiustare la catena.
Vivo con il cuore impolverato. Meglio di cos non saprei metterla. C'erano state 
delle donne prima di te, qualcuna, ma nessuna dopo. Non mi sono votato 
deliberatamente alla castit,  solo che non provo alcun interesse.
Una volta ho avuto modo di osservare il comportamento di un'oca canadese la cui 
compagna era stata uccisa dai cacciatori. Si uniscono per la vita, sai. Dopo 
l'episodio, ha continuato ad aggirarsi intorno allo stagno per qualche giorno. 
L'ultima volta che l'ho vista, nuotava tutta sola tra il riso selvatico, ancora 
alla ricerca. Immagino che da un punto di vista letterario la mia analogia sia 
un po' troppo scontata, ma  pi o meno cos che mi sento anch'io.
Con la fantasia, nelle mattine caliginose o nei pomeriggi in cui il sole si 
riflette sull'acqua a nordovest, cerco di immaginare dove sei e che cosa stai 
facendo. Niente di complicato... ti vedo in giardino, seduta sulla veranda, in 
piedi davanti al lavello della cucina. Cose cos.
Ricordo tutto. Il tuo profumo e il tuo sapore, che erano come l'estate stessa. 
La tua pelle contro la mia, e il suono dei tuoi bisbigli mentre ti amavo.
Robert Penn Warren scrisse: Un mondo che sembra abbandonato da Dio. Non male, 
molto vicino a quello che provo certe volte. Ma non posso vivere sempre cos. 
Quando la tensione diventa eccessiva, carico Harry e, in compagnia di Highway, 
ritorno sulla strada per qualche giorno.
Commiserarmi non mi piace. Non  nella mia natura. E in genere non me la passo 
poi tanto male. Al contrario, sono felice di averti almeno incontrata. Avremmo 
potuto sfiorarci come due frammenti di polvere cosmica, senza mai sapere nulla 
l'uno dell'altra.
Dio o l'universo o qualunque altro nome si scelga di dare ai grandi sistemi di 
ordini ed equilibri, non riconosce il tempo terrestre. Per l'universo, quattro 
giorni non sono diversi da quattro miliardi di anni luce. Per quanto mi 
riguarda, cerco di tenerlo sempre a mente.
Ma, dopo tutto, sono un uomo. E tutte le considerazioni filosofiche non bastano 
a impedirmi di desiderarti, ogni giorno, ogni momento, con la testa piena dello 
spietato gemito del tempo, del tempo che non potr mai vivere con te.
Ti amo, di un amore profondo e totale. E cos sar sempre.
L'ultimo cowboy,
Robert

P.S. L'estate scorsa ho cambiato il motore a Harry, e ora va benissimo".

Il pacco era arrivato cinque anni prima. E l'esaminarne il contenuto era 
divenuto parte dell'annuale rito che lei celebrava il giorno del suo compleanno. 
Macchine fotografiche, braccialetto, catena e medaglietta erano conservati in 
una cassetta nell'armadio, fabbricata su suo disegno da un falegname del posto. 
In legno di noce, aveva chiusura a tenuta ermetica per impedire che vi entrasse 
la polvere, e l'interno suddiviso in scomparti imbottiti. Un oggettino 
piuttosto strano, no? aveva osservato il falegname. Francesca si era limitata a 
sorridere.
Il rituale si concludeva con la lettura del dattiloscritto. Lo leggeva sempre a 
lume di candela, a fine giornata. And in soggiorno a prenderlo e lo pos con 
gesti attenti sul piano di formica gialla, vicino alla candela. Accese l'unica 
sigaretta che fumava ogni anno, una Camel, bevve un sorso di brandy e cominci a 
leggere.

"PRECIPITANDO DALLA DIMENSIONE Z".
ROBERT KINCAID.

"Ci sono antichi venti che ancora non sono giunto a capire, sebbene abbia 
viaggiato, sembrerebbe all'infinito, sulle increspature dei loro dorsi. Mi muovo 
nella Dimensione Z; il mondo scorre altrove in un'altra piega della realt, a me 
parallela. Come se, con le mani in tasca e leggermente chino in avanti, lo 
vedessi attraverso la vetrina di un grande magazzino.
Nella Dimensione Z ci sono momenti strani. Uscendo da una lunga curva bagnata 
dalla pioggia del Nuovo Messico a ovest di Magdalena, l'autostrada si trasforma 
in un sentiero e quindi in una pista per animali. Ancora una sventagliata del 
tergicristalli, e la pista diventa una foresta dove nulla  mai penetrato. Il 
tergicristalli di nuovo in azione, ed ecco qualcosa di ancora pi antico. 
Ghiaccio infinito, questa volta. Avanzo tra l'erba bassa, coperto di pellicce, 
con i capelli arruffati e una lancia, sottile e duro come il ghiaccio stesso, 
tutto muscoli e implacabile astuzia. Oltre il ghiaccio, ancora pi indietro 
lungo la misura delle cose, profonda acqua salata in cui nuoto, munito di 
branchie e scaglie. Non vedo nient'altro, se non che al di l del plancton  
l'unit zero.
Euclide non ebbe sempre ragione. Presupponeva il parallelismo, nella continuit, 
fino alla fine delle cose; ma anche un'ipotesi non euclidea  possibile, l dove 
le rette convergono, molto pi oltre. Un punto di fuga. L'illusione di 
convergenza.
E tuttavia so che  pi di un'illusione. A volte un incontro  possibile, il 
riverberarsi di una realt in un'altra. Una sorta di soave intreccio. Nessuna 
calibrata intersezione si profilava in un mondo di precisione, nessuna andata e 
ritorno. Solo... ebbene... il respiro. S, questo  il suo suono, e forse la 
sensazione che d al tatto. Respiro.
E lentamente mi muovo attraverso quest'altra realt, e accanto a essa, al di 
sotto e tutt'intorno, sempre con forza, sempre con potere, eppure concedendomi 
tutto. Ed essa, sprigionando il proprio potere, si d a sua volta a me.
Da qualche parte, dentro il respiro, accordi musicali, e poi incomincia la 
bizzarra danza a spirale, con un metro di misurazione tutto suo che tempera 
l'uomo del ghiaccio con la lancia e i capelli arruffati. E lentamente - 
rotolandosi e capitombolando in un adagio, eternamente in un adagio - l'uomo del 
ghiaccio precipita... dalla Dimensione Z... dentro di lei".

Alla fine del giorno del suo sessantasettesimo compleanno, quando la pioggia era 
cessata, Francesca ripose la busta di carta di Manila nell'ultimo cassetto della 
scrivania con alzata avvolgibile. Dopo la morte di Richard, aveva deciso di 
conservarla nella sua cassetta di sicurezza presso la banca, ma ogni anno in 
quel periodo la ritirava per qualche giorno. Il coperchio si richiuse sulle 
macchine fotografiche, e la cassetta in legno di noce venne ricollocata sullo 
scaffale dell'armadio, in camera sua.
Nel primo pomeriggio era andata al Roseman Bridge. Ora usc sulla veranda, e 
dopo aver asciugato la sedia a dondolo con uno strofinaccio, vi si sedette. 
Faceva freddo, ma sarebbe rimasta l fuori per qualche minuto, come faceva 
sempre. Si spinse quindi fino al cancello, dove indugi un istante. Poi in fondo 
al viale. Dopo ventidue anni, lo vedeva ancora scendere dal furgoncino nella 
luce del tardo pomeriggio; vedeva Harry allontanarsi sobbalzando verso la 
provinciale poi fermarsi, e Robert Kincaid in piedi sul predellino, che guardava 
indietro.


UNA LETTERA DI FRANCESCA.


Francesca Johnson mor nel gennaio del 1989. Aveva sessantanove anni. Se fosse 
vissuto, Robert Kincaid ne avrebbe avuti settantasei. Le cause della morte 
furono definite naturali. Si  semplicemente spenta, rifer il medico a 
Michael e a Carolyn. Anche se, in effetti, siamo un po' perplessi. Non  stato 
possibile individuare alcuna causa specifica. Una vicina l'ha trovata accasciata 
sul tavolo di cucina.
In una lettera scritta nel 1982 al suo legale, Francesca aveva chiesto che i 
suoi resti fossero cremati e le ceneri sparse nei pressi del Roseman Bridge. La 
cremazione non era diffusa nella Madison County, considerata com'era una pratica 
vagamente radicale, e il suo desiderio suscit innumerevoli discussioni alla 
stazione di servizio Texaco e presso la rivendita di attrezzi agricoli. Le 
modalit concernenti la dispersione delle ceneri non vennero invece rese note.
Dopo il servizio funebre, Michael e Carolyn si spinsero in auto fino al Roseman 
Bridge, per eseguire la volont di Francesca. Sebbene fosse vicino alla loro 
casa, il ponte non aveva mai rivestito alcun particolare significato per la 
famiglia, e non potevano fare a meno di chiedersi perch la madre, una donna 
dotata di buon senso, avesse fatto quell'enigmatica scelta, invece di chiedere 
di essere sepolta accanto al marito, come voleva la consuetudine.
Espletata l'incombenza, Michael e Carolyn si dedicarono al compito di vagliare 
il contenuto della casa, e dopo che il procuratore legale ne ebbe preso visione, 
ritirarono gli incartamenti conservati nella cassetta di sicurezza.
Si divisero il materiale e cominciarono a esaminarlo. La busta di carta di 
Manila era nella pila di Carolyn, abbastanza sul fondo. Lei rimase piuttosto 
sconcertata quando l'apr e ne estrasse il contenuto. Lesse la lettera che 
Robert Kincaid aveva scritto a Francesca nel 1965, poi quella datata 1978 e 
infine la comunicazione dello studio legale di Seattle. In ultimo scorse i 
ritagli di giornale.
Michael.
Lui percep la sorpresa e la pensosit nella sua voce e alz subito la testa. 
Che cosa c'?
Carolyn aveva gli occhi pieni di lacrime. Parl con voce incerta. La mamma era 
innamorata di un uomo che si chiamava Robert Kincaid. Era un fotografo. Ricordi 
quel numero del "National Geographic" con il servizio sui ponti coperti? Era 
stato lui a fotografare quelli della nostra contea. E rammenti come tutti i 
ragazzi parlavano di un tipo strano che andava in giro carico di macchine 
fotografiche? Era lui.
Michael sedette di fronte alla sorella, la cravatta allentata, il colletto della 
camicia sbottonato. Ripeti tutto da capo, lentamente. Non posso credere di aver 
capito bene.
Dopo aver letto a sua volta le lettere, Michael frug nell'armadio al piano 
terra, poi sal in camera di Francesca. Prima di allora non aveva mai notato la 
cassetta di legno di noce e si affrett ad aprirla. La port di sotto, la pos 
sul tavolo di cucina. Ecco le macchine fotografiche.
Ripiegata a un'estremit della cassetta c'era una busta sigillata su cui 
Francesca aveva scritto Per Carolyn e Michael, e infilati tra gli apparecchi 
c'erano tre diari rilegati in pelle.
Non sono sicuro di potercela fare, sospir Michael. Leggi tu ad alta voce, se 
te la senti.
La sorella apr la busta e lesse forte:

"7 gennaio 1987

Carissimi Carolyn e Michael,
per quanto mi senta in buona salute, credo che sia arrivato per me il momento di 
mettere ordine nei miei affari (come si dice). C' qualcosa, qualcosa di molto 
importante, che dovete sapere. Ecco perch vi scrivo questa lettera. Dopo che 
avrete esaminato il contenuto della cassetta di sicurezza e trovato la busta di 
carta di Manila a me indirizzata con il timbro postale del 1965, sono certa che 
non impiegherete molto a trovare anche questa lettera. Se possibile, leggetela 
seduti al vecchio tavolo di cucina. Fra poco capirete il motivo di questa mia 
richiesta.
E' difficile per me parlare di queste cose con i miei figli, ma devo farlo. C' 
qualcosa che  troppo intenso e troppo bello per lasciare che muoia con me. E se 
volete sapere com'era vostra madre nel bene e nel male,  giusto che veniate a 
conoscenza di quanto sto per dirvi. Tenetevi forte.
Come avrete gi scoperto, il suo nome era Robert Kincaid. Il suo secondo nome 
cominciava per L, ma non ho mai saputo quale fosse. Era un fotografo, e venne 
qui nel 1965 per fotografare i ponti coperti.
Ricordate l'eccitazione in citt, quando il servizio comparve sul 'National 
Geographic'? Forse ricorderete anche che pi o meno a quell'epoca io mi abbonai 
alla rivista. Ora conoscete anche la ragione del mio improvviso interesse per il 
'National'. A proposito, ero con lui (e portavo uno dei suoi zaini con le 
macchine fotografiche) quando scatt la foto del Cedar Bridge.
Cercate di capire: ho amato vostro padre, l'ho amato di un amore tranquillo. Lo 
sapevo allora e lo so adesso. Era buono con me e mi ha dato voi due che amo 
infinitamente. Non dimenticatelo.
Ma Robert Kincaid era diverso, diverso da chiunque abbia conosciuto o di cui 
abbia sentito parlare in tutta la mia vita. E' impossibile riuscire a farvi 
comprendere appieno la sua natura. Tanto per cominciare, voi non siete me. 
Secondo, avreste dovuto stare con lui, guardarlo muoversi, ascoltarlo parlare 
mentre spiegava di far parte di un ramo dell'evoluzione ormai estinto. Forse i 
diari e i ritagli vi saranno di aiuto, ma certo non saranno sufficienti.
Per un certo verso, non era di questa terra. Non saprei esprimermi diversamente. 
Ho sempre pensato a lui come a una creatura simile al leopardo, che cavalcava la 
coda di una cometa. Era cos che si muoveva, e cos era il suo corpo. In lui, 
un'intensit stupefacente si mescolava al calore e alla gentilezza, ed egli 
emanava un indefinito senso di tragedia. Sentiva di stare diventando sempre pi 
obsoleto in un mondo di computer e di robot, governato dall'organizzazione. Si 
considerava l'ultimo cowboy, sono parole sue, e si definiva antiquato.
La prima volta che lo vidi fu quando si ferm nel nostro cortile a chiedermi la 
strada per il Roseman Bridge. Voi tre eravate nell'Illinois, alla fiera. Vi 
assicuro, non ero in cerca di avventure. Quello era il mio ultimo pensiero. Ma 
mi bast guardarlo per pochi secondi per capire che lo volevo, anche se non 
ancora con l'intensit con cui alla fine giunsi a desiderarlo.
Vi prego, non pensate a lui come a una specie di Casanova che vagabondava per la 
campagna in cerca di ragazze ingenue da sedurre. Non era affatto cos. Anzi, era 
un po' timido, e io non sono meno responsabile di lui per quello che accadde. 
Forse lo sono in misura maggiore. Il biglietto che troverete insieme con il suo 
braccialetto  quello che gli lasciai al Roseman Bridge, in modo che lui lo 
trovasse il mattino successivo al nostro primo incontro. Oltre alle fotografie 
che mi ha scattato,  questa l'unica prova che ha mai avuto della mia esistenza, 
del fatto che non ero stata solo un sogno.
So che i figli tendono a pensare ai propri genitori come a individui asessuati, 
e spero che quanto sto per dirvi non sia uno choc per voi, e che non modifichi 
il ricordo che avete di me.
Robert e io trascorremmo molte ore nella nostra vecchia cucina. Parlammo e 
ballammo a lume di candela. E s, facemmo l'amore, l e in camera e sull'erba 
del pascolo, e pi o meno in qualunque altro posto a cui possiate pensare. Era 
un amore incredibile, intensissimo, trascendente, e si protrasse per giorni, 
quasi ininterrottamente. Pensando a lui, una delle parole che ho usato pi di 
frequente  potente. Perch cos era giunto a essere quando ci incontrammo.
La sua intensit era acuta come una freccia. Io ero del tutto inerme quando 
faceva l'amore con me. Non debole, no. Soltanto... sopraffatta dalla sua potenza 
emotiva e fisica. Una volta glielo dissi e lui rispose semplicemente: Io sono 
l'autostrada e un pellegrino e tutte le vele che hanno mai solcato il mare.
Pi tardi controllai sul dizionario. Di solito, il termine pellegrino evoca 
l'immagine di falco. Ma esistono altri significati e certo lui li conosceva. 
Uno di questi  straniero, forestiero. Un altro chi vagabonda o compie un 
pellegrinaggio. Deriva dal latino peregrinus, che significa straniero. Lui era 
tutte queste cose... uno straniero nel senso pi ampio del termine; un errante 
e, ora che ci penso, era anche simile a un falco.
Figlioli, sforzatevi di capire che sto cercando di esprimere ci che non pu 
essere formulato in parole.
Vorrei soltanto che un giorno anche voi provaste quello che io ho provato... 
anche se comincio a dubitare che sia possibile. Sebbene forse possa apparire un 
po' antiquato dire certe cose nella nostra epoca illuminata, non credo che sia 
possibile trovare in un uomo il particolare potere di cui Robert Kincaid era 
dotato. Questo ti mette fuori gioco, Michael. Quanto a Carolyn, temo che la 
brutta notizia sia che come lui ce n'era uno e uno soltanto.
Se non fosse stato per vostro padre e per voi due, lo avrei seguito ovunque, 
senza esitazioni. Mi chiese di farlo, mi supplic di seguirlo. Ma io non volli, 
e lui era una persona troppo sensibile e attenta per interferire nelle nostre 
vite.
Ma ecco l'aspetto paradossale: se non fosse stato per Robert Kincaid, non credo 
che sarei rimasta alla fattoria per tutti questi anni. In quattro giorni, mi 
regal una vita intera, un universo, e ricompose i frammenti del mio essere in 
un tutto. Non ho mai smesso di pensare a lui, neppure per un istante. Anche se 
non lo ricordavo consciamente, lo sentivo vicino a me; c'era sempre.
Ma tutto questo non ha mai sminuito l'affetto che provavo per voi e per vostro 
padre. Pensando solo a me stessa, non sono sicura di aver preso la decisione 
giusta. Ma se prendo in considerazione la famiglia, allora ne ho la certezza.
Devo tuttavia essere sincera e dirvi che fin dall'inizio Robert comprese meglio 
di me la realt che insieme avevamo creato. Da parte mia, credo di averla 
compresa appieno solo gradatamente, con il passare degli anni. Perch se 
l'avessi capita allora, quando lui mi stava davanti e mi chiedeva di seguirlo, 
probabilmente lo avrei fatto.
Robert era dell'avviso che il mondo fosse divenuto troppo razionale, che avesse 
cessato di confidare nella magia, come invece sarebbe giusto. Mi sono chiesta 
spesso se anche la mia scelta non fu troppo razionale.
Sono certa che le mie disposizioni riguardo alla sepoltura vi saranno apparse 
incomprensibili, e che le avrete forse attribuite alla mente confusa di una 
vecchia. Ma dopo aver letto la lettera che l'avvocato di Seattle mi scrisse nel 
1982, forse tutto vi sar pi chiaro. Alla famiglia ho dato la mia vita, Robert 
Kincaid avr ci che resta di me.
Credo che Richard intuisse che in me c'era qualcosa a cui non poteva arrivare, e 
a volte mi chiedo se non abbia trovato la busta, all'epoca in cui la conservavo 
a casa, nel cassettone. Poco prima di morire, mentre sedevo al suo capezzale 
all'ospedale di Des Moines, mi disse: Francesca, so che anche tu hai avuto i 
tuoi sogni. Mi dispiace di non essere stato io a esaudirli. E' stato il momento 
pi toccante della nostra vita in comune.
Non voglio che vi sentiate in colpa o proviate piet per me. Non  questo 
l'intento della mia lettera. Voglio soltanto che sappiate quanto ho amato Robert 
Kincaid. Giorno dopo giorno, per tutti questi anni, ho vissuto nella 
consapevolezza di questo amore. Come ha fatto lui.
Pur non essendoci mai pi parlati, siamo rimasti uniti per quanto  possibile 
esserlo a due esseri umani. Non conosco le parole per spiegarvi in modo adeguato 
questo legame. Lui ci riusc meglio quando disse che avevamo smesso di essere 
due persone distinte per diventarne una terza, creata dal nostro amore. Nessuno 
dei due esisteva al di fuori di questa entit. Ed essa era stata lasciata libera 
di vagabondare dove volesse.
Carolyn, ricordi quel terribile litigio che avemmo a proposito del mio vestito 
rosa chiaro? Tu l'avevi notato e lo volevi. Dicesti che non ricordavi di 
avermelo mai visto addosso, perch allora non poteva essere adattato per te? 
Quello era il vestito che portavo la sera in cui Robert e io facemmo l'amore per 
la prima volta. In tutta la mia vita non ero mai stata cos bella. L'abito era 
il piccolo, sciocco ricordo rimastomi di quella sera. Ecco perch non lo 
indossai mai pi e perch mi rifiutai di dartelo.
Dopo la partenza di Robert, nel 1965, mi resi conto che di lui sapevo molto 
poco. Mi riferisco alla sua storia e alla sua famiglia. Anche se sono convinta 
di aver appreso su di lui tutto il resto, tutto quello che contava davvero, in 
quei brevi giorni insieme. Era figlio unico, i suoi genitori erano morti, ed era 
nato in una cittadina dell'Ohio.
Non so neppure se sia stato all'universit o al liceo, ma aveva un'intelligenza 
pronta, primitiva, immediata, quasi mistica. Ah, s, era stato fotografo di 
guerra con i marines nel Pacifico meridionale, durante la seconda guerra 
mondiale.
Era stato sposato, ma aveva divorziato molto tempo prima di conoscermi. Non 
aveva figli. Sua moglie era una musicista, una cantante folk, mi disse, e le 
lunghe assenze di Robert si erano rivelate fatali per il loro matrimonio. Lui si 
attribuiva la responsabilit del loro fallimento.
Per quanto ne so, Robert non aveva altri congiunti. Vi chiedo di accoglierlo 
nella nostra famiglia, anche se so che in un primo tempo vi risulter arduo. Io 
almeno ho avuto una famiglia, una vita da dividere con altri. Robert era solo. 
Non era giusto e me ne rendevo conto.
Preferirei, almeno credo, per rispetto verso la memoria di Richard e perch alla 
gente piace parlare, che tutto questo rimanesse tra noi. Ma lascio a voi 
decidere.
In ogni caso,  certo che non mi vergogno affatto di quello che Robert Kincaid e 
io abbiamo condiviso. Al contrario. L'ho amato disperatamente per tutti questi 
anni, anche se, per ragioni mie, solo una volta ho cercato di mettermi in 
contatto con lui. E' stato dopo la morte di vostro padre. Il mio tentativo fall 
e, poich avevo paura che gli fosse accaduto qualcosa, non lo ripetei. Il fatto 
 che non avevo il coraggio di affrontare la realt. Potete quindi immaginare 
come mi sentii quando, nel 1982, arriv il pacchetto accompagnato dalla lettera 
dell'avvocato.
Come ho detto, spero che capirete e non penserete male di me. Se mi amate, 
allora dovete amare anche ci che ho fatto.
Robert Kincaid mi ha insegnato che cosa significhi essere donna, in un modo che 
poche donne, forse nessuna, hanno mai sperimentato. Era gentile e infinitamente 
caro, e senza alcun dubbio merita il vostro rispetto e forse anche il vostro 
amore. Spero che glieli concederete entrambi. A modo suo, attraverso di me,  
stato buono con voi.
Siate felici, bambini miei.
La mamma"

C'era silenzio nella vecchia cucina. Michael tir un profondo respiro e gir la 
testa verso la finestra. Carolyn si guardava intorno, guardava il lavello, il 
pavimento, il tavolo.
Quando parl, la sua voce era poco pi di un bisbiglio: Oh, Michael, Michael, 
tutti quegli anni a desiderarsi cos disperatamente. Ha rinunciato a lui per il 
bene nostro e di pap. E Robert Kincaid si  tenuto lontano perch rispettava i 
suoi sentimenti per noi. Quasi non riesco a sopportarlo. Abbiamo un 
atteggiamento tanto noncurante nei confronti dei nostri matrimoni, ed eravamo 
parte della ragione per cui un'incredibile storia d'amore  finita com' finita.
Hanno avuto quattro giorni, quattro giorni soltanto. In una vita intera. Fu 
quando noi andammo a quella ridicola fiera nell'Illinois. Guarda la foto della 
mamma. Non l'ho mai vista cos. E' bellissima, e non grazie alla foto. Era lui a 
renderla cos. Guardala; libera e selvaggia. Con i capelli al vento, il viso 
pieno di vita. E' magnifica.
Ges, fu tutto quello che Michael riusc a dire, asciugandosi la fronte con lo 
strofinaccio e tamponandosi gli occhi quando Carolyn non lo guardava.
Lei parl di nuovo. A quanto pare in tutti questi anni lui non ha mai tentato 
di contattarla. E dev'essere morto in solitudine; ecco perch le ha spedito le 
macchine fotografiche.
Ricordo la lite a proposito del vestito rosa. And avanti per giorni. Io 
piangevo e insistevo per sapere perch non voleva darmelo. Poi smisi di 
rivolgerle la parola. Ma tutto quello che lei disse fu: 'No, Carolyn, quello 
no'.
Michael pensava al vecchio tavolo a cui erano seduti. Ora capiva perch 
Francesca gli aveva chiesto di riportarlo in cucina, dopo la morte del marito.
Carolyn apr la piccola busta imbottita. Ecco il braccialetto, e la catena 
d'argento con la medaglietta. Ecco il biglietto di cui la mamma parla nella sua 
lettera, quello che aveva lasciato al Roseman Bridge. E' visibile nella foto del 
ponte che lui le sped. Michael, che cosa dobbiamo fare? Pensaci; io torno fra 
un momento.
Corse di sopra, per ricomparire quasi subito con l'abito rosa accuratamente 
avvolto nella plastica. Lo tir fuori, sollevandolo perch il fratello lo 
vedesse.
Immaginatela con questo addosso mentre balla con lui, qui in cucina. Pensa a 
tutto il tempo che abbiamo passato in questa stanza e alle immagini che certo le 
sfilavano davanti agli occhi mentre cucinava e sedeva qui con noi, parlando dei 
nostri problemi, del college da scegliere, della difficolt di far funzionare un 
matrimonio. Dio, paragonati a lei siamo talmente sciocchi e infantili.
Con un cenno d'assenso, Michael si accost ai mobiletti montati sopra il 
lavello. Credi che la mamma tenesse qualcosa di forte da bere? Dio sa se ne ho 
bisogno. E per rispondere alla tua domanda, non ho idea di che cosa dobbiamo 
fare.
Rovistando negli armadietti, scov una bottiglia di brandy semivuota. Ce n' 
abbastanza per due, Carolyn. Ne vuoi un goccio?
S.
Michael prese gli unici due bicchieri da brandy e li pos sul ripiano di formica 
gialla. Vi vuot l'ultima bottiglia di Francesca, mentre Carolyn attaccava a 
leggere il primo volume del diario. Robert Kincaid arriv il sedici agosto del 
1965, un luned. Stava cercando il Roseman Bridge. Era tardo pomeriggio, faceva 
caldo e lui era al volante di un pickup che chiamava Harry...


POSCRITTO:
IL CAPRIMULGO DI TACOMA.


Mentre scrivevo la storia di Robert Kincaid e Francesca Johnson, mi scoprii 
sempre pi affascinato dal fotografo di cui si sapeva cos poco. Poche settimane 
prima che il libro venisse dato alle stampe, volai a Seattle in cerca di 
ulteriori informazioni sul suo conto.
Dato che amava la musica ed era lui stesso un artista, pensavo che qualche 
rappresentante della comunit artistica e musicale di Puget Sound potesse averlo 
conosciuto. Trovai aiuto nel direttore artistico del "Seattle Times". Sebbene 
non avesse conosciuto personalmente Kincaid, mi consent l'accesso alle relative 
rubriche del giornale nell'arco di tempo compreso tra il 1975 e il 1982, ossia 
il periodo a cui ero particolarmente interessato.
Esaminando i numeri del 1980, mi imbattei nella foto di un musicista jazz di 
colore, il sassofonista John Caprimulgo Cummings. La foto portava la firma di 
Robert Kincaid. Il locale sindacato musicisti mi forn il recapito di Cummings, 
informandomi che si era ritirato dalle scene gi da qualche anno. L'indirizzo 
era quello di una strada secondaria nei pressi di un quartiere industriale di 
Tacoma, non lontano dall'autostrada che scende da Seattle.
Dovetti tornare all'appartamento di Cummings parecchie volte prima di trovarlo a 
casa. In un primo tempo l'ex sassofonista si mostr diffidente, ma quando lo 
ebbi convinto del mio genuino e benevolo interesse nei confronti di Kincaid, 
divenne molto pi cordiale e aperto. Quella che segue  la trascrizione, solo 
leggermente ritoccata, della mia intervista a Cummings, che all'epoca del nostro 
incontro aveva settant'anni. Io non feci altro che accendere il registratore e 
ascoltarlo parlare di Robert Kincaid.
...
.
...
INTERVISTA CON CAPRIMULGO CUMMINGS.
...
.
...
Ero stato ingaggiato da "Shorty", a Seattle, dove abitavo a quel tempo, e mi 
serviva una foto in bianco e nero per farmi pubblicit. Il bassista mi disse che 
su una delle isole viveva un fotografo che ci sapeva fare. Dato che non aveva il 
telefono, gli mandai una cartolina.
Arriv. Un tipo strano, abbastanza anziano, in jeans, stivali e bretelle 
arancioni. Tira fuori certe macchine fotografiche cos conciate che si faceva 
fatica a credere che funzionassero, e io penso: Uh-oh. Mi fa mettere contro una 
parete dipinta di chiaro con il mio sax e mi dice di suonare. Suono. Per i primi 
tre minuti lui se ne sta l a fissarmi, e intendo fissarmi sul serio; aveva gli 
occhi azzurri pi freddi che abbia mai visto.
Dopo un po', comincia a scattare. Poi mi chiede se conosco "Autumn Leaves". Gli 
dico di s e attacco il pezzo. Suono per dieci minuti buoni, mentre lui si d un 
gran da fare, scattando una foto dopo l'altra. Alla fine dice: Okay, ho finito. 
Gliele porto domani.
Il giorno dopo, quando arriva con le foto, io resto secco. Mi sono fatto fare un 
sacco di fotografie nella vita, ma quelle erano di gran lunga le migliori. Mi 
chiese cinquanta dollari, una miseria, mi sembr. Lui mi ringrazi e prima di 
andarsene mi chiese dove mi esibivo. Da "Shorty", risposi io.
Qualche sera dopo, guardo tra il pubblico e lo vedo seduto a un tavolo d'angolo, 
che ascolta tutto intento. Be', da quel giorno cominci a venire una volta alla 
settimana, sempre il marted, e beveva sempre birra; senza mai esagerare, per.
A volte, durante una pausa, andavo a scambiare quattro chiacchiere con lui. Era 
un tipo tranquillo, non parlava molto, ma era gradevole, educato, e tutte le 
volte mi chiedeva di suonargli "Autumn Leaves".
Con il tempo arrivammo a conoscerci un po' meglio. A me piaceva scendere al 
porto per guardare il mare e le navi, e salt fuori che piaceva anche a lui. 
Cos prendemmo a passare interi pomeriggi seduti su una panchina, a parlare. 
Solo un paio di vecchietti che se la prendono comoda, perch cominciano a 
sentirsi un po' inutili, un po' sorpassati.
Portava sempre il suo cane con s. Un bel cane. Si chiamava Highway.
Capiva la magia. Anche i musicisti jazz la capiscono. Probabilmente  per questo 
che andavamo d'accordo. Suoni un brano che in passato hai gi suonato mille 
volte, e di colpo un sacco di idee nuove sgorgano dal tuo strumento, senza che 
tu te ne renda neppure conto. Lui diceva che era cos anche per la fotografia, e 
per la vita in generale. Un giorno aggiunse: E quando si fa l'amore con la 
donna che si ama.
Stava lavorando a qualcosa in cui cercava di trasformare la musica in immagini. 
Mi disse: John, hai presente quel riff che suoni quasi sempre nella quarta 
battuta di "Sophisticated Lady"? Be', credo di essere riuscito a riportarlo su 
pellicola, l'altra mattina. La luce sull'acqua era quella giusta e c'era un 
airone azzurro che continuava a volteggiare nel mirino. Vedevo il tuo riff 
mentre lo ascoltavo e premevo il pulsante di scatto.
Dedicava tutto il suo tempo a questa faccenda della musica tradotta in immagini. 
Ne era ossessionato. Non so come facesse a mantenersi.
Non parlava mai molto di se stesso. Sapevo che aveva viaggiato parecchio per 
lavoro, ma questo fu tutto fino al giorno in cui gli chiesi che cosa fosse la 
medaglietta che portava al collo. Guardandola da vicino, avevo notato che vi era 
inciso il nome Francesca. Cos gli domanda: Significa qualcosa di speciale?
Lui per un po' non rispose; fissava l'acqua in silenzio. Poi disse: Quanto tempo hai?
Be', era luned, la mia serata libera; gli assicurai che ne avevo in abbondanza.
Cominci a parlare. Era come se qualcuno avesse improvvisamente aperto un 
rubinetto. Parl per tutto il pomeriggio e per buona parte della notte. Ebbi 
l'impressione che si fosse tenuto tutto dentro per un'infinit di tempo.
Non pronunci mai il cognome della donna, e neppure il luogo in cui tutto era 
successo. Ma, ragazzi, quel Robert Kincaid diventava poeta quando parlava di 
lei. Doveva essere stata qualcosa di realmente speciale, una signora fuori del 
comune. Cominci citando un racconto che aveva scritto per lei... qualcosa a 
proposito della Dimensione Z, ricordo. Rammento di aver pensato che assomigliava 
a una di quelle improvvisazioni di Ornette Coleman.
E, ragazzi, mentre parlava, piangeva. Grosse lacrime, di quelle che solo un 
vecchio pu versare, di quelle che per metterle in musica ci vuole un sassofono. 
Fu allora che capii perch mi chiedeva sempre di suonare "Autumn Leaves". E 
incominciai a volergli bene. Chiunque sia capace di provare certe cose per una 
donna merita di essere amato.
Cos cominciai a pensarci... al potere di questa cosa che lui e la donna 
condividevano. A quelli che lui chiamava gli antichi istinti. E mi dissi: 
Devo riuscire a mettere in musica questo potere, questa storia d'amore, devo 
far uscire questi antichi istinti dal mio sax. C'era qualcosa di maledettamente 
lirico in quello che mi aveva raccontato.
Fu cos che scrissi il brano... ci impiegai tre mesi. Volevo che fosse semplice, 
elegante. E' facile realizzare le cose complicate. Ma la semplicit  difficile 
da raggiungere. Ci lavorai ogni giorno finch non sentii di essere sulla strada 
giusta. Ci detti dentro ancora per un po' e buttai gi una partitura per 
pianoforte e basso. E una sera lo suonai.
Lui era tra il pubblico; marted sera, come al solito. Era una serata fiacca, 
non pi di venti persone in tutto, e nessuno che facesse particolare attenzione all'orchestra.
Se ne stava seduto l, tranquillo come sempre, ad ascoltare, e a un certo punto 
io presi il microfono e dissi: Ora vi suoner un pezzo che ho scritto per un 
mio amico. Si intitola "Francesca".
Mentre parlavo lo tenevo d'occhio. Fissava la bottiglia di birra, ma quando 
dissi "Francesca", alz lentamente lo sguardo, si ravvi i lunghi capelli grigi 
con entrambe le mani, accese una Camel e mi punt addosso quei suoi occhi azzurri.
Non ho mai pi suonato come quella sera, quando feci piangere il mio sax per 
tutti gli anni e i chilometri che dividevano quei due. Nella prima aria c'era un 
breve motivo melodico che in qualche modo scandiva il nome di lei... 
"Fran...ce...sca".
Quando finii, per un istante lui rimase seduto, le spalle ben dritte, poi 
sorrise annuendo, pag il conto e se ne and. Da quella sera, quando c'era lui 
suonai sempre quella canzone. Per ringraziarmi, fece incorniciare una fotografia 
che raffigurava un vecchio ponte coperto e me la regal. E' appesa l, sulla 
parete. Non mi rivel mai dove l'avesse scattata, ma sotto la sua firma c' 
scritto Roseman Bridge.
Un marted sera, sette o forse otto anni fa, non venne. E neppure la settimana 
successiva. Penso, magari  ammalato o qualcosa del genere. Preoccupato, vado al 
porto, comincio a chiedere in giro. Nessuno ne sa nulla. Alla fine raggiungo in 
barca l'isola su cui viveva. Stava in un vecchio chalet, una baracca, in 
effetti, vicino alla riva.
Mentre mi guardo intorno, arriva un vicino e mi chiede che cosa sto facendo l. 
Glielo spiego e quello mi dice che il fotografo  morto dieci giorni prima. 
Ragazzi, se mi fece male. Fa male ancora adesso. Quel tipo mi piaceva un sacco. 
C'era qualcosa in lui, qualcosa. Avevo la sensazione che sapesse cose di cui il 
resto di noi non sa niente.
Chiedo al vicino notizie del cane. Non ne sa nulla. Dice che non conosceva 
neppure Kincaid. Allora chiamo il canile municipale, e s, mi dicono, il vecchio 
Highway  da loro. Vado a prenderlo e lo affido a mio nipote. L'ultima volta che 
l'ho visto, lui e il ragazzino erano proprio innamorati. Mi ha fatto un gran piacere.
Questo  tutto, direi. Non molto tempo dopo aver saputo della morte di Kincaid, 
il braccio sinistro cominci a darmi delle noie, si intorpidiva ogni volta che 
suonavo per pi di venti minuti di fila. Un problema di vertebre, pare. Cos mi sono ritirato.
Ma, ragazzi, sono ossessionato dalla storia che mi raccont, la storia sua e 
della donna. E' per questo che ogni marted sera tiro fuori il mio sax e suono 
il pezzo che ho composto per lui. Lo suono qui, tutto solo.
E mentre suono, guardo la fotografia che lui mi regal. C' qualcosa in quella 
foto, non so che cosa sia, ma quando suono la sua canzone non riesco a smettere di guardarla.
Me ne sto l, verso il crepuscolo, e faccio piangere il mio sax e suono per un 
uomo che si chiamava Robert Kincaid e una donna a cui lui dava il nome di Francesca.
...
.
...
FINE.